Sono studenti universitari ed ex rugbisti e hanno unito le forze, investendo nel calcio in Terza Categoria. Intervista a due fondatori
MESSINA – Succede improvvisamente che degli studenti universitari ed ex rugbisti di Messina uniscano le forze e decidano di investire nel calcio, proprio quando lo sport più popolare in Italia vive il suo periodo di più profonda crisi.
Dall’idea di Simone Pandolfino, Francesco Germanò, Francesco Romeo, Emanuele Fasanella Masci e Rocco La Fauci, nasce così un’associazione dilettantistica dal bizzarro nome di “Astro Pappottello”, che parte dalla nona e ultima serie del campionato, la Terza Categoria: una scelta apparentemente azzardata per un gruppo così giovane, considerando le numerose difficoltà economiche e burocratiche che ostacolano l’ascesa delle società fresche di fondazione, soprattutto nel Meridione.
Eppure, a motivare i soci è la voglia di riportare il calcio a quei valori che rischiano di perdersi, quali l’inclusione, il rispetto reciproco e l’attaccamento al territorio.
Grazie anche all’ausilio dei social network, il gruppo è riuscito a selezionare la rosa, a diffondere la propria etica e, di conseguenza, a ottenere risultati di gran lunga superiori alle aspettative iniziali. Infatti, nell’arco della stagione 2025-2026, più di mille tifosi hanno abbracciato la causa, un numero enorme per una società al debutto assoluto.
Inoltre, ciò ha attirato l’interesse di diversi sponsor, che hanno contribuito alla realizzazione di varie iniziative, come il “terzo tempo” al termine delle partite casalinghe, tipico del rugby, ed eventi di beneficenza. Un esempio è dato dal “Play for Joy” del 20 dicembre, con Alessandro Parisi, Silvia Bosurgi e Giuliana Campanella come ospiti d’eccezione.
E ora l’Astro Pappottello si gioca persino l’accesso alla Seconda Categoria attraverso i playoff, a prescindere dal risultato contro l’Olivarella nell’ultima sfida della stagione regolare, che si terrà sabato 11 aprile alle 20:30 sul campo del “Sorbello Stadium”.
Di seguito l’intervista a due dei fondatori della società, Simone Pandolfino e Francesco Germanò, che ricoprono rispettivamente i ruoli di presidente e direttore generale.
— «La nascita della vostra società ha una storia particolare. Siete un gruppo giovane di studenti universitari e già avete deciso di investire nell’ambito calcistico. Presentatevi e raccontateci come vi è venuta quest’idea.»
D.G. Germanò — «Ci piace sottolineare che siamo una realtà giovane e per i giovani, che decide ogni giorno di investire in Messina e di credere nello sport messinese, ma di volerlo intraprendere con una concezione diversa rispetto allo sport fatto fino ad oggi.»
Pres. Pandolfino — «La nostra è una collaborazione tra due gruppi sportivi. I nostri ideali provengono da sport diversi, infatti io e Francesco siamo due ex rugbisti. Nasciamo con il gruppo “Astropanda”, che si occupava di beach rugby, per poi unirci ad altri due soci, Lele e Rocco, creatori dei “Pappottello Boys”, una squadra amatoriale di calcio a 7 del torneo universitario “Uni Football League”. L’unione di intenti di questi due gruppi ha creato l’A.S.D. Astro Pappottello, un’idea di sport legata non tanto al raggiungimento di obiettivi meramente sportivi o economici, quanto ai valori che per noi sono imprescindibili.»
— «Per chi parte dal basso è sempre difficile emergere, soprattutto se nella stessa città coabitano realtà storiche, come l’Acr Messina o la Messana. Voi vi siete iscritti al campionato di Terza Categoria in questa stagione e avete già più di mille tifosi, anche grazie alla vostra attività sui social. Oggi avete la possibilità di avanzare alla serie successiva tramite i playoff e tutto questo non è scontato, poiché tutte le società debuttanti devono fare fronte a numerose sfide dentro e fuori dal campo. Vi aspettavate di farvi notare così rapidamente?»
D.G. — «Se un anno fa ci avessero detto che saremmo riusciti a raggiungere questi risultati, probabilmente nessuno di noi ci avrebbe creduto a pieno. La verità è un’altra, ovvero che gli obiettivi si evolvono con il passare del tempo. È vero che ci troviamo in una città dove il calcio è parecchio sentito e probabilmente le categorie attuali delle varie società non testimoniano in modo veritiero la storia calcistica messinese, ma quello che per noi inizialmente sembrava un’opera titanica e idilliaca oggi è la realtà. Ad ogni modo, la realtà è frutto di tanto lavoro, tanta pianificazione, tanto tempo e sacrificio, anche se “sacrificio” forse non è la parola adatta, perché per noi è tutto un piacere costruire tutto questo giorno dopo giorno. I social oggi sono un mezzo imprescindibile per promuovere qualsiasi attività commerciale, ludica o sportiva, infatti il nostro progetto va avanti soprattutto grazie ai contributi che i nostri sponsor ci forniscono. Nello stesso tempo, questo offre un ritorno concreto di visibilità alle società che credono nell’A.S.D. Astro Pappottello.»
Pres. — «Vogliamo dare una chiave diversa rispetto alla metodologia classica del mondo sportivo, quindi abbiamo creato un format che ci permettesse di differenziarci da tutti gli altri, altrimenti saremmo stati una macchia tra le tante. Così possiamo dare un valore aggiunto alle persone che ci seguono e decidono di darci una mano, ringraziandole per ciò che fanno.»
D.G. — «Abbiamo deciso di intraprendere questo progetto nel periodo storico forse più complesso per il calcio messinese e non ci riferiamo solo all’Acr Messina, ma anche alle problematiche che riguardano l’impiantistica offerta dalla nostra città. Ad oggi, per esempio, diverse società emigrano in provincia o al di fuori per poter andare anche solo ad allenarsi o a giocare le proprie partite. I sacrifici e gli sforzi quotidiani di noi messinesi vanno incontro a questi ostacoli. Il Messina stesso, senza il campo “Bonanno” dell’Annunziata, ha perso un altro fondamentale impianto sportivo. La città e le varie società sportive ne risentono tutte.»
— «Non sempre i tifosi hanno ben chiaro cosa accade nella vita di una società calcistica. Per coinvolgerli maggiormente, mostrate non solo le azioni salienti delle vostre partite, ma anche altri contenuti, tra cui alcuni spezzoni degli allenamenti. Quanto è partecipe il pubblico nella vostra attività e in che modo?»
Pres. — «Abbiamo abituato bene i nostri tifosi, nel senso che il nostro progetto è iniziato anche come una “dimostrazione” per loro. Volevamo essere da traino per le generazioni successive che vorranno intraprendere un percorso come il nostro. Infatti, i nostri primi video raccontano passo per passo come sia possibile aprire un’associazione sportiva e provare a fare le cose in grande come ci stiamo provando noi. Di sicuro il riscontro del nostro pubblico è importante, per questo noi li inseriamo in un contesto che non si limita alla sola partitella o agli highlights, è come se fossero in campo con noi. Il nostro è un bacino di pubblico importantissimo per la categoria in cui siamo e questo è possibile grazie al coinvolgimento che riusciamo a ottenere sia tramite i social, sia tramite le iniziative a bordocampo durante le partite.»
— «Dunque il vostro modus operandi è paragonabile a quello di ZW Jackson (vero nome Antonio Pellegrino), anche lui imprenditore messinese attivo nel calcio. Dal vostro punto di vista, cosa avete in comune e in cosa vi distinguete?»
D.G. — «A me hanno sempre insegnato che non bisogna mai reinventare la ruota. Il progetto di ZW Jackson è ammirevole e va elogiato, dal nostro punto di vista può essere soltanto un’ispirazione. È innegabile che quando abbiamo deciso di intraprendere la nostra attività abbiamo preso spunto da lui, sarebbe come negare l’evidenza, ma allo stesso tempo dobbiamo tenere conto della differenza di fanbase, mezzi, disponibilità economiche, come anche della posizione geografica. Il suo progetto ha sede a Milano, che ha un tessuto economico nettamente diverso da quello messinese e siciliano. Noi invece vogliamo portare avanti gli ideali del nostro territorio, siamo fieramente messinesi e lo si vede anche dal design delle nostre maglie: sulla maglia “home” è presente la Trinacria all’altezza del petto; sulla maglia “away”, quella arancione per le trasferte, si trovano invece le maioliche, un simbolo distintivo siciliano. Proviamo a prendere spunto ovunque, come del resto fanno un po’ tutti, ma mai per copiare.»
Pres. — «La nostra prerogativa è individuare quali sono le caratteristiche che portano al successo di un’attività e farle nostre. Secondo me c’è un’altra cosa ancora che ci differenzia ed è l’impatto che esercitiamo non solo dal punto di vista mediatico. Uno dei risultati più grandi che abbiamo ottenuto, favoreggiato dagli sponsor e talvolta dai ragazzi stessi, è l’introduzione del “terzo tempo” al termine delle partite casalinghe. Si porta qualcosa da mangiare insieme all’avversaria indipendentemente dal risultato, il che deriva dalla nostra esperienza precedente in qualità di rugbisti. Successivamente, nel girone di ritorno, ogni volta che abbiamo giocato in trasferta tutte le avversarie ci hanno accolto con il sorriso e con una portata tra le mani. Questo per me è un grandissimo risultato. Sicuramente in quello che facciamo c’è un’ispirazione dovuta, ma l’idea che abbiamo è realizzare qualcosa che possa innanzitutto cambiare il territorio del Messinese, per poi inserire all’interno dell’ambito calcistico delle buone abitudini maggiormente presenti negli altri sport, che secondo noi fanno tanto. Per quanto tutti noi vogliamo vincere, questo è uno sport in cui tutti i ragazzi si devono divertire realmente, soprattutto in queste categorie.»
— «Quello che tutti noi abbiamo sempre definito “il calcio che conta” sta vivendo un periodo di crisi, come testimoniato dalla terza mancata qualificazione dell’Italia ai mondiali. Forse è un concetto che bisognerebbe rivedere. Rispetto alle competizioni più prestigiose, è pur vero che nelle serie minori non circola la stessa quantità di denaro e il livello tecnico appare diverso, ma l’impegno di giocatori e addetti ai lavori non deve passare inosservato. A questo punto, dinanzi ai problemi che affliggono il campionato italiano, incuriosisce sapere quali proposte emergono dai gruppi che come voi partono dal basso.»
D.G. — «È un tema complesso per noi neofiti. Sicuramente siamo parecchio grati alla disponibilità della delegazione provinciale di Messina e il suo presidente (Santi Saraò) per averci aiutato ad iniziare il nostro percorso. Ad ogni modo, riteniamo che questa crisi si veda anche dal fatto che le società neofite incontrino difficoltà economiche. Il numero ridotto di impianti disponibili ci limita tutti negli orari, nei costi e nel modo di stanziare il budget. La nostra società, ad esempio, impiega più del 50% per i propri campi, che siano da gioco o da allenamento. Il Comitato nazionale dovrebbe supportare di più le società. Prendiamo ad esempio il Castanea: ha vinto meritatamente il nostro girone di Terza Categoria e per questo gli facciamo i complimenti; eppure, né il Castanea, né qualsiasi altra squadra che vinca un campionato delle serie più basse ottiene un premio economico, il che non compensa i sacrifici e gli sforzi impiegati. Conosciamo tante società e persone che investono soldi di tasca propria soltanto per poter far giocare i ragazzi. Siamo dilettanti, se non addirittura amatori, ma si sente troppo l’assenza della Federazione, del Comitato regionale e di quello nazionale.»
Pres. — «Tutti i ragazzi che praticano sport lo fanno per il piacere di divertirsi e anche per la competizione, anzi, non è vero che a questi livelli non c’è competizione. Abbiamo dei giocatori che a tutti gli effetti sono dei professionisti, sia in partita, sia nell’allenamento, sia nella puntualità. Una piccola mano in più potrebbe invogliarli maggiormente a migliorarsi e dunque mettere loro in condizione di poter emergere. Certamente non basterà questo a risolvere tutti i problemi, ma sarebbe un’ottima base di partenza.»
— «Nonostante le difficoltà legate agli impianti, un altro traguardo che avete ottenuto al vostro debutto è la concessione del “Sorbello Stadium”, dunque condividete il manto casalingo con la Messana. A primo impatto sembra una mossa audace, invece state dimostrando che una formazione di Terza Categoria può avere la stessa affluenza di una squadra di Eccellenza. Quanto è importante per voi giocare a Bisconte?»
D.G. — «Giocare a Bisconte per noi è molto importante, perché ci teniamo che i ragazzi possano disputare le partite nell’impianto più bello che la nostra città offre. È motivo d’orgoglio poter dire che noi e la Messana di mister Cosimini giochiamo nello stesso stadio, ma ciò nonostante mi duole ammettere che è stata una scelta forzata. Per disputare la Terza Categoria senza dover trasferirsi in provincia, la nostra città mette a disposizione pochissimi impianti: mi vengono in mente solo il “Sorbello Stadium”, il “Terra Bianca” di Castanea e il “Mandalari” di Giostra. Tre campi per un Comune di 200.000 abitanti. È vero che, per fortuna, una squadra di Terza Categoria può giocare su terreni che fino a pochi anni fa hanno ospitato anche gli incontri di Serie D, ma il fatto che in una città così grande siano omologati solo tre campi deve fare riflettere.»
Pres. — «Ad ogni nostra partita casalinga mi metto a scherzare con Enzo, il signore del bar, perché lui dice sempre di aspettarci felicemente il sabato sera, così i tifosi gli consumano tutta la birra! Siamo orgogliosi di avere un pubblico così vasto che ci sostiene. Ricordo che quando abbiamo giocato la nostra prima partita in casa avevamo fatto un video in cui sembrava ci fosse una vera e propria curva di ultras. A un certo punto io e Francesco abbiamo deciso di metterci sugli spalti per liberare i giocatori dalla nostra pressione. È stata un’emozione unica e non ce l’aspettavamo, considerando che la società era appena nata.»
— «Chiaramente il vostro futuro dipenderà dall’esito di questa stagione. State già pianificando quella successiva? Novità in arrivo?»
D.G. — «Intanto abbiamo la testa al presente. Senza alcun dubbio gli occhi sono già verso il futuro e stiamo programmando la prossima stagione. Le idee sono tante e vogliamo emergere non solo nel panorama calcistico, ma anche socialmente. Non è un vanto personale, noi vogliamo essere orgogliosi che tutti possano migliorare la città. Sorprese? Forse qualcosa ci sarà, ma adesso finiamo questa stagione.»
Pres. — «Per ora non riveliamo nulla, ma lo faremo passo dopo passo e ci portiamo avanti».
Riccardo Giacoppo
