Sono la Panna del gruppo Via Lattea e la Diap di Cuzzocrea. Il segretario generale del Comune Alligo: «Non sarebbero state disponibili entro la data indifferibile del 10 settembre». Ancora in gara Neptunia (Franza), Formula Tre (Caselli), Curia Arcivescovile e Gmc srl. Domani nuova seduta della commissione esaminatrice, entro dieci giorni la conclusione dell'iter
Sono quattro le ditte rimaste in gara per la vendita di fabbricati da destinare al secondo Palazzo di Giustizia. La commissione esaminatrice, presieduta dal segretario generale Santi Alligo e composta dal funzionario del Comune Salvatore Saglimbeni e dall’addetto alla sicurezza del Palazzo di Giustizia Santi Mangano, ha completato questa mattina la procedura dell’apertura delle buste con l’esame dell’offerta economica. E proprio oggi sono state escluse due delle ditte che avevano presentato offerta, la Panna spa del gruppo Via Lattea (amministratore Pietro Interdonato) e la Diap spa di Aldo Cuzzocrea. Entrambe, ci spiega il segretario Alligo, «non possedevano uno dei requisiti indispensabili all’ammissione alla gara: la piena disponibilità dell’immobile entro la data indifferibile del 10 settembre 2009». L’altro requisito, evidentemente rispettato da tutte le ditte, riguarda la superficie minima di 5mila metri quadrati.
Le varie procedure, che Alligo sta tentando di svolgere nel più breve tempo possibile (domani tornerà, infatti, a riunirsi la commissione), dovrebbero concludersi, ci conferma il segretario generale, «entro una decina di giorni». Queste le quattro ditte rimaste in gara: la Neptunia spa del gruppo Franza, con la ex sede del Messina calcio allo Zir, la Gmc srl, che offre un immobile in via Bonino, la Curia Arcivescovile, che nell’offerta ha inserito lo stabile dell’attuale istituto Marconi, e la Formula Tre spa dei Caselli, anche qui con un fabbricato allo Zir.
Il Comune ha dato disponibilità finanziaria per 17,5 milioni di euro, infatti Alligo conferma che «le offerte oscillano tra i 13 e i 16 milioni». A fare la differenza potrebbe essere uno dei criteri stabiliti per la scelta, ovvero lo stato di conservazione dello stabile, che permetterà di valutare eventuali costi e tempi d’intervento. Gli altri criteri sono relativi alla posizione rispetto all’attuale Palazzo di Giustizia, le aree di parcheggio e, ovviamente, l’offerta economica. La commissione procederà nei prossimi giorni alla verifica, chiesta da una delle ditte, sulla legittimità da parte di chi ha presentato l’offerta a operare in tal senso. «Una volta esaminati i punteggi – aggiunge Alligo – i tecnici della commissione si riserveranno di effettuare specifici sopralluoghi». Con l’obiettivo di chiudere tutto entro la prima decade di luglio.
(foto Sturiale)
