Flotilla sbarca a Messina: "Non possiamo andare a Gaza, la portiamo in 100 città italiane" VIDEO

Flotilla sbarca a Messina: “Non possiamo andare a Gaza, la portiamo in 100 città italiane” VIDEO

Silvia De Domenico

Flotilla sbarca a Messina: “Non possiamo andare a Gaza, la portiamo in 100 città italiane” VIDEO

mercoledì 13 Maggio 2026 - 14:00

La testimonianza dell’attivista Vincenzo Fullone, uno degli italiani presi in ostaggio e poi liberato da Israele

servizio di Silvia De Domenico

MESSINA – La Flotilla è sbarcata a Messina. La campagna“100 porti 100 città” ha raggiunto anche la città dello Stretto. “Visto che non possiamo raggiungere Gaza la portiamo in 100 porti e 100 città italiane”, spiega il portavoce di Freedom Flotilla, Vincenzo Fullone. L’attivista è uno degli italiani presi in ostaggio e poi liberato da Israele lo scorso anno. Fullone è stato prelevato dalla nave Conscience, carica di aiuti umanitari e diretta a Gaza, ad ottobre del 2025 è stato portato nel carcere israeliano di Ketziot insieme ad altri attivisti.

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“Sono stato liberato per ultimo”

“Sono stato liberato per ultimo. Come mi ha detto un amico palestinese se sono ancora vivo è per via del mio passaporto italiano, uccidermi avrebbe creato problemi e avrebbe rallentato il loro progetto”, racconta in conferenza stampa Fullone. “Per 5 giorni ho subito sevizie, sono l’ultimo rimasto in vita del mio gruppo, l’ultimo sopravvissuto”, ha aggiunto.

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Freedom Flotilla in 100 porti e 100 città italiane

L’attivista e portavoce sta attraversando i mari per portare la campagna in tutta Italia, insieme a Shukri Alhroub, responsabile della logistica di Freedom Flotilla Italia. La loro barca, che porta il nome dello scrittore palestinese Ghassan Kanafani, è arrivata a Messina il 12 maggio. Questa mattina il coordinamento Messina – Palestina, rappresentato da Pietro Patti e Renè Abu Rub, li ha accolti alla Marina del Nettuno.

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“A Gaza uccisi 300 giornalisti ma ora tutti i gazawi sono giornalisti”

“I membri dell’equipaggio rimarranno in città per 3 giorni. Ci saranno delle iniziative per tenere sempre alta l’attenzione su Gaza”, spiega Abu Rub. “A Gaza non si muore solo sotto le bombe, si muore di fame, si muore perché mancano i farmaci. Sono stati uccisi 300 giornalisti palestinesi, ma tutti i gazawi ora sono giornalisti, filmano e raccontano tutti i giorni. Non possono spegnerci tutti”, ha concluso.

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