Per un teatro in fusione con la platea, lo spettacolo di e con Cristiana Minasi alla Laudamo di Messina. Un lavoro d'indubbia importanza, produzione Carullo-Minasi
MESSINA – Dal 13 al 15 maggio è andato in scena A𝐬𝐣𝐚 𝐋𝐚𝐜𝐢𝐬 – 𝐋𝐚 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝑑𝑖 𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝐂𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐌𝐢𝐧𝐚𝐬𝐢. V𝑖𝑜𝑙𝑎, 𝑣𝑜𝑐𝑒, 𝑒𝑙𝑒𝑡𝑡𝑟𝑜𝑛𝑖𝑐𝑎 𝐈𝐫𝐢𝐝𝐚 𝐆𝐣𝐞𝐫𝐠𝐣𝐢, 𝑑𝑟𝑎𝑚𝑚𝑎𝑡𝑢𝑟𝑔𝑖𝑎 𝐒𝐢𝐥𝐯𝐢𝐚 𝐁𝐫𝐚𝐠𝐨𝐧𝐳𝐢, 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑢𝑙𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑟𝑒𝑔𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑎 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐂𝐚𝐫𝐮𝐥𝐥𝐨, 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑢𝑙𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑠𝑐𝑖𝑒𝑛𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨 𝐁𝐞𝐫𝐠𝐚𝐦𝐨, 𝑝𝑟𝑜𝑑𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝐂𝐚𝐫𝐮𝐥𝐥𝐨-𝐌𝐢𝐧𝐚𝐬𝐢, 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑎𝑏𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝐏𝐢𝐦 𝐎𝐟𝐟 𝐌𝐢𝐥𝐚𝐧𝐨, 𝐀𝐭𝐜𝐥 𝐒𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐑𝐨𝐬𝐬𝐞𝐥𝐥𝐢𝐧𝐢, 𝐓𝐞𝐚𝐭𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐕𝐞𝐭𝐫𝐨.
La recensione
Interessante tappa alla Saletta Laudamo messinese, dal 13 al 15 maggio, sempre in serale, della performance dedicata alla figura eclettica di una donna autenticamente rivoluzionaria, regista e pedagoga che, operando in ambito teatrale, è riuscita a farne opera capace di incidere sul reale a mezzo trasformazione dei suoi contesti. La pedagoga che seppe impartire ai bambini una forma di educazione permeata dalla sensibilità, da un uso sensoriale appropriato ove la creatività del gioco non fosse mai fine a se stessa divenendo invece materia palpitante, è rivissuta in scena attraverso questa originale piece.
La potente drammaturgia a cura di Silvia Bragonzi e Cristiana Minasi e l’empatica interpretazione ascrivibile a tale ultima Artista, unitamente alla sua direzione giustamente posta a servizio delle stesse, sono state in grado di fondersi, restituendo agli astanti il portato del potente metodo indagato, trasfuso anche in testi, fondato sulla libertà e la ricerca con la messa in campo di mimica e gestualità, in uno allo script e ai testi assunti a riferimento.
Di certo rilievo anche la consulenza registica di Giuseppe Carullo, cosi come quella scientifica al progetto di Alessio Bergamo.
Una perturbante Produzione Carullo-Minasi, con la collaborazione di Pim Off Milano, Atcl Spazio Rossellini e Teatri di Vetro.
La eccellente strumentista alla viola, Irida Gjergji, ha altresì’ prestato la ben modulata voce e curato l’elettronica, sempre con apporti indiscussi.
La rappresentazione era stata preceduta dal confronto per Teatri Di Vetro, il 17 Dicembre 2025, sui processi creativi, inperniato proprio sullo studio di questa autentica forza viva, con contributi eccellenti
Degna di menzione anche l’Asja Lacis APS, oggi Associazione che mette al centro il confronto interpersonale, attraverso l’organizzazione di corsi teatrali e l’autobiografia, proprio nel segno della “regista che venne dal freddo”, la “lettone bolscevica”, amica fra gli altri, di Fritz Lang e Berthold Brecht, a cui presentò Walter Benjamin e vera ispirarice della sua opera, come si evince dallo script dello stesso titolato “Strada a senso unico”, pubblicato a Berlino, con datazione 1928. La loro liaison dangereuse, intrisa di scambi intellettuali, non può di certo intendersi riduttivamente, concependo Asja quale musa involontaria, o volontaria che dir si voglia soltanto. Di certo ebbe, invece, ruolo propulsivo concreto rispetto al portato artistico dell’Autore, con il suo ascendente intellettuale. Per lungo tempo oscurata, per una di quelle forme di sottovalutazione di grandi menti femminili, di creative, rispetto a figure maschili invece osannate anche giustamente, riscoperta nel clima sessantottino dalla rivista berlinese “Alternative”, con la pubblicazione del testo, tradotto in italiano da Feltrinelli nel 1976 come “Professione: rivoluzionaria”, divenuto libro di culto, ove i dieci anni di deportazione, durante la persecuzione staliniana dei lettoni, vennero riportati da le stessa attutiti, torna oggi meritoriamente a far parlare la storia ed è stata per fortuna anche fulcro dell’odierna “mise en scene” voluta da Cristiana, che al di là del valore artistico, pur innegabile, presenta connotati di intrinseca valenza per la divulgazione dell’importanza ai nostri tempi di un modo di intendere il teatro, quale cioè intimamente immerso nella vita, centro di cultura e, prima ancora, di educazione permanente, verrebbe da dire fattivo fattore di vera istruzione di massa dei bambini.
Appare “prima facie” come tali assunti siano stati abbracciati dal duo Carullo-Minasi, che sta proseguendo nel farsi portatore di forme performative mai banali o astratte, al contrario, perfettamente calate in tematiche etico – civili, della contemporaneità o meno, o anche in forme di studio basate su contenuti letterari di rilievo, come le leopardiane Operette morali, così come sulla provvida ricerca quale scandaglio non biografico “tout court”, ma altresi’ sulle opere di personaggi totalmente calati nel loro tempo e fondamentali nella costruzione di buone pratiche: ciò vale soprattutto nell’epoca odierna caratterizzata da stordimento collettivo e appiattimento verso il basso o modulata su formali e convenzionali standard artistico – letterari comunicativi.
Questa è l’eredità corposa raccolta da Cristiana and Co’, in un lavoro di indubbia importanza che, confidiamo, saprà sempre più e sempre meglio mettere il focus su una donna esemplare, favorendone la riscoperta, anzi non permettendo più sia coperta dall’oblio.
Qualche cenno di riflessione soltanto intorno alle indovinate scenografie riferibili a Mariella Bellantoni, all’apparato di illuminazione, così come ai costumi di Francesca Praguzzi: nella “mise en espace” in parola il tutto è parso ben armonizzato – con il drappo rosso centrale a far da baldacchino, gli abiti d’epoca significativamente caratterizzati in esposizione, funzionali ai cambi a scena aperta della poliedrica interprete, e, ancora, i fogli e i volumi atti alla contestualizzazione narrativa sparsi sul fondo del palcoscenico, dai quali la Minasi ha anche attinto – mai preponderante rispetto alla focalizzazione sulla figura di Asja, la cui esposizione drammatizzata per quasi 60 minuti ha assunto posizione prioritaria, quasi per l’urgenza di non celare oltre il suo forte passaggio terreno e il suo imperituro lascito, come il fondamentale “Programma per un teatro proletario dei bambini” ispirato alla sua esperienza a Orel.
