Daniela Santoro rompe il silenzio e sollecita la verità sulla morte in carcere a Messina, denunciano episodi da chiarire
“Mio figlio Stefano è morto mentre era sotto la custodia dello Stato. In Italia la pena di morte non esiste, ma a lui, nei fatti, è stata data. Chiediamo che venga fuori la verità. Chiediamo verità e giustizia per Stefano. Chiediamo tutela per i detenuti fragili. Che non ci siano più altri Stefano abbandonati e non tutelati”.
Suicidio di Stato
La madre di Stefano Argentino, morto in carcere a Messina dove era stato rinchiuso per il femminicidio di Sara Campanella, rompe il silenzio e torna a parlare. In una lettera aperta indirizzata come appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Daniela Santoro sollecita la conclusione dell’inchiesta, ancora aperta, sul suicidio in cella del figlio.
Indagine sulla morte in carcere
La Procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati 7 persone per il fatto, in sostanza responsabili e operatori della struttura penitenziaria che lo aveva in custodia Stefano Argentino. “Stefano era un soggetto fragile – sottolinea la madre – dagli accertamenti sul suo cellulare era emerso che era già vittima di bullismo prima di commettere il reato. Questo non vuole essere una giustificazione per il gesto commesso nei confronti di Sara, inspiegabile e ingiustificabile. Il nostro è un appello alla sensibilizzazione dei genitori e delle istituzioni. Stefano aveva bisogno di protezione. Se non gli fosse stata negata la perizia psichiatrica, tutto sarebbe venuto alla luce”.
Bullismo in carcere?
La famiglia di Stefano Argentino, assistita dagli avvocati Stefano Andolina, Salvatore Catalfo e Giuseppe Cultrera aveva richiesto che il giovane non restasse in isolamento e fosse sottoposto a perizia psichiatrica. Il giovane è morto il 9 agosto scorso e pochi giorni prima, racconta Daniela Santoro, nel colloquio in carcere, era apparso provato e aveva accennato agli episodi. “Questa storia si deve sapere”, avrebbe scritto, come riferisce la madre.
