L’allarme lo lancia l’associazione N.o.l.u., il 14 settembre riunione alla Stazione Marittima
«La chiusura del Piemonte non può essere indolore, chi ci crede è un fesso e sarà complice del proprio licenziamento». Così il N.o.l.u. (Nucleo organizzato lavoratori uniti) torna ad accendere i riflettori sui posti a rischio nel mondo della sanità e del Piemonte in particolare: alcuni lavoratori delle ditte impiegate all’ospedale si sono rivolte all’associazione che, viene ribadito ancora una volta, non è un sindacato, per lanciare una sorta di grido d’allarme. Lunedì 14 settembre, alle 20, si terrà una riunione al Salone dei Mosaici della Stazione Marittima, nella quale si deciderà sul da farsi.
«Non è passato molto tempo – scrivono i rappresentanti del Nolu – dalla visita a Messina dell’Assessore Regionale alla Sanità, le rassicurazioni enunciate al municipio già allora avevano il sapore della demagogia e sembravano chiaramente mirate ad ottenere la calma necessaria per effettuare i tagli previsti dal governo Lombardo e mettere sulla strada i lavoratori senza tutele e senza diritti. Se per il personale medico e paramedico si tratta solo di cambiare ospedale, i dipendenti delle ditte impiegati nelle mense e nel servizio di pulizia rischiano ben altro, in questo settore l’ospedale Papardo ha già dichiarato esuberi; la storia che al Papardo c’è lavoro per tutti è una bufala colossale a cui solo gli ingenui possono credere; settembre è arrivato e con l’autunno arriveranno le lettere di licenziamento, bisogna reagire subito, dopo sarebbe troppo tardi. L’assessore Russo ha parlato di mantenimento del posto di lavoro solo per medici e paramedici – si legge ancora nella nota – nessun programma di salvaguardia occupazionale è previsto per i 60 lavoratori dell’indotto».
(foto Sturiale)
