Il Governo scarica responsabilità sull'AD della Stretto di Messina
La stampa più attenta alle vicende del Ponte sullo Stretto ha riportato la notizia della nomina del Presidente dell’ANAS Pietro Ciucci a commissario straordinario della Stretto di Messina, con il compito di rimuovere gli ostacoli frapposti al riavvio dell’attività.
Pensiamo sia il caso di spendere qualche parola per capire le ragioni che – a nostro modesto parere – hanno spinto il Governo ad adottare un simile provvedimento.
Facciamo un passo indietro.
Nel 2006, a pochi giorni dalle elezioni, il CdA della Stretto di Messina approvò la sottoscrizione del contratto che dava il via ai lavori per la realizzazione del Ponte e delle opere connesse.
Come tutti sanno, il Governo Prodi vinse e, tenendo fede alla promessa fatta a Verdi ed Sinistra radicale, bloccò l’attività della società concessionaria e ne propose lo scioglimento.
Il Parlamento bocciò la proposta con il voto contrario dell’Idv dell’allora Ministro delle Infrastrutture Di Pietro, ma la società, privata delle risorse finanziarie che le erano state a suo tempo assegnate, si limitò a ridimensionarsi e sopravvivere in attesa di conoscere il suo destino.
Nel frattempo, Impregilo – che aveva vinto la gara di appalto – valutava gli eventi, indecisa tra il rivendicare il pagamento delle pesanti penali previste in caso di inadempienza contrattuale della controparte e la convenienza di attendere un probabile cambio di Governo e riavviare i lavori a nuove condizioni.
Sull’entità della penale circolavano notizie contraddittorie: in ottobre 2006 Di Pietro negava questo rischio mentre, qualche mese dopo, lo valutava 500 milioni.
A sua volta, Impregilo lasciava intendere di essere pronta ad avanzare una richiesta di danni di 1,7 miliardi.
Dopo le elezioni 2008, il progetto Ponte fu ripreso dal Governo Berlusconi ma il tempo trascorso aveva reso poco conveniente, secondo Impregilo, l’esecuzione dei lavori alle condizioni contrattuali previste un paio d’anni prima.
Sotto la spada di Damocle della richiesta di danni, iniziò così la trattativa mirata ad adeguare il contratto.
Il confronto si concluse positivamente il 17 aprile scorso e il cerino acceso passò nelle mani del Ministro Matteoli che, con l’approvazione del documento, avrebbe reso definitivamente operativo l’accordo.
Abbiamo volutamente parlato di cerino acceso per la semplice ragione che la revisione di un contratto di tale entità comporta valutazioni inevitabilmente soggettive e chi lo predispone si assume pesanti responsabilità.
Basti pensare che la semplice differenza dell’1% sull’importo al quale la gara era stata a suo tempo assegnata, corrisponde a una quarantina di milioni e il puro costo finanziario di un rinvio di 2 anni oscilla, ad essere ottimisti, tra 2 e 4 punti.
Più del tanto desiderato ampliamento dell’approdo di Tremestieri.
Oltre 2 mesi dopo, alla fine di giugno, Tempostretto segnalò la contraddittorietà tra le affermazioni di Matteoli sull’imminente ripresa dei lavori e la sua mancata approvazione dell’accordo.
Siamo arrivati a oggi: mediante il provvedimento di nomina di un commissario straordinario, il Governo – e il Ministro Matteoli in particolare – ha voluto attribuire l’onere politico e amministrativo della ripresa dell’opera a Ciucci, quasi a dire: tu hai concordato le nuove condizioni? Tu te ne devi assumere l’intera responsabilità.
Non siamo mai stati teneri col potentissimo Presidente dell’ANAS e AD della Stretto di Messina.
Gli abbiamo più volte rimproverato l’incapacità di coltivare il consenso dei cittadini dell’Area dello Stretto su un’opera che suscita e continuerà a suscitare polemiche e perplessità; però questo del Ministro ci pare un vero e proprio scarico di responsabilità.
Non si può sproloquiare – spesso senza rispetto del funzionamento delle istituzioni democratiche – sul primato della politica, decidere la realizzazione di un’opera di dimensioni epocali e poi non avere il coraggio di assumere per intero tutte le responsabilità conseguenti, gettandole addosso a un laico, per quanto ben pagato.
Inaspettatamente, per una volta solidarizziamo con Ciucci.
