Ancora regime

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martedì 24 Febbraio 2009 - 17:58

I -nuovi fascisti-

Nuovo regime

I “nuovi fascisti”

E’ di oggi la notizia che a Messina si è costituito anche a Messina il partito denominato “Fascismo e libertà”. Al di là dell’ovvia domanda che viene alla mente: “ ma qualcuno sentiva la mancanza di un altro partito politico?”, dovrebbe apparire sconcertante il riferimento non più criptico al disciolto partito fascista. Chi ha ricevuto l’illuminazione, ha pensato bene di anticipare qualunque ovvia osservazione, prima ancora che qualcuno potesse avanzare qualche critica, una sentenza del ’91 secondo la quale il “fatto” di voler ricostituire il partito fascista “non sussiste”. La cosa sconvolge molto meno se si pone mente locale alla situazione politica italiana contingente e storica. Da tempo si parla di neofascismo; non si tratta semplicemente della deriva a destra che ha interessato molti paesi europei, ma proprio della rinascita del vecchio “Fascismo” di mussoliniana memoria. La verità è che, in Italia, il fascismo non è mai morto, ha continuato a vivere (sopravvivere?) in molte forme e modi diversi. Oggi ha trovato il modo di estrinsecarsi apertamente, anche se qualcuno, per un malinteso senso della conservazione della memoria storica, evita di citarlo apertamente. Lo vediamo dappertutto: giornali, TV, libri. Dopo una orgogliosa ancorché faticosa lotta per la sopravvivenza sotto Almirante con l’MSI (“Mussolini Sei Immortale”?), il fascismo ha conosciuto un momento di crisi. Ecco lì tutti i simpatizzanti ad affannarsi a negare l’appartenenza al fascio, a negare apertamente valori perseguiti per anni, pur conservandoli in seno. Sono arrivati persino ad appropriarsi di lotte proprie della parte avversa: ecco che si dichiarano amici degli ebrei, ecco che sputano sulla RSI e sul nazismo, ecco che manifestano apertamente attivismo e populismo. Oggi, così come agli inizi degli anni ’20, la situazione storica è mutata, per cui è possibile venire allo scoperto, rivendicare i valori del regime, rinnegare le rinnegazioni di qualche anno fa e tornare orgogliosamente ai soliti, discutibili ideali. Qualcuno, oggi come negli anni ’20, cerca di giustificare la nascita del fascismo come voluta dalla monarchia, dal vaticano, dal venerdì nero di Wall Street. Ma come si è già detto, in realtà non c’è una causa o un agente scatenenante. Nulla è cambiato, ma non dal 1922 ad oggi, ma dagli albori della civiltà italiana: gli “uomini in nero” rispuntano sempre ad ogni angolo di secolo. Perché? Probabilmente perché l’Italia non è mai stato un Paese unitario. Non a caso noi italiani, se si fa eccezione per le occasioni sportive, come i mondiali di calcio, non possediamo una coscienza di Stato. E ancora oggi, sia pure in forme diverse, lo osserviamo per esempio nell’orgoglio dei Padani, negli Altoatesini che si ritengono tedeschi, nei Sardi, che hanno pure una lingua diversa, nei ridicoli tentativi siculi di finto autonomismo, come l’MPA, che nulla hanno a che spartire con le “vere” spinte autonomistiche storiche della Sicilia. Fa eccezione la Città del Vaticano che, di fatto, non solo ha mantenuto la propria autonomia ma è pure riuscita a riconquistare quanto perduto con altri mezzi e a farlo fruttare abilmente. L’Italia nasce come coacervo di staterelli con leggi e lingue diverse che hanno lottato fino alla fine per conservare le proprie caratteristiche e a cui sono stati costretti a rinunciare ad opera di un Cavour che decise che ad un tratto doveva esistere un’Italia. Fino ad allora nessuno ci aveva mai pensato: ognuno stava bene nel proprio quartiere. Il solo fatto che questi staterelli occupassero una penisola relativamente isolata non era una ragione valida per È un po’ quanto succede a Messina, che città non può essere definita, ma solo un coacervo di quartieri, ciascuno con caratteristiche proprie e hanno difficoltà a pensare in termini di comunità. Questa mancanza di democrazia ha favorito sempre la venuta a galla dei “fascisti”. Antidemocratici per eccellenza, amici della violenza, pronti a cercare un padrone potente da servire pronamente (come i bravi di Don Rodrigo). Perché, la storia ce lo insegna, non sono soggetti in grado di gestirsi sa soli: hanno sempre bisogno di una spalla che li sostenga e nella difesa della quale trovino la ragione di esistere. Non bisogna farsi illusioni, però, non possiamo aspettarci la rinascita di una fascismo esteriormente uguale a quello del Ventennio, questo non potrà mai più verificarsi, ma gli “uomini in nero” sono e saranno sempre tra noi ad esprimere autoritarismo, persuasioni occulte, piacere di favorire un padrone. E, scomparse queste condizioni favorenti, torneranno nel loro letargo, pronti a risvegliarsi al momento opportuno.

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