Via Macello Vecchio. La targa in inglese e le baracche tradotte come "barracks", cioè caserme

Via Macello Vecchio. La targa in inglese e le baracche tradotte come “barracks”, cioè caserme

Marco Ipsale

Via Macello Vecchio. La targa in inglese e le baracche tradotte come “barracks”, cioè caserme

mercoledì 07 Ottobre 2026 - 07:16

Era già successo a largo 28 dicembre 1908 e a piazza Antonello, l'errore si ripete

MESSINA – L’inglese istituzionale a Messina continua a riservare brutte sorprese. Non è la prima volta che si inciampa nella traduzione delle targhe commemorative, trasformando proclami storici in piccoli casi da decifrare. L’ultimo episodio in ordine di tempo riguarda la targa di via Macello Vecchio ma la galleria degli errori vanta già una collezione di precedenti che merita di essere ripassata.

I precedenti: dalla congiunzione di troppo al refuso su Antonello

Già nel dicembre del 2024, in occasione dell’inaugurazione del “Largo 28 dicembre” alle spalle del Duomo, era emerso un primo scivolone. Sulla targa dedicata alle vittime del sisma del 1908 si leggeva la dicitura «To the Town destroyed by and earthquake», con una “d” di troppo nella congiunzione che trasformava l’articolo indeterminativo in un errore grossolano. Un fastidioso refuso a cui si è poi rimediato correggendo la stringa.

Non è andata meglio pochi mesi dopo, nel febbraio del 2025, quando una targa installata a piazza Antonello in omaggio al grande pittore messinese ha mostrato un’altra imperfezione ortografica. Nella versione inglese si leggeva «Two of his immortal works are in exibition…», dove la parola exhibition era stata privata della lettera “h” (exibition). Un errore più complesso da correggere sul marmo rispetto alla semplice cancellazione di una lettera in più.

Via Macello Vecchio: fra traduzioni scolastiche e il caso “barracks”

Adesso la storia si ripete sulla targa di via Macello Vecchio, dove la versione inglese della didascalia presenta diverse criticità. La parola “baracche” è tradotta con “barracks“, che in inglese sono le caserme militari e gli alloggi delle truppe, mentre per definire le baracche post-terremoto della città si sarebbero dovuti usare termini come shacks o shanties.

Si parla poi di “memoria dell’impero”, una frase ambigua anche in italiano senza un riferimento storico puntuale al periodo imperiale spagnolo o carlovinceo.

A chiudere il quadro la parte istituzionale conclusiva del testo italiano, che menziona il presidente della Regione, Renato Schifani, nella sua veste di commissario del Governo per il risanamento della baraccopoli di Messina, è stata completamente tagliata e ignorata nella versione inglese.

Un insieme di leggerezze che conferma la necessità di affidarsi a professionisti della traduzione prima di immortalare testi sul marmo o sul metallo di monumenti e spazi pubblici.

7 commenti

  1. Alessandro Manzoni 7 Ottobre 2026 07:48

    Il pressappochismo e la superficialità sono tipici di questa amministrazione, non ci abitueremo mai a questo livello cosi’ scarso!

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  2. Marcella Millimaggi 7 Ottobre 2026 08:00

    Ma un correttore di bozze non si potrebbe avere? Una guardatina a google traduttore?

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  3. Ma mi chiedo: perché una targa commemorativa deve avere la traduzione in inglese? Capisco i cartelli turistici o se è legata al soggetto. A Palermo la targa che ricorda il patriota ungherese Tukory è in italiano e ungherese. Che provincialismo stucchevole.

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  4. Manzoni ma chiddi i prima se li e’ dimenticati ahahahahahahaha

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  5. Ovviamente, se questo marchiano errore l’avessero commesso altri, De Luca sbraiterebbe a destra e a manca rivendicando che solo lui sa scegliere le persone giuste. In questi casi, dove si offende Messina con la superficialità, il sig. De Luca sta zitto (non parlo del sindaco Basile perchè è solo un portavoce del suo capo politico).

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  6. Un cristiano che sapesse l’inglese non si trovava manco a pagarlo?
    E vai con google translator!

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  7. Ma perché questa anglomania? Negli altri paesi le targhe commemorative sono nella lingua nazionale e basta. Questa sudditanza culturale nei confronti del mondo anglosassone è quanto mai deprecabile, e ridicola negli effetti involontariamente comici che come in questo caso produce. E non se ne può più di sentire politici e giornalisti parlare in continuazione di step, location, flop, food ecc. come se parole quali “fase”, “posto”, “fallimento” o “ristoro” fossero desuete od oscene. Detto, per inciso, da uno che ha un C2 di inglese conseguito con esame Cambridge ESOL.

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