Messina, il nodo impianti frutto di sfortunate concomitanze e poca conoscenza dello sport

Messina, il nodo impianti frutto di sfortunate concomitanze e poca conoscenza dello sport

Simone Milioti

Messina, il nodo impianti frutto di sfortunate concomitanze e poca conoscenza dello sport

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mercoledì 07 Ottobre 2026 - 14:30

Tra Comune di Messina e Acr Messina hanno parte di ragione entrambi, ma la situazione di emergenza va oltre il calcio tra palazzetti in ristrutturazione o in ritardo sulle consegne

MESSINA – Stiamo assistendo in questi giorni a un botta e risposta pubblico tra la principale realtà calcistica del territorio, l’Acr Messina 1900, e il Comune di Messina, col sindaco Basile che in prima persona ha risposto. L’ultimo atto è andato in scena questa mattina col presidente biancoscudato Justin Davis che ha replicato ulteriormente alle parole del sindaco. La situazione è alquanto complicata ma non va circoscritta solo al calcio perché ci sono anche tante realtà sportive cittadine che soffrono la carenza di impianti.

Meriti e demeriti dell’amministrazione

Il nodo è soprattutto questo, ci sono pochi impianti per tante squadre e non solo le prime squadre come erroneamente pensano evidentemente in molti dentro Palazzo Zanca. Il problema della città di Messina relativo all’impiantistica sportiva non si scopre certamente ora e anzi va dato atto all’attuale amministrazione di aver impiegato i fondi per mettere a norma e riqualificare le strutture esistenti. In passato molte realtà sportive dovevano fare i conti con le infiltrazioni d’acqua quotidiane in inverno dovute alle piogge e allenarsi in condizioni di sporcizia e incuria.

La situazione alquanto esplosiva che si vive al momento in città, e ribadiamo non solo legata al calcio, nasce dagli interventi agli impianti sportivi che hanno dei tempi di attuazione e in alcuni casi questi sono stati superati rispetto a quanto promesso. Non è il caso del calcio che ha visto riqualificato il Celeste, anche se il primo acquazzone ha fatto danni e va ricordato che per la sfida di Coppa Eccellenza proprio tra le due formazioni cittadine non è stato possibile utilizzare. Sembra invece che saranno rispettati i tempi al Bonanno, la stima è fine 2026 inizio 2027 e tornare in possesso di questo impianto potrà sicuramente dare respiro alle realtà calcistiche, ovvio che in questa fase molte squadre hanno dovuto riparare al Celeste.

La situazione è già più complicata per quanto riguarda gli sport al chiuso dove le chiusure di PalaRussello, che raccoglieva molte realtà del basket, e PalaJuvara, polmone della pallavolo cittadina, hanno di fatto intasato le attività al PalaTracuzzi. Un po’ come al Celeste tante realtà devono condividere impianti e spogliatoi, allenarsi in orari contratti e vivere col fiato sul collo della società che deve subentrare. In estate Akademia Sant’Anna avrebbe voluto anche accasarsi al PalaTracuzzi il che avrebbe reso la situazione attuale impossibile, alla fine la formazione di A2 femminile è rimasta al PalaRescifina, dovendo però fare i conti con gli eventi e i concerti programmati in inverno.

Il merito dell’amministrazione è che la riconsegna degli impianti rinnovati, vedi Celeste e ormai in dirittura d’arrivo anche il PalaMerlino per il pattinaggio, darà spazi migliori a tutti dopo le sofferenze vissute. Il demerito, o sfortunata concomitanza, sono i tempi spesso disattesi. La Juvara ad esempio avrebbe dovuto riaprire il 1° agosto come da proclami del sindaco stesso sulla propria pagina social e se è vero che l’assessore Finocchiaro non fa il capocantiere il non rispetto dei tempi ha creato disagio alle società e al comune stesso che dovrebbe rivalersi sulle ditte a parere nostro.

Poca empatia con lo sport

Un’altra non novità dell’amministrazione e del partito politico del sindaco Basile è la poca empatia con lo sport. In passato Cateno De Luca, leader di Sud Chiama Nord, era stato criticato per la sua poca attenzione alla questione e disinteresse da un mondo che non conosce quello calcistico e sportivo in generale. Il sindaco Basile da questo punto di vista è sempre stato attento a tutte le campane ed è anche la posizione che sta tenendo adesso nei confronti non solo del Messina ma di tutte le realtà sportive: dare spazio a tutti negli impianti esistenti, un po’ per uno.

Va registrata però un po’ di miopia sportiva perché l’amministrazione in passato, e a tutt’oggi, non riesce a capire certe dinamiche. La partita è solo l’atto finale di un percorso fatto solitamente di una settimana di allenamenti, concedere un campo per giocare non basta se la squadra non può anche allenarsi, a meno di non pensare che non sia importante ai fini della vittoria. In passato Akademia si lamentò proprio di questo quando era costretta ad allenarsi fuori dal PalaRescifina per i concerti al coperto e poi tornarci dentro solo il giorno della gara, giocando di fatto in trasferta.

Allo stesso modo concentrare allenamenti di un’ora e mezza può andare bene per situazioni emergenziali dove bisogna fare quantità, ma manca così la qualità alle singole realtà. Che sia provare i rigori per i calciatori a fine allenamento, il servizio per dei pallavolisti, i tiri liberi per i cestisti. La cura del dettaglio può fare la differenza poi nella gara e soprattutto va costruito il ritmo partita perché in campo lo sforzo può anche durare più dell’ora e mezza, che diventa sempre meno visto che non si entra sempre puntuali e si esce sempre un po’ prima, e quindi l’atleta si trova nel giorno della gara in mondi inesplorati dal proprio fisico.

Il caso particolare del Messina

Venendo al calcio e dando ragione al sindaco sul fatto che al momento le squadre che sono al Celeste hanno ragione di esserci, va chiarito che anche l’Acr Messina 1900 ha ragione ad avanzare certe cortesie in più. Justin Davis ha salvato il Messina da una situazione di fallimento e fatto promesse alla piazza e investito soldi, probabilmente come mai nessuno, nel calcio cittadino negli ultimi vent’anni. La piazza poi in termini di seguito e tifosi fa capire quanto la città tenga più alla società calcistica, anche se caduta in basso in Eccellenza, rispetto a qualsiasi altre disciplina sportiva. Di questo va anche tenuto conto.

Sulla volontà di far tornare il Celeste casa del Messina era ferma e chiara la volontà del presidente Justin Davis dopo lo scorso campionato, quando il Messina dalla Serie D è retrocesso in Eccellenza. Più recentemente però è sembrata netta e chiara la scelta tecnica di non giocarci, preferendo il Franco Scoglio dove il Messina avrebbe avuto un vantaggio, così si è detto. Ha ragione quindi il sindaco quando dice che il Messina in un secondo momento avrebbe scelto l’altro impianto e ora tocca riparlarsi per chiarirsi.

Sulla fattibilità di spostare le partite casalinghe del Messina al Celeste sarebbero da aprire altri capitoli che coinvolgano viabilità, questura e stato di avanzamento dei lavori. Quando gioca la Messana Riviera viene chiusa parte del viale Gazzi, ma lì vicino c’è il Policlinico e va tenuto conto di questo; l’Acr porta decisamente più tifosi, anche organizzati, a riempire le tribune dello stadio, da capire se vanno pensati percorsi specifici per i tifosi di casa e inoltre se fosse previsto un percorso alternativo per i tifosi ospiti. Non è, a tutt’oggi, presente né una tribuna stampa, né le protezioni in Curva Sud (la Messana Riviera quel settore di stadio non lo utilizza) e quindi un lancio di oggetti da quello spicchio di stadio verso il terreno di gioco, magari contro le squadre avversarie che tornano negli spogliatoi non sarebbe al momento precluso.

Una possibile soluzione non ancora percorsa

Le possibili soluzioni per risolvere il nodo calcistico sarebbero, come ha suggerito il presidente Davis, sedersi ad un tavolo con l’amministrazione ma anche, aggiungiamo, con le altre realtà calcistiche che hanno bisogno di un impianto, per capire quali siano le esigenze in primis del Messina e vedere se le altre squadre possano decidere di venire loro incontro. Non affidarsi a delle soluzioni/orari salomoniche calate dall’alto in uffici di Palazzo Zanca.

In secondo luogo per alleggerire il PalaTracuzzi in attesa della fine dei lavori alla Juvara e al PalaRussello, si potrebbe provare a sfruttare la legge Berruto detta anche “Palestre aperte” che disciplinerebbe l’utilizzo delle palestre scolastiche, chiaramente in orari extra scolastici, da parte di associazioni e società sportive. Se così fosse gli sport al chiuso, quantomeno per i settori giovanili di diverse discipline, acquisirebbero immediatamente molti più spazi lasciando una gestione più tranquilla e larga alle prime squadre del territorio che competono in campionati nazionali e regionali.

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