Caro carburanti, confermato il blocco in Sicilia il 16 ottobre

Caro carburanti, confermato il blocco in Sicilia il 16 ottobre

Alessandra Serio

Caro carburanti, confermato il blocco in Sicilia il 16 ottobre

lunedì 12 Ottobre 2026 - 18:40

Autotrasportatori confermano il fermo totale dal 16 ottobre mentre la protesta dilaga: blocchi da Melilli a Trapani

“Spegneremo i motori a oltranza”. Il Comitato degli autotrasportatori siciliani conferma lo stato di agitazione proclamato per il caro energia, annunciando che il fermo dei mezzi potrebbe andare oltre l’annunciata data del 20 ottobre. In 48 ore la Regione si ferma perché mancheranno le merci nei supermercati, ricorda il comitato.

Verso lo sciopero del 16 ottobre

Dopo il braccio di ferro con la Regione, che con il decreto da 15 milioni di euro, tra oggi e domani al vaglio della Giunta ha accolto le richieste del settore, il Comitato punta il dito contro il Governo nazionale: “A maggio ci ha promesso il pagamento dei contributi arretrati del 2024 e 2025 entro luglio, mentre finora non abbiamo ricevuto nulla. Nel frattempo, siamo costretti a pagare il biglietto delle navi ben 700 euro in più, tanto che, tra il rincaro dei prodotti petroliferi e l’impatto dell’Ets”, la tassa Ue sulle emissioni climalteranti, “le rotte marine sono diventate ormai insostenibili”.

Agricoltori in presidio alla raffineria di Augusta

La protesta per il caro carburanti intanto dilaga anche nell’isola e va oltre il comparto trasporti. Per dodici ore gli agricoltori del siracusano hanno manifestato davanti ai cancelli della raffineria Sonatrach ad Augusta, nel polo industriale siracusano. Con trattori e mezzi agricoli hanno bloccato la ex strada statale 114. Una cinquantina gli agricoltori presenti ai quali si sono aggiunte durante il mattino altre centocinquanta persone, appartenenti alle aziende dell’indotto della raffineria, che hanno così espresso solidarietà ai manifestanti. L’ingresso dei camion nello stabilimento ha subito un rallentamento ma non un blocco.

A Trapani si mobilita il settore pesca

Prezzo politico del gasolio per la pesca con un tetto tra 60 e 70 centesimi al litro, pena la crisi irreversibile della marineria. E’ questa la richiesta del Centro permanente per il coordinamento delle politiche locali della pesca del Gal pesca trapanese e dagli operatori del settore, riuniti questa mattina. Le attività sono ferme e i pescatori hanno lasciato i documenti di bordo in Capitaneria di porto in segno di protesta per le risposte ritenute insufficienti da parte dei governi regionale e nazionale.

Le ragioni della protesta

In dieci anni il prezzo del carburante è triplicato, mentre il reddito degli equipaggi è crollato dell’85% dicono. “Siamo tutti consapevoli che il costo del gasolio è diventato insostenibile per il futuro del settore. Stiamo lavorando a proposte che possano garantire soluzioni a lungo termine”, ha detto Natale Amoroso, presidente dell’ Organizzazione della pesca di Trapani. “Abbiamo chiesto alla Regione di verificare, in vista della manovra finanziaria, la possibilità di individuare risorse per sostenere il comparto. Gli sconti introdotti a livello nazionale sono soltanto temporanei: serve una politica programmata che permetta agli operatori di continuare a lavorare” ha aggiunto. I dati presentati dal coordinamento fotografano una situazione sempre più difficile.

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