Chi ha parlato e chi no. La versione del messinese Zancla. Il resoconto degli interrogatori a Palermo
Palermo – “Dite le come stanno, non certo come le prospetta la Procura”. Così l’ex vice presidente della Regione Gaetano Armao si rivolge ai giornalisti, dopo aver augurato loro buon lavoro, prima di entrare nel palazzo di giustizia di Palermo per l’interrogatorio. Armao affronta oggi il faccia a faccia col giudice per le indagini preliminari che deciderà, dopo averlo ascoltato, se arrestarlo come chiesto dalla Procura di Palermo, disporre una misura cautelare o conservargli la libertà. Le poche parole di Armao sembrano lasciare intendere che intende difendersi dall’accusa di corruzione, probabilmente rispondendo alle domande della Giudice Giuseppa Zampino.
L’avv. Matta parla ma non risponde al giudice

E’ comparso per gli interrogatori di garanzia anche l’altro indagato, Pier Luigi Matta, che si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il legale ha però rilasciato dichiarazioni spontanee, spiegando la sua posizione nella vicenda. I suoi difensori, dopo il confronto col giudice, hanno spiegato di aver stilato una memoria che ricostruisce, sulla base di una perizia tecnica, una diversa versione delle intercettazioni trascritte dalla Squadra mobile di Palermo, dal quale emergerebbe una diversa interpretazione delle vicende al centro dell’inchiesta. Sui rapporti con Armao e i passaggi di denaro i difensori hanno spiegato: “Sono amici da 40 anni, si conoscono dai tempi dell’università”, lasciando intendere che si trattasse di denaro dato per motivi personali e non come corrispettivo di un patto illecito. Anche per lui pende la richiesta di arresto avanzata dalla Procura, che ha chiesto la misura anche per Luigi Zancla, già a capo della Samo onlus, accusato di avere “oliato” i rapporti con Armao per ottenere un trattamento di favore per la propria azienda all’interno della politica gestionale e degli affidamenti regionali.
La versione del messinese Zancla

Anche l’imprenditore Luigi Zancla, originario di Castroreale nel messinese, non ha risposto all’interrogatorio preventivo della Giudice Zampino. I suoi difensori hanno spiegato di aver però illustrato al giudice le loro contestazioni, relative soprattutto al ruolo e alla qualificazione di Zancla: “La Samo è una onlus, Zancla non è perciò tecnicamente un imprenditore e le sue interlocuzioni erano tese a tutelare il servizio reso dalla Onlus”. A proposito dell’assunzione della esponente politica catanese, contestata dagli inquirenti alla Samo come corrispettivo della corruzione, i legali hanno precisato: “Era una segnalazione per un rapporto di tre mesi, non mi pare che si possa vendere la propria funzione pubblica per un contratto di tre mesi”.

