La maggioranza boccia la proposta dell'opposizione per l'introduzione dell'amministratore unico nelle società comunali
Scontro aperto a Palazzo Zanca sulla gestione delle società partecipate del Comune. L’aula ha bocciato con 18 voti contrari e 12 favorevoli l’atto di indirizzo presentato dai consiglieri del Partito Democratico Alessandro Russo, Antonella Russo e Mariella Perrone, che chiedeva di applicare la riforma Madia e sostituire i consigli di amministrazione con la figura dell’amministratore unico. Una votazione passata nel silenzio dei banchi di maggioranza, che non sono intervenuti nel dibattito.
I consiglieri del Partito Democratico hanno denunciato l’esito del voto con toni molto critici: “Patrimonio Spa ha più componenti nel consiglio di amministrazione che dipendenti. Arismè vive lo stesso paradosso. E un’azienda speciale con circa 1.300 lavoratori è guidata da un cda esattamente come loro. Oggi abbiamo chiesto all’aula di mettere fine a tutto questo applicando una legge dello Stato e la maggioranza ha detto no. Senza un intervento, senza una spiegazione: diciotto mani alzate e nessuna parola”.
I rappresentanti dem hanno aggiunto che “il silenzio della maggioranza è la risposta più eloquente. Su una proposta che riguarda la spesa pubblica e il rispetto della legge, nessuno ha avuto il coraggio di metterci la faccia. Hanno votato e basta, come si fa quando la decisione è già stata presa altrove”, annunciando l’intenzione di valutare l’invio della documentazione alla Corte dei conti affinché esamini i profili giuridici ed economico-finanziari della bocciatura e della scelta di mantenere i consigli di amministrazione.
La caduta del numero legale e l’attacco dell’opposizione
Allo strappo politico sulle partecipate si è poi aggiunto il corto circuito sui numeri: la seduta si è infatti sciolta anticipatamente per la mancanza del numero legale. Un episodio che le minoranze hanno subito cavalcato, riaprendo il dibattito sulla tenuta della compagine che sostiene il sindaco Federico Basile, nata proprio dopo le dimissioni del primo cittadino legate alle difficoltà nel garantire una maggioranza solida in aula.
Sulla vicenda i gruppi di opposizione sono intervenuti in modo netto: “È stata raccontata alla città la storiella per cui il problema fossero i numeri in Consiglio Comunale e che tutto si sarebbe risolto con una maggioranza più ampia che avrebbe consentito di superare gli ostacoli, accelerare le decisioni e garantire stabilità amministrativa. Oggi, però, proprio quei numeri non sono stati sufficienti ad assicurare la prosecuzione dei lavori del Consiglio comunale”. La nota delle minoranze sottolinea che “il dato politico merita una riflessione: se anche con venti consiglieri la maggioranza non riesce a garantire il numero legale, evidentemente la questione non può essere ricondotta esclusivamente alla consistenza numerica della coalizione ma a delle discussioni interne ai gruppi che sostengono il sindaco Basile”, concludendo con un interrogativo diretto: “La domanda, oggi, è inevitabile: se prima mancavano i numeri e oggi, pur essendoci sulla carta, non vengono garantiti in Aula, che cosa è realmente cambiato?”.
La replica della maggioranza con il consigliere Nello Pergolizzi
A rispedire al mittente le accuse e a difendere le scelte dell’amministrazione è intervenuto il consigliere comunale di maggioranza Nello Pergolizzi, che ha invitato il Partito Democratico a guardare a quanto avviene nelle città amministrate dal centrosinistra.
Nel suo intervento, Pergolizzi ha evidenziato che “la maggioranza ha respinto quella proposta di indirizzo politico, senza per questo respingere l’applicazione della legge”, ricordando che la normativa nazionale prevede la figura dell’amministratore unico come regola ma consente anche il consiglio di amministrazione laddove sussistano adeguate condizioni e motivazioni.
Il consigliere ha quindi rimarcato le ragioni della scelta collegiale: “Come consigliere di maggioranza, difendo la possibilità di scegliere un’amministrazione collegiale quando questa risponde alle caratteristiche e alle esigenze delle società. Le partecipate gestiscono servizi e attività che incidono quotidianamente sulla vita dei cittadini e un consiglio di amministrazione permette di mettere insieme competenze diverse, approfondire le decisioni attraverso una valutazione collegiale e condividere la responsabilità delle scelte”.
Infine, Pergolizzi ha richiamato il confronto con altre realtà territoriali: “Ai consiglieri del PD basterebbe guardare alle partecipazioni dei Comuni di Bologna, Milano e Torino per constatare che anche nelle città governate dal centrosinistra numerose società sono amministrate da consigli di amministrazione, composti da un presidente e da altri componenti. La maggioranza si assume la responsabilità delle proprie decisioni e le difende nel merito. Al PD chiediamo altrettanta chiarezza e coerenza”.

