Intervista a Bruno Sergi, professore di economia internazionale: -L'area dello Stretto non è un'esclusiva dei politici, ognuno deve fare la propria parte-
-L’imprenditoria dia un segnale forte, l’Area dello Stretto non appartiene alla politica e un suo riconoscimento potrebbe non portare a nulla se non venisse supportato dalla società civile-.
Bruno Sergi, docente di economia interazionale alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Messina, e Research Fellow della Business School all’Università di Greenwich è Reggino nel sangue e viaggia ogni giorno dalla costa jonica che è la più profonda punta del nostro Stivale fin nell’altra sponda dello Stretto, attraversando il mare nelle condizioni più varie e tempestose possibili e immaginabili.
Conosce bene la realtà sociale ed economica dello Stretto, e lo incontriamo per fare un pò il punto della situazione sull’evoluzione socio/culturale, economica e politica di questa realtà.
Fortemente favorevole alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, e anche all’esposizione dei Bronzi di Riace al G8 della Maddalena di luglio, il professore Sergi, che ci accoglie in una casa dove troviamo valigie pronte ovunque vista l’imminente partenza per un tour didattico e accademico che lo accompagnerà in alcune tra le sue mete preferite (gli Stati Uniti d’America e l’est Europeo, in modo particolare la Polonia e la Bulgaria) parla a tutto tondo degli argomenti più attuali discussi tra Reggio e Messina.
Lo fa testimoniando un’apertura mentale forgiata dai lunghi e intensi trascorsi all’estero, dove ha avuto modo di arricchirsi e di conoscere alcune tra le realtà produttive più importanti del pianeta.
E, appunto, vista l’imminenza del prossimo volo, iniziamo subito con le domande senza perdere ulteriore tempo.
L’Area dello Stretto è oggi una realtà palpabile con mano. Ma non esiste alcun riconoscimento giuridico, legale, amministrativo e ufficiale, anche se, forse, ancora per poco.
Sotto un aspetto squisitamente geografico l’area dello stretto esiste, è un fenomeno palpabile anche se talvolta lo è negli aspetti negativi più che in quelli positivi. Basti pensare che dopo anni e anni di discussioni, esistono ancora tantissime difficoltà per creare un sistema efficiente di trasporti tra le due sponde dello stretto. Per quanto riguarda gli orizzonti temporali di carattere giuridico, cioè la creazione dell’istituzione che ufficialmente possa amministrare l’area conurbata tra Reggio e Messina, penso che ci vorrà ancora del tempo.
Quali sono, quali saranno o, comunque, quali dovrebbero essere i ruoli delle varie parti sociali all’interno dell’Area dello Stretto ? Lo stato, le imprese, i cittadini in che modo devono affrontare questa pimpante realtà che vede la società di Messina e Provincia particolarmente vicina a quella dirimpettaia, Reggina?
Le recenti avversità economiche internazionali, traboccanti di scenari foschi che caratterizzeranno la crescita del sistema economico in negativo anche per gran parte del 2009, reclamano una valutazione dell’Area dello Stretto meno confusa e pasticciata rispetto a come non abbiamo fatto fino ad oggi. Per quanto riguarda l’aspetto pubblico, prima di tutto è importante che lo Stato finalizzi l’area dello stretto e dia vita ai suoi attori amministrativi. Dall’altra parte, gli imprenditori contribuiscano a rendere migliore un territorio economicamente allo stremo. Viviamo in una zona ad alto tasso di disoccupazione e a rischio sociale elevato: temi di costante riflessione per le istituzioni e l’opinione pubblica. In una logica meno perversa, l’operazione di svolta legata ad un rinnovato spirito imprenditoriale e capacità politica dovrebbe far capire anche a quella parte di cittadinanza scettica, sfiduciata e pessimista che l’Area dello Stretto può riscattarsi, diventando il vero centro pulsante e vivo del Mediterraneo. Non è una follia, una balzana idea o una prepotenza provinciale. Ma è una presa di coscienza delle grandi risorse di questo territorio che, se valorizzate a dovere, sapranno dare benessere e sviluppo sociale.
Le infrastrutture come e quanto possono segnare questo processo di conurbazione tra Reggio e Messina? E il Ponte?
Il Cipe ha dato il via libera allo stanziamento dei fondi che serviranno per avviare i lavori per la costruzione del Ponte. Una grande opera la cui realizzazione andrebbe letta più che in chiave di conurbazione tra le due città, come un passaggio strategico per un rilancio sinergico di tutto il Mezzogiorno. Un passaggio obbligato, ma da gestire con cura e tanta saggezza. Il Ponte è una grande opportunità di svolta, un momento propizio di cultura imprenditoriale, come risveglio di tutto il Mezzogiorno, certamente non come investimento meramente keynesiano, approccio che ha rappresentato il fallimento economico e culturale di tutto il Mezzogiorno nei decenni scorsi.
Deve essere (o può essere) l’istituzione dell’Area Metropolitana dello Stretto a dare nuovo slancio all’imprenditoria locale o, viceversa, deve essere l’imprenditoria a suggellare il processo di conurbazione tra le due sponde dello Stretto?
L’Area dello Stretto e la conurbazione di Messina e Reggio Calabria devono trovare vitalità nella cooperazione tra l’imprenditoria sana (non l’imprenditore che rimane arroccato alla logica del finanziamento pubblico o finanziamenti europei cha hanno fatto tanto male in passato) e le istituzioni politiche. Sino a quando l’Area dello Stretto continuerà ad essere un argomento di respiro squisitamente politico e la società starà ferma a guardare cosa fanno le istituzioni, il rapporto funzionale dell’Area Metropolitana con quel salto di qualità da tutti auspicato rimarrebbe a rischio.
Un rapporto chiaro, lucido, schietto e preciso: senza la presa di coscienza civile, e l’attività imprenditoriale congiunta, l’Area dello Stretto rimarrà sempre più un sogno rispetto all’auspicata realtà.
