Il recupero del Tirone. Un’insostenibile alchimia

Il recupero del Tirone. Un’insostenibile alchimia

Il recupero del Tirone. Un’insostenibile alchimia

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sabato 28 Marzo 2009 - 10:26

Gli strumenti attuativi per il recupero del quartiere sono innapropriati

L’aver individuato un unico percorso al quale ancorare sia il recupero dell’antico quartiere del Tirone che la realizzazione di infrastrutture di varia natura, appare come una insostenibile alchimia. Inoltre, le modalità e le finalità della STU sembrano difficilmente conciliabili con l’iter specifico di un “Contratto di Quartiere” e, al contempo, entrambi gli strumenti, risultano inappropriati per un contesto di interesse paesaggistico, storico ed archeologico in virtù del quale la stessa Variante al PRG di Messina classifica l’area come zona “A3”, cioè, tra gli ambiti comprendenti “tessuti caratterizzati da valori storici ed ambientali diffusi, conformati da edilizia minore con impianto viario ed edilizio precedente al terremoto del 1908”, prescrivendo la redazione di un piano particolareggiato.

L’arditezza e la fragilità dell’architettura costruita sulla combinazione tra i suddetti strumenti e l’inadeguatezza di questi ultimi alla fattispecie del Tirone, si sostanziano, inoltre, nel fatto stesso che, per l’attuazione dell’intervento, le deroghe al PRG sarebbero ben dieci, sebbene di diverso peso. Si pongono anche problemi di applicazione della normativa per l’esecuzione di lavori pubblici. L’intervento prevede, inoltre, la demolizione di immobili di valenza storica ed architettonica, secondo criteri selettivi arbitrari e in contrasto con i consolidati princìpi del restauro conservativo.

Infine, non si ritiene che l’area in cui ricade l’antico borgo, già di per sé molto congestionata, possa sostenere la presenza di ulteriori servizi come quelli previsti. Il recupero del Tirone non si concilia con esigenze di natura speculativa così come la città non può essere pensata come un insieme di parti, ma come sistema unico al quale guardare con una visione ampia e articolata che coniughi esigenze diverse, aventi tuttavia quale unico comune denominatore, la gestione di un limitato e complesso territorio urbano.

Il tandem “Bordonaro-Tirone”? anch’essa soluzione insostenibile. Dunque, occorre imprescindibilmente, da una parte, ricalibrare la strumentazione urbanistica in funzione delle attuali esigenze del territorio, individuando le aree per la concertazione tra pubblico e privato, anche negli ambiti di Risanamento, indirizzando gli interventi, per quanto possibile, verso percorsi di recupero dell’esistente e infrastrutturazione piuttosto che verso nuove spropositate edificazioni e altro consumo di territorio e, dall’altra, attivare percorsi per la conservazione delle preesistenze storiche, anche rivedendo iter già avviati.

Messina, infatti, si rivela come un grande giacimento archeologico, una città nella città. Le due città devono convivere secondo una “visione strategica” che compendi la storia dei luoghi con le esigenze della città contemporanea. Le aree di interesse storico-archeologico, collegate idealmente all’antico quartiere del Tirone, potrebbero così disegnare, in una città che si vorrebbe candidare all’impegnativo ruolo di “capitale della cultura”, un grande “parco archeologico urbano continuo” tra terra e mare, in cui la città sia museo di sé stessa, un unico museo all’aperto e sommerso, per lo sviluppo di un’economia basata sul turismo culturale, e l’affermazione di un interesse collettivo che non è la sommatoria di singoli interessi privati, ma una sintesi felice.

Caterina Sartori

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