L’agente Fifa Caramagna scrive una lettera aperta: la sua breve e disastrosa esperienza con l’Acr Messina

L’agente Fifa Caramagna scrive una lettera aperta: la sua breve e disastrosa esperienza con l’Acr Messina

L’agente Fifa Caramagna scrive una lettera aperta: la sua breve e disastrosa esperienza con l’Acr Messina

mercoledì 22 Luglio 2009 - 18:43

Era stato contattato per una collaborazione professionale al fine di costruire la squadra o eventualmente cedere la società: ecco come sarebbe andata a finire

Nel pomeriggio di oggi è arrivata una lettera dell’Agente di Calciatori FIFA – FIGC Giuseppe Caramagna, il quale, per effetto di relazioni esterne, è stato contattato dall’attuale proprietà dell’Acr Messina, dichiaratasi alla ricerca di una collaborazione professionale al fine di costruire una buona intelaiatura della squadra nonché, eventualmente, per valutare eventuali proposte di acquisto. L’Agente ha raccontato nel testo quanto emerso dalla sua breve ma spiacevole esperienza con Di Lullo e compagni. Ecco integralmente quanto diffuso da Caramagna:

Dopo avere assistito ed avere seguito le ultime vicende che hanno interessato il Messina calcio, mio malgrado sono costretto (per rispetto alla mia onestà intellettuale) a informare gli organi di stampa di quanto oggi sta caratterizzando (tristemente) la società calcistica ACR MESSINA. Chi scrive è l’Agente di Calciatori FIFA – FIGC Giuseppe Caramagna, il quale, per effetto di relazioni esterne, è venuto a contatto con il sig. Alfredo Di Lullo ed i suoi collaboratori decidendo di interrompere i rapporti per alcune situazioni (a dir poco “paradossali”) che qui di seguito evidenzio.

Infatti, avendo avuto notizie che l’ACR MESSINA s.r.l. era alla ricerca di collaborazione professionale al fine di costruire una buona intelaiatura della squadra nonché, eventualmente, per valutare eventuali proposte di acquisto, contattavo l’avvocato Maurilio D’Angelo al quale chiedevo lumi sulla situazione. Devo, ad onor del vero, precisare che avevo assunto informazioni sul suddetto professionista direttamente dal foro capitolino e mi era stato riferito che lo stesso era consulente di importanti realtà imprenditoriali e stimato in molti ambienti della capitale.

Effettivamente, i primi due incontri confermavano le notizie riferitemi e decidevo, pertanto, di incontrare anche la proprietà. Dopo un primo incontro con i rappresentanti dell’ACR, venivano avviati alcuni colloqui per programmare una proficua collaborazione. In tal senso, mettevo a disposizione professionisti da me seguiti, disponibili ad appoggiare un progetto pluriennale vincente. Mi rendevo, tuttavia, conto che dopo il primo approccio con il professionista (avv. D’Angelo, per l’appunto), quest’ultimo veniva non più reso partecipe a tutte le incombenze necessarie. Chiedevo lumi in tal senso, ma i proprietari non facevano altro che ribadirmi che il ruolo dello stesso era semplicemente quello del consulente e che non doveva (né poteva) occuparsi di nulla se non di quello che gli fosse stato strettamente delegato sotto l’aspetto legale. Peraltro, avendo ricevuto incarico di trattare l’aspetto economico concernente gli stipendi residui dei calciatori che avevano prestato la loro attività nella stagione 2008/2009, chiedevo di essere assistito in tale compito dall’avvocato ma la proprietà mi dichiarava che era un compito che non spettava al sopra indicato professionista.

Tutto ciò mi appariva anomalo poiché,nella mia militanza e collaborazione professionale in questi ambienti, le società utilizzano i professionisti anche per tali mansioni! Inoltre, appariva anomalo che l’ACR MESSINA non usufruisse dei rapporti dell’avvocato il quale (aspetto da me verificato personalmente) aveva concretizzato un progetto con alcuni dirigenti di squadre operanti nel massimo campionato (tra cui squadre professioniste di prima fascia nella nostra serie A) che sarebbero intervenute garantendo importanti risultati (ovviamente con le variabili del caso, non potendoci essere certezze nel calcio, molto spesso a causa di strani personaggi che si avvicendano per interessi quantomeno in contrasto con la realtà calcistica), in virtù del consolidato rapporto di amicizia con D’Angelo al quale riconoscevano professionalità e competenza.

Pur nelle anomalie, avviavo comunque una collaborazione (pur senza accordi formali), ritenendo che l’investimento, per non andare perduto, avrebbe in ogni caso indirizzato la proprietà sia a sfruttare i rapporti di un professionista che di creare una organizzazione all’altezza della piazza di Messina.

Le mie perplessità (manifestate già precedentemente) trovavano conferma allorquando i calciatori, alcuni dei quali già professionisti, da me portati a Messina venivano fatti dormire in un luogo indecente e le modalità organizzative del cosiddetto “stage”, erano praticamente improntate senza un briciolo di organizzazione ma bensì nel caos totale.

I calciatori che giungevano da diverse località italiane ed anche dall’estero sono rimasti per quasi un’intera giornata in balia di se stessi o assistiti volontariamente, dietro mia richiesta esasperata, dal Sig. Maurizio Valeri(professionista che avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di secondo allenatore e preparatore dei portieri) nonchè da Antonio Cordisco (ottimo centrocampista di qualità già professionista) anche lui a Messina su mio invito per sostenere lo stage in programma ed al quale è stato impedito lo stage in quanto, assieme a parecchi altri, la sera precedente aveva abbandonato l’alloggio di fortuna, di cui accennavo prima, e aiutandomi a trasferire gli altri effettuando diversi viaggi con la propria autovettura, alloggiava presso un Hotel cittadino l’unico che ero riuscito a trovare attraverso una lunga telefonata all’ 892424 vista l’ora tarda.

Io stesso, durante la giornata avevo dovuto assistere alcuni calciatori che arrivavano, in diversi orari, all’aeroporto di Catania per poi restare abbandonati per quasi l’intera giornata in aeroporto aspettando un fantomatico pulmino che dopo le innumerevoli proteste e le conseguenti scuse bugiarde, giungeva in condizioni precarie subito dopo le ore 20,00; in quanto alle condizioni precarie dico soltando che abbiamo dovuto viaggiare a nostro rischio e pericolo con un mezzo che, fra l’altro, ha percorso l’autostrada con un solo faro e forse era il guaio minore; alla guida una signora la quale apprendo, successivamente, faceva parte della famiglia del Dr. Arturo Di Mascio. Quest’ultimo tassello mi diede l’esatta dimensione di quale fosse la disorganizzazione che avrebbe dovuto gestire il rilancio del glorioso blasone dell’ACR Messina.

Naturalmente mi sono dovuto fare carico, così come avevo fatto per l’intera giornata e proseguito anche l’indomani, di tutte le spese di vitto ed alloggio nonchè trasferimenti con noleggio di autovettura per una buona parte di calciatori e ritengo doveroso dire che il mio rammarico più grande è stato quello di apprendere che due calciatori professionisti provenienti in ritardo dalla Francia, a causa del disastro ferroviario di Viareggio che coincise in quella occasione, sono arrivati a Messina quando io e circa 26 calciatori avevamo abbandonato la Città per rientrare alle rispettive residenze; naturalmente, conservo la documentazione e le relative ricevute delle spese citate in quanto, fra l’altro, il Sig. Di Lullo mi diceva di non preoccuparmi che mi sarebbero state rimborsate e naturalmente, aggiungeva, che non era possibile nell’immediato in quanto la parte amministrativa la curava la Signora Marcella Chierichella e al momento non sapeva quando sarebbe stata presente.

Venivo, in tal senso, trattato in modo indecoroso e decidevo (perdendo notevoli somme anticipate nel consentire ai calciatori di raggiungere e successivamente, di lasciare Messina) di interrompere il rapporto. Chiamavo anche l’avvocato Maurilio D’Angelo il quale mi dichiarava che ormai lui aveva rinunciato all’incarico. Rimanevo allibito ma ritenevo, a quel punto, conclusa ogni forma di collaborazione. Nei primi giorni di luglio, tuttavia, ricevevo una chiamata dal sig. Alfredo Di Lulllo che mi palesava la volontà di cedere l’ACR avendo avuto difficoltà di gestione della stessa per pretesi condizionamenti locali.

Pur nella incredulità, mi attivato e richiamavo il Di Lullo il quale, dopo tante “mancate” risposte, proprio in data odierna, con un messagio lasciato nella mia segreteria telefonica, dichiarava che il Messina non era in vendita se non per un prezzo di 1.000.000 di euro.

Lascio a voi ed a chi di competenza tutte le considerazioni del caso ma sentivo la necessità di evidenziare alla stampa ed agli sportivi quanto ha caratterizzato la mia pur breve esperienza al “servizio” dell’ACRMESSINA.

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