Reportage: le fontane monumentali di Messina

Reportage: le fontane monumentali di Messina

Reportage: le fontane monumentali di Messina

mercoledì 09 Settembre 2009 - 01:52

La particolarità di una grande risorsa da valorizzare. Tra luci e ombre, in photogallery il nostro viaggio attraverso l'acqua che zampilla in città

Tra i più affascinanti modelli di arredo urbano, le fontane rappresentano un meraviglioso connubio fra l’arte dell’uomo e la magia dell’acqua: un ammaliante intreccio fatto di suoni, colori ed immagini plasmate nella pietra. Anche a Messina adornano piazze, slarghi ed angoli più o meno nascosti, rappresentando elementi di spicco della collezione monumentale cittadina.

Il tour non può non iniziare da piazza Duomo, dove spicca la superba fontana di Orione, opera di Giovanni Angelo Montorsoli, discepolo di Michelangelo, datata 1553. Definita dal Berenson “la più bella fontana del cinquecento europeo”, la sua esistenza è legata alle celebrazioni per la costruzione del primo acquedotto cittadino. La figura di Orione, mitico fondatore della città, si erge su una struttura piramidale a coppe sovrapposte e legate ad uno stelo principale riccamente decorato. Sull’orlo della vasca principale si trovano le statue personificate dei fiumi Nilo, Tevere, Ebro e Camaro (il corso d’acqua cittadino che riforniva la fontana).

Alle spalle della Cattedrale, in largo S. Giacomo, si trova ciò che rimane delle cosiddette “fontane dei quattro cavallucci”, il cui complesso monumentale era ubicato nell’antica piazza di Santa Maria La Porta. Delle due vasche di marmo ancora esistenti, solo una è posta in funzione all’interno di una graziosa aiuola allestita dal Garden Club di Messina, mentre l’altra giace parzialmente interrata affianco agli scavi che hanno portato alla luce i resti della chiesa di S. Giacomo.

In via Consolato del Mare, lateralmente a Palazzo Zanca, è collocata la grande vasca circolare della fontana Senatoria, così chiamata per i nomi dei senatori messinesi (committenti) riportati lungo il bordo di una tazza circolare sbaccellata che si erge sul un basamento centrale. Le sette targhe in rilievo rendono i cognomi De Iudice, Franciò, Marullo, Moleti, Zuccarato, Cirino e De Celis, nonché l’anno della sua realizzazione: 1619. Appena più avanti, in piazza Unione Europea, si notano ai lati della grande scalinata che conduce al Municipio due vasche acquatiche risalenti alla costruzione della sede comunale (1924). Dalla semplice struttura semicircolare, sono decorate dallo scudo crociato messinese e animate da vivaci getti d’acqua.

Proprio di fronte alla fontana Senatoria, invece, si ammira il prospetto del palazzo INA-INPS, attraversato da un’elegante galleria coperta da vetrate di cui si auspica prima o poi una piena fruizione da parte della cittadinanza. Ai quattro angoli dell’isolato, alloggiate in ampie nicchie, si notano altrettante fonti composte da vaschette sovrapposte che donano ulteriore grazia all’edificio.

Ritornando in piazza Duomo e imboccando la via I settembre, all’incrocio con via Cardines risaltano agli angoli dei fabbricati due delle quattro fontane che nella Messina pre-terremoto abbellivano l’importante quadrivio. Scolpite rispettivamente da Ignazio Buceti (1714) e Antonio Amato (1742), le fontane sono riccamente decorate con vasche, tritoni e cavallucci marini. Le due mancanti, opera di Innocenzo Magnani (1666) e ancora di Antonio Amato (1742), sono custodite presso il Museo Regionale.

Proseguendo lungo la strada si giunge a piazza della Repubblica, dove a far da controaltare alla stazione centrale è posta una grande vasca in marmo circolare caratterizzata da intermittenti giochi d’acqua. Questa essenziale ma vivace fontana, costruita nel 1902 su disegno dell’Ing. Leandro Caselli per celebrare la realizzazione del nuovo acquedotto cittadino, era posizionata originariamente nell’antica piazza Cavallotti ed è stata risistemata nell’attuale sito dopo il secondo conflitto mondiale.

Il viaggio attraverso le nostre fontane monumentali oltrepassa l’ansa portuale e fa tappa a piazza Unità d’Italia per incontrare uno dei simboli della città dello Stretto: la splendida fontana di Nettuno, secondo lavoro (1557) del Montorsoli a Messina. Essa raffigura il dio Nettuno nell’atto di quietare le acque. Incatenati ai suoi piedi i terribili mostri Scilla e Cariddi, insieme a figurazioni di cavalli marini e delfini (simboli di Zancle in antiche monete). Le statue del Nettuno e di Scilla sono copie ottocentesche rispettivamente di Gregorio Zappalà e Letterio Subba; le statue originali sono esposte al Museo Regionale. L’opera era collocata fino al 1908 in posizione centrale lungo le banchine del porto, rivolta verso l’abitato. Nel 1934 è stata posizionata in direzione del mare di fronte al palazzo del Governo.

Poco distante, tra i viali della cittadella fieristica, sono conservate altre due belle opere. La prima è una ottocentesca fontana in ghisa, opera di fonditori locali, ornata da variegati motivi e decorazioni floreali. La seconda è una fontana barocca con cavalli marini e putto con delfino, nota come fontana Brugnani dal nome dello scultore messinese che la scolpì nel 1738. Proveniente dal Monastero di San Gregorio, poco prima del 1900 fu trasferita presso la Villa Umberto, nell’attuale sito della Fiera Campionaria e qui è stata sistemata definitivamente nel 1938.

Nell’attiguo spazio della “passeggiata a mare”, in sostituzione di una vasca degli anni cinquanta abbandonata da tempo, è stata eretta nel 2005 la fontana Bios, opera del messinese Ranieri Wanderlingh e dono alla città da parte della -Gazzetta del Sud- in occasione del cinquantenario della sua fondazione. E’ un’opera d’arte contemporanea il cui significato simbolico è quello della vita che continuamente si rigenera.

Seguendo il corso Cavour, che ci riporta verso il centro storico, incrociamo largo Seguenza al centro del quale è posta la settecentesca fontana della Pigna. Di Autore ignoto, probabilmente proveniente da un cortile del Seminario Arcivescovile, è composta da tre gradevoli vasche sovrapposte, culminanti – appunto – in una pigna.

Giunti a piazza Antonello, si sale tramite la via S. Agostino fino a piazza Basicò ove è posizionata la fontana Falconieri, dal nome dell’architetto che la progettò nel 1842. L’eclettica struttura è caratterizzata da una grande vasca ottagonale che richiama l’antica piazza Ottagona (oggi Juvarra) dove era anticamente collocata, nonchè da quattro statue sistemate in corrispondenza di quattro vertici della suddetta vasca principale. Sono mostri marini con testa d’uomo, di delfino, di leone e grifone. La fontana, in particolare, fu edificata per festeggiare il diciottesimo centenario dell’arrivo in città della Lettera di Maria di Nazareth. A tal proposito si noti come le più varie celebrazioni si correlano spesso alla costruzione delle fontane monumentali, specie laddove queste circostanze sostanzino occasioni per riaffermare la ricchezza e il rango della città.

Tornati sul corso Cavour, si raggiunge infine piazza Gennaro che segna l’inizio della via XXIV maggio. Qui, seminascosta dalla folta chioma degli alberi, ha ottenuto alloggio la Fontana dell’Acquario, meglio nota come “fontana Gennaro”, quasi certamente in riferimento alla famiglia che ne finanziò la posa in essere. Da lì anche il nome della piazza. Datata 1602, talvolta attribuita a Rinaldo Bonanno o ad un suo allievo, la fontana raffigura un putto acquaiolo seduto sopra un globo ornato con i segni dello zodiaco.

Tra le altre fontane – forse meno imponenti e ricercate, ma comunque degne di essere menzionate – si ricordano la graziosa fontanella Arena situata sul viale Boccetta, la grande vasca circolare di largo La Corte Cailler, una piccola fontana settecentesca all’interno del Monte di Pietà, la popolare fontana di Paradiso lungo la riviera nord, nonché la fontana di Granatari (o quanto meno ciò che ne resta) nell’omonima rotonda.

Tiriamo le somme. Il quadro emerso nel nostro “giro” è certamente più consolante rispetto a qualche anno fa. Quanto meno alcuni getti d’acqua possono essere definiti tali, assolvendo a quella che è l’imprescindibile funzione primaria di una fontana. Invero non mancano le noti dolenti. Il pensiero corre alla fontana del Nettuno ancora mortificata e svilita da quelle odiose barriere new-jersey che “temporaneamente” insistono ai suoi piedi (e in tanti altri spazi cittadini!), così come il marciapiede ancora squarciato dalla costruzione della sede tranviaria (2003!) e le auto soventemente parcheggiate quasi fin dentro la vasca (tra Scilla e Cariddi!). Tutto ciò in uno dei luoghi potenzialmente più belli di qualsiasi centro urbano, se appunto non fossimo a Messina. Maglietta nera anche per le fontane collocate in Fiera, sperando che possano presto uscire dall’oblio insieme a tutto quel meraviglioso affaccio a mare. Oblio che ha ormai avvolto le fontanelle di piazza Cairoli, dismesse dal Comune dopo pochi anni di vita e opportunamente lasciate al loro destino. Per non parlare della fontana “dimenticata” sottoterra a largo S. Giacomo (fateci caso, proprio accanto al pannello informativo degli scavi…). Una maggiore pulizia sarebbe inoltre auspicabile per le aiuole intorno alla fontana di piazza della Repubblica, dove al posto di erbacce e rifiuti una volta c’erano prato e fiori. Emblematica la situazione della fontana Bios: più volte ripulita, più volte imbrattata da pseudo-graffitari (ma un paio di telecamere?).

Pur tuttavia, a piccoli passi, qualcosa si muove. Da palazzo Zanca è giunta nei mesi scorsi la notizia che l’Assessorato ai Beni culturali, retto dal vicesindaco e deputato regionale Giovanni Ardizzone, sta predisponendo un progetto pensato per captare fondi comunitari che verrebbero utilizzati per la ristrutturazione e la valorizzazione delle principali fontane cittadine. Notizie che consolano e di cui speriamo si possano vedere i frutti il prima possibile.

Le fontane monumentali messinesi, comunque vada, costituiscono elementi di grande pregio non solo dal punto di vista artistico, ma anche storico, specialmente per la loro capacità di raccontarci le cose andate o di cui si sono perse momentaneamente le tracce. Queste opere rappresentano nel loro insieme alcune delle pietre miliari con cui costruire il ponte che prima di tutti va eretto a Messina: quello con il passato. Perché conoscere nell’intimo la propria terra è senz’altro il primo passo per difenderla e amarla davvero.

In photogallery il nostro viaggio -by night-

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