Non si placano le polemiche sulla sentenza della Corte Europea che ha disposto la rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche
Un secolare simbolo di unione, trasformato in uno strumento di “rottura”. Non possiamo ovviamente che riferirci alla querelle nata intorno alla sentenza della Corte Europea che ha appunto “sentenziato” l’eliminazione del crocifisso, segno della passione di Cristo, dalle aule scolastiche. Ciò perché, affermano i giudici «è da considerare una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni e una violazione alla libertà di religione degli alunni».
Una decisione, quella presa dalla corte, che ha accolto il ricorso di una cittadina italiana, originaria di Abano Terme, ma da tempo residente in Filanda, che ha legittimamente sollevato un vespaio di polemiche; che ha diviso e continua a dividere suscitando l’indignazione di quanti sono trovano costretti a rinunciare dal rivolgere uno sguardo, ogni mattina, alle radici cristiane della propria esistenza. Sull’argomento non sono certo mancati gli interventi di politici, sia di destra che si sinistra, tutti indirizzati nella medesima direzione, quella cioè di non poter condividere il verdetto delle Corte Europea. Massima, ovviamente, l’indignazione manifestata dalla Cei,.
Nel dibattito interviene oggi anche il presidente del consiglio comunale Giuseppe Previti che parla rivolgendosi direttamente ai genitori di Abbano Terme: «Cari genitori di Abano Terme togliere il Cristo dalla scuola significa metterlo nuovamente in croce, come accadde duemila anni fà e come accade quotidianamente di fronte alle sofferenze provocate dall’essere umano. I cristiani conoscono un Dio risorto – quello in croce e un memoriale che ci ricorda la buona novella, il passaggio dalla morte alla vera vita, ovvero che cristo è morto ed è risorto per ognuno di noi e ci ha indicato una via di salvezza, se lo vogliamo – certo non è morto di vecchiaia. Quel povero Cristo messo in croce in quella parete fredda di un’aula scolastica cosa ha fatto di così male? Pensate che con quelle braccia distese non avrebbe accolto anche la vostra laicità? O avrebbe criticato il buddista o il musulmano o l’induista o chiunque appartenga ad altra religione o setta? O non sarebbe stato più corretto chiedere l’esposizione del simbolo della vostra fede senza togliere ed offendere il simbolo di quella altrui?»
