I tredici lunghi mesi di una fogna a cielo aperto a Camaro S. Paolo

I tredici lunghi mesi di una fogna a cielo aperto a Camaro S. Paolo

I tredici lunghi mesi di una fogna a cielo aperto a Camaro S. Paolo

lunedì 04 Gennaio 2010 - 10:30

La denuncia del consigliere della III circoscrizione Libero Gioveni: «E’ scoppiata il 4 dicembre 2008 in via La Rocca, non è stata ancora riparata!»

«Esattamente tredici d’attesa per riparare una condotta fognaria e ancora non si è dato inizio ai lavori di riparazione». La denuncia è di Libero Gioveni, consigliere Pd della III circoscrizione, che invoca l’intervento del sindaco Buzzanca e non a caso usa il termine “inverosimile” a proposito di quanto racconta: «La fognatura che è “scoppiata” il 4 Dicembre 2008 sotto le baracche di via La Rocca a Camaro S. Paolo e che ha costretto Palazzo Zanca a sistemare in emergenza abitativa tre famiglie baraccate (iniziando dall’ormai famosa famiglia Maceli che – ci si ricorderà – era stata ospitata in albergo per ben 2 mesi prima dell’assegnazione di un alloggio) non è stata ancora riparata. Facile immaginare l’esasperazione di tutti i residenti di via La Rocca, costretti tuttora a convivere giornalmente con liquami a cielo aperto, grossi topi, blatte, zanzare e odori malsani, tanto da spingere gli stessi a presentare nei mesi scorsi anche un esposto alla Procura della Repubblica».

«Proprio in questi giorni di festa – aggiunge Gioveni – una signora residente in una baracca, alzando la tavoloccia del water, ha avuto la sgradevolissima sorpresa di vedersi uscire un topo. Intanto, però, nonostante l’impegno (quanto meno nelle intenzioni) da parte degli enti interessati, nulla di concreto ancora è stato fatto. L’Amam, ad onor del vero, ha da sempre manifestato la volontà di riparare la condotta fognaria sottostante le baracche, ma di fatto non può ancora intervenire se non prima Palazzo Zanca demolirà le stesse baracche; il Dipartimento Risanamento, dal canto suo, vorrebbe iniziare i lavori di demolizione, ma non può farlo se non prima Messinambiente provvederà a prelevare e smaltire le lastre di eternit dai tetti delle baracche; Messinambiente, a sua volta, attende da mesi l’approvazione di un affidamento di 80 mila euro nel quale sarebbero inclusi anche i lavori di prelievo e smaltimento dell’amianto nella baraccopoli di Fondo De Pasquale. Morale: il “fiume” di fogna è ancora lì, tra lo sdegno e l’incredulità dei residenti (ormai pronti ad inscenare eclatanti forme di protesta) le cui condizioni igienico-sanitarie sono veramente da “terzo mondo”. Se si considera, infine, che le 5 baracche vuote corrono anche il serio rischio di essere rioccupate, la frittata è fatta».

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