Per molti la paura di tornare in quelle strade considerate non sicura supera la voglia di voler riconquistare la normalità. Su approfondimento la lettera completa consegnata al prefetto dopo la manifestazione di ieri
Una lunga e dettagliata lettera (visualizzabile integralmente ciccando su APPROFONDIMENTO) da far pervenire a Roma, quella che una rappresentanza dei cittadini di Giampilieri che ieri hanno manifestato di fronte gli uffici del Palazzo del Governo, ha recapitato al prefetto Alecci, su esplicita richiesta di quest’ultimo . Il rappresentante istituzionale ha infatti dichiarato di comprendere bene le preoccupazioni espresse dagli abitanti destinati al rientro nelle “zone verdi”, i quali si sono detti preoccupati dei criteri con cui, nell’ordinanza sottoscritta dal soggetto attuatore, è stato predisposto il rientro a casa di parte degli sfollati.
Una protesta, quella inscenata ieri da un gruppo ridotto di cittadini per non creare traffico o impedimenti alla circolazione in pieno orario di punta, che non va tuttavia sottovalutata, perché segno evidente della duplice realtà che si sta pian piano delineando all’interno della comunità di Giampilieri, la più colpita dai fatti del primo ottobre, a seguito della cartografia realizzata dal team dell’ufficio commissariale che divide il territorio in zone verde, gialle, viola e rossa, a seconda della sicurezza o della pericolosità dell’area. Perché se da un lato c’è chi “spinge” per il rientro a casa di quanti, ormai da quattro mesi, sono stati costretti ad un allontanamento forzato, dall’altro c’è chi, non sentendosi tutelato, ha deciso di prendere le dovute precauzioni. Emblematica a tal proposito quanto dichiarato da uno dei cittadini, una sorta di paradosso nel paradosso: «Ora come ora devo ritenermi fortunata se la mia casa è ancora in zona rossa, almeno non sono costretta a tornare a casa».
Un esempio, quest’ultimo di come quanto elevato sia il grado di preoccupazione tra chi, da subito, ha manifestato più di qualche dubbio rispetto alle analisi effettuate dall’ufficio commissariale. «Specificando l’estrema lealtà della natura spontanea della nostra iniziativa – si legge nella lettera – senza avere la pretesa di rappresentare tutte le legittime istanze ed emozioni della collettività colpita dal dramma, Le chiediamo che a coloro i quali lo richiedessero, stante l’evidente stato di rischio, venga riconosciuta in termini di diritto la facoltà di potere rinviare il rientro nelle abitazioni, nelle more di messa in sicurezza degli abitati, con la facoltà di optare tra le opzioni di sostegno alla popolazione, previste nelle diverse ordinanze emesse».
E dunque, pur essendoci la voglia di tornare alla normalità e di ricominciare, come riconosciuto dagli stessi residenti di Messina sud che ieri hanno partecipato alla focacciata “inaugurale” per al riapertura della Trattoria-pizzeria Zio Billy, tanta è la volontà di essere ascoltati, il desiderio di non veder “ignorate” le richieste di sicurezza e di certezza prima di mettere di nuovo piede tra quelle strade che hanno visto morire amici e parenti. Una vita parallela quella che si vive all’interno della comunità di Giampilieri, come testimoniato anche dalla parole di Placio Scionti (vedi articolo correlato), che vede forse “contrapposte” le esperienze di chi, pur avendo vissuto in prima persona quella notte ha però avuto la fortuna di non subire perdite e lutti e quelle di chi, invece, il primo ottobre ha visto morire la propria famiglia e scomparire il futuro.
(foto Sturiale)
