Il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, lancia l'allarme sulla longa manus della mafia nella pubblica amministrazione.

Il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, lancia l’allarme sulla longa manus della mafia nella pubblica amministrazione.

Il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, lancia l’allarme sulla longa manus della mafia nella pubblica amministrazione.

martedì 29 Gennaio 2008 - 21:01

Nella relazione semestrale della Dia gli intrecci tra politici e boss. Anche a Messina

Le infiltrazioni della criminalità organizzata nella pubblica amministrazione sono fortissime nelle regioni del Mezzogiorno. È quanto emerge dalla relazione annuale presentata dalla Direzione nazionale antimafia guidata da Piero Grasso. Secondo la Dna, le maggiori inchieste giudiziarie avviate dalle procure Distrettuali antimafia riguardano collusioni fra boss e politici, ma soprattutto fra esponenti della criminalità organizzata e amministratori pubblici.

Procedimenti penali che puntano a far luce su questo intreccio sono stati avviati dai magistrati dei distretti di Napoli, Messina, Salerno, Catanzaro, Reggio Calabria e Cagliari.-Una parte rilevante dell’azione di contrasto – si legge nella relazione – risulta essere stata svolta dalla procura distrettuale antimafia di Palermo che, per numero e qualità delle investigazioni, ha assunto sicuramente una posizione di preminenza nella repressione delle condotte di contiguità politico-mafiosa-.

A Messina, ha aggiunto il procuratore Grasso, si indaga su collusione tra esponenti della pubblica amministrazione e cosche per il controllo di lavori ed appalti pubblici, sulla infiltrazione della criminalità nel settore rifiuti, mentre un’altra inchiesta nella provincia messinese rivela l’attività di scambio di voti e gestione deviata degli appalti.

I politici di diverse regioni meridionali avrebbero pagato somme di denaro ai boss delle organizzazioni criminali per ottenere voti nelle ultime consultazioni elettorali. I magistrati hanno analizzato anche lo scambio elettorale politico-mafioso che ci sarebbe stato in diverse città del Sud.

-Non è possibile prevedere con ragionevole certezza quali saranno, dopo l’arresto di Bernardo Provenzano, le strategie di Cosa nostra; in particolare, non è possibile prevedere se continuerà la strategia (finora perseguita) di sommersione-. È l’analisi della Direzione nazionale antimafia, nel suo rapporto annuale, in cui delinea i prossimi scenari di Cosa nostra a Palermo. La Dna non esclude il pericolo di un ritorno alle armi delle cosche.

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