Messina. Rifiuti nel torrente Santo Stefano, tutti gli indagati

Messina. Rifiuti nel torrente Santo Stefano, tutti gli indagati

Alessandra Serio

Messina. Rifiuti nel torrente Santo Stefano, tutti gli indagati

venerdì 15 Maggio 2026 - 20:14

Gli altri nomi coinvolti nell'inchiesta che ha portato all'arresto dei fratelli imprenditori Pellegrino

Sono stati notificati tutti i 21 avvisi di garanzia spiccati dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina nell’ambito dell’inchiesta che ha portato ai domiciliari i fratelli Nicola e Domenico Pellegrino, imprenditori del movimento terra di Santa Margherita, a sud della città, e alla sospensione dalle attività per Roberto Cacopardo.

Rifiuti nel torrente, tutti i nomi

L’indagine della Dia riguarda anche: Giuseppe Culici (44 anni) Roberto Repici (44), Filippo Repici (78), Giovanni Romeo (60), Massimo Scopelliti (35), Santi Molonia (42), Sebastiano Abbate (37), Marco Di Bartolo (35), Cristian La Torre (37), Roberto Foti (56), Paolo De Francesco (50), Salvatore Pontillo (67), Massimo Lo Presti (47), Antonino Foti Sparacino (45), Raffaele Parisi (37), Alfredo Manganaro (58), Salvatore Rappato Cantali (67) e Angelo Calvo (50).

I droni che pedinavano i camion e i guai giudiziari dei Pellegrino

Tra loro ci sono i committenti dei lavori gestiti effettivamente dai Pellegrino, i titolari degli impianti di discariche, i rappresentanti delle società ruotanti intorno alle imprese dei Pellegrino, gli autisti dei mezzi utilizzati per lo smaltimento irregolare dei rifiuti edili e il movimento terra. Dopo gli arresti e i sequestri operati dagli agenti dell’Antimafia che li ha monitorati grazie al supporto della Guardia di Finanza, i Pellegrino attendono ora il confronto col giudice per difendersi e offrire la loro versione dei fatti. Oltre ad aver “pedinato” i camion coi droni e aver scoperto che sversavano in maniera incontrollata il materiale edile dei lavori, gli investigatori hanno intercettato i due imprenditori, scoprendo che malgrado i provvedimenti giudiziari – nel 2018 è diventata definitiva la confisca antimafia di 50 milioni di euro – i Pellegrino continuavano ad operare tramite prestanome.

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