Caso Campagna. L'accusa alla Corte: confermate la condanna all'ergastolo per Alberti e Sutera

Caso Campagna. L’accusa alla Corte: confermate la condanna all’ergastolo per Alberti e Sutera

Caso Campagna. L’accusa alla Corte: confermate la condanna all’ergastolo per Alberti e Sutera

martedì 12 Febbraio 2008 - 15:08

MESSINA. La conferma dell’ergastolo per Gerlando Alberti jr e Giovanni Sutera per l’accusa di omicidio, la condanna a 4 anni per Agata Cannistrà e Ornella Federico per il reato di favoreggiamento, con in più il riconoscimento dell’aggravante di aver agito con metodi mafiosi, la conferma nel resto della sentenza di primo grado. Il sostituto procuratore generale, Marcello Minasi, ha avanzato oggi le sue richieste alla Corte d’appello che si sta occupando della morte di Graziella Campagna, la sedicenne di Villafranca uccisa il 12 dicembre 1985.

Le richieste del pg sono arrivate poco prima delle 15, al termine di quasi quattro ore di accorata discussione, durante le quali Minasi ha ricostruito gli ultimi giorni di Graziella, così come raccontanti nel fascicolo di indagine, le dinamiche dell’assassinio, il contesto nel quale è maturato e la lunga e travagliata vicenda processuale che ne è seguita.

-E’ un delitto terribile – ha detto Minasi a conclusione – terribile sia per le modalità con il quale è stato eseguito e per la vittima, immolata sull’altare degli assetti di interessi che per un certo periodo di tempo hanno dominato la nostra città-. La causale dell’omicidio, secondo Minasi, non è da cercare solo nel fatto che Graziella Campagna aveva forse scoperto la falsa identità dietro la quale si celavano il boss latitante Gerlando Alberti e il suo braccio destro, Giovanni Sutera, ma il tentativo di tenere segreto lo stesso contesto. Cioè l’ambiente che fa da sfondo alla vicenda, il regno di don Santo Sfameni di Villafranca.

Un omicidio barbaro, eseguito con modalità rituali mafiose, che doveva servire di monito ad altri. Monito che non ha impedito ad alcuni pentiti di rilasciare precise dichiarazioni,chiamando in causa Gerlando Alberti e la longa manus di Sfameni,a coprire la sua latitanza. Dichiarazioni che però, ha concluso Minasi, non costitutiscono la prova principale, ma rafforzano, confermano e delineano la causale -autoevidente- del delitto.

Alla prossima udienza sarà la volta dell’avvocato Fabio Repici, legale della famiglia Campagna.

Intanto, è stata fissata ai primi di marzo l’udienza davanti alla Suprema Corte chiamata a decidere sulla richiesta di spostare il processo ad altra Corte d’appello.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED