Secondo gli esponenti del 'Comitato Ponte Subito' la manifestazione di sabato a Cannitello è stato un flop: -erano solo quattromila, dicevano che sarebbero stati dieci volte di più-. E' il risultato della politicizzazione del movimento 'No Ponte'?
-Il No al Ponte è più un fatto mediatico che un reale atteggiamento della popolazione-: a sostenerlo è il ‘Comitato Ponte Subito’ che etichetta come un ‘Flop’ la manifestazione di sabato a Cannitello.
Secondo la questura di Reggio Calabria, che ha seguito l’evento, i partecipanti erano appena quattromila a fronte dei 30.000 attesi alla vigilia: il movimento ‘No Ponte’ si sta sgonfiando?
Ne sono convinti gli esponenti del ‘Comitato Ponte Subito’, tra cui il prof. Bruno Sergi (nella foto), docente di Economia Internazionale nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Messina e professore di economia anche in Polonia, Belgio, Inghilterra e Stati Uniti d’America. E’ stato inoltre nominato pochi giorni fa membro dell’Advisory Board (Comitato Scientifico) del Centre for MENA Banking, Finance & Economics presso la London Metropolitan Business School: si tratta di un centro in fase inziale e il comitato scientifico è ristretto a pochi importanti bankers della city londinese e pochi docenti universitari.
-MENA- significa: Middle East And Nord African. Il centro è unico al mondo e nasce con l’obietivo di diventare un punto di riferimento mondiale per lo studio di queste economie emergenti.
-La gente – è scritto su una nota pubblicata sul sito internet del Comitato – a cui sempre più spesso si appellano, per sostenere le proprie tesi, funzionari di partito, dirigenti di associazioni cosiddette ambientaliste e intellettuali in servizio permanente effettivo, va da tutt’altra parte, non abbocca più ai canti, ormai striduli, ripetitivi e stonati, delle sinistre sirene. Già i risultati elettorali erano stati una netta conferma del rifiuto del No al Ponte. A Messina le vittorie al Comune, alla Provincia e l’apporto al successo di Lombardo alla Regione; e a Reggio Calabria, il successo di Peppe Scopelliti, si sono verificati ben conoscendo, gli elettori, gli orientamenti dei rispettivi candidati a favore del Ponte. Gli stessi sondaggi hanno registrato, senza soluzione di continuità, ormai da molto tempo, una forte maggioranza a favore della costruzione del manufatto. E infine le manifestazioni di questi ultimi giorni che fanno dire che ‘errare umanum est, perseverare è da sciocchi’-.
Il Comitato entra nel merito delle manifestazioni organizzate dalla ‘Rete No Ponte’ spiegando che -il primo flop si è avuto con la manifestazione (si fa per dire) del 5 dicembre quando si son viste, in quel di Messina, più bandiere rosse che manifestanti (eran trecento giovani e forti, ma politicamente insignificanti). Il 19 hanno tentato la rivincita, con i soliti slogan negativi senza costrutto, sul dirimpettaio suolo calabro di Cannitello dove, comunque, il 23 dicembre apriranno i cantieri della variante ferroviaria, opera propedeutica per avviare entro alcuni mesi le attività di costruzione del Ponte di Messina.Il flop di questa seconda manifestazione brucerà certamente in modo forte sulla pelle degli organizzatori. Strombazzata su ogni media: giornali locali e nazionali, televisioni italiane ed estere, radio pubbliche e private, internet con i gruppi di facebook e l’onda viola, e la ‘Rete NoPonte’, e l’adesione della Giunta Regionale Calabria che per l’occasione, dopo la denuncia del ‘Comitato Ponte Subito’, si libera delle azioni della Società, e dopo i proclami di ‘illuminati’ professori, che fanno sfoggio di ‘verità e certezze’ ma ricercano solo una propria visibilità, la manifestazione è stata una nuova Caporetto e ciò malgrado le ‘truppe cammellate’, sempre meno numerose, che vengono spostate su ogni scenario dove è necessario un protagonismo da far rimbalzare mediaticamente. I media amici, prima del 19, avevano parlato di centinaia e centinaia di adesioni di sigle, associazioni, partiti ed Enti locali. Previsioni strombazzate dagli organizzatori che parlavano di oltre 30.000 manifestanti con un’organizzazione che rasentava il paramilitare. Il giorno dopo il 19 dicembre sono rimaste le centinaia e centinaia di sigle, ma i partecipanti si sono ridotti a circa 4.000 unità in larga parte portate da lontano e apertamente schierate contro il Governo in carica. Abbiamo visto funzionari di partito, dirigenti di associazioni, soggetti schierati politicamente contro il Ponte. Ma mancava la gente. Cosa che, oltretutto, i media amici dei No Ponte non hanno evidenziato, e gli intellettuali, perennemente al servizio della demagogia, hanno nascosto a se stessi. Sì, mancava la gente, quella comune, quella locale, quella ch’è stanca d’essere presa per i fondelli, quella che non intende più essere manovrata per fini politici, quella che non può dimenticare che la sinistra, prima dell’avvento di Berlusconi, ma in parte anche dopo, ha sostenuto il Ponte e la sua realizzazione, per poi abbandonarlo dato che prima Craxi e poi Berlusconi ne avevano fatto un cavallo di battaglia considerando il Ponte una scelta strategica per il rilancio economico delle due regioni interessate e per l’intero sistema Italia-.
