Terremoti: un anno dopo L'Aquila, Bertolaso scrive ai Sindaci dei comuni a rischio

Terremoti: un anno dopo L’Aquila, Bertolaso scrive ai Sindaci dei comuni a rischio

Terremoti: un anno dopo L’Aquila, Bertolaso scrive ai Sindaci dei comuni a rischio

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martedì 06 Aprile 2010 - 11:44

Tra questi anche Messina, Reggio, Catania, Palermo, Siracusa, Vibo, Catanzaro, Cosenza. Praticamente quasi tutta la Sicilia e la Calabria. Ma il Capo della Protezione Civile sembra predicare nel deserto...

Ricorre oggi il primo anniversario del terremoto che ha devastato L’Aquila e l’Abruzzo, causando 308 morti, migliaia di feriti e decine di migliaia di senzatetto.

Pochi giorni fa, il 29 marzo, il Capo della Protezione Civile Guido Bertolaso ha scritto una lettera ai Sindaci dei comuni delle zone più sismiche d’Italia, ai Presidenti delle Regioni e delle Province corrispondenti, all’ANCI, all’UPI e all’UNCEM in cui spiega quant’è stato grande lo sforzo delle istituzioni per fronteggiare l’emergenza Abruzzese, sottolineando che è stato dimostrato che «l’Italia intera sa esprimere efficienza, concretezza d’aiuto e solidarietà al momento di una tragedia».

Ma il motivo della lettera è la prevenzione antisismica: si guarda al futuro con l’intenzione di salvaguardare la popolazione da altri eventi drammatici. Bertolaso spiega che «nell’anniversario di questa catastrofe, il Dipartimento di Protezione Civile ha ritenuto opportuno, per rendere omaggio alle vittime della tragedia che ha colpito l’Abruzzo con iniziative concrete e utili concernenti il rischio sismico e le sue possibili conseguenze, promuovere per il prossimo 6 aprile (oggi, n.d.r.) un momento di riflessione e di verifica della prevenzione sismica, che, come anche il terremoto dell’Aquila ha ulteriormente dimostrato, è l’unico strumento efficace di difesa a priori delle conseguenze tragiche dei terremoti in termini di perdita di vite umane».

«L’anniversario del sisma in Abruzzo – prosegue Bertolasopuò aiutarci a ricordare che sono molti, purtroppo, i Comuni Italiani nei quali la popolazione convive con un rischio sismico elevato, che in qualsiasi momento potrebbe dar luogo a un evento drammatico. In questo spirito mi pare possibile proporre nuove iniziative relative alla revisione della classificazione sismica nazionale, nella revisione della normativa per le costruzioni in zona sismica, nell’adozione di provvedimenti per la verifica della vulnerabilità degli edifici pubblici di importanza strategica e nella promozione ed adozione di piani di intervento per la messa in sicurezza delle strutture più a rischio».

Bertolaso, allora, richiamando anche i ‘Criteri di massima per la pianificazione comunale di emergenza – Rischio Sismico’, rivolge ai Comuni ad alto rischio l’invito di dedicare la giornata odierna alla verifica della situazione per quanto concerne le misure adottate nel territorio comunale in materia di prevenzione antisismica, e lo fa proponendo di convocare un Consiglio Comunale aperto, affrontando in quella sede la verifica sulla redazione e sull’aggiornamento del Piano di emergenza comunale, sulla messa in atto delle azioni che garantiscono efficacia e operatività al Piano e, in particolare, migliorare l’informazione alla popolazone per quanto riguarda i comportamenti da tenere in caso di emergenza, in accordo con le procedure del piano, anche attraverso la programmazione di periodiche esercitazioni. Secondo il Capo della Protezione Civile, bisognerebbe inoltre verificare lo stato delle conoscenze sulla vulnerabilità degli edifici pubblici comunali e di quelli strategici e rilevanti che insistono sul territorio comunale con particolare riferimento alle scuole e agli ospedali, nonchè la valutazione di massima della vulnerabilità del patrimonio edilizio privato in relazione all’età degli edifici e al’abusivismo edilizio.

Bertolaso si dice «certo che l’adesione a questa proposta potrà essere un’occasione utile a riprendere il filo, delicato e difficile, delle molte cose da fare per assicurare ai cittadini che abitano centri ad alto rischio sismico il livello di sicurezza che tutti auspichiamo di raggiungere nel più breve tempo possibile».

In conclusione, Bertolaso chiede ai Sindaci di «voler trasmettere le conclusioni cui potrà giungere il Consiglio Comunale sulle iniziative prese e su quelle che si intenre intraprendere» affinchè si possa valutare l’opportunità di erogare ingenti somme di denaro previste dalla legge che proprio dopo il terremoto di L’Aquila ha istituito un fondo per la prevenzione sismica cui possono attingere tutti gli Enti e le Istituzioni meritevoli di progetti realmente validi.

«Così operando – conclude Bertolasotrasformeremo la memoria del terremoto aquilano e delle sue terribili conseguenze, in gesti e iniziative concrete per evitare, in futuro, lutti, pianti e rimpianti di altri nostri concittadini».

Tra i Comuni che hanno ricevuto questa lettera, ci sono Reggio Calabria e Messina, Vibo Valentia e Catanzaro, Catania e Siracusa, Cosenza e Ragusa, Palermo e Crotone oltre alla quasi totalità dei Comuni di Calabria e Sicilia, come quelli di molte altre Regioni Italiane.

Ma chi ha accolto l’invito di Bertolaso?

Chi, oggi, mentre l’Abruzzo piange i suoi morti e si raccoglie nel dolore, pensa a prevenire simili disastri nella propria città e nel proprio paese?

La Calabria tutta e la Sicilia centro/orientale sono una delle zone a più alto rischio sismico d’Europa, e non hanno a che fare con forti terremoti da oltre un secolo. L’ultimo, distruttivo, è stato quello del 1908 nello Stretto di Messina.

Attendere invano, con atteggiamento fatalista, il prossimo episodio simile che sicuramente – prima o poi – si verificherà, significa attentare colpevolmente all’incolumità di se stessi e di figli e nipoti.

E’ impossibile sapere quando la terra tornerà a tremare: forse domani, forse tra un altro secolo. Nessuno può dirlo perchè la scienza non consente previsioni di questo tipo. Ma di certo sappiamo che zone così delicate, prima o poi tornano a muoversi. L’insegna la storia, l’insegna la geologia.

Scienze che dovrebbero, piuttosto che rimanere materie di mero interesse teorico e accademico, stimolare la civiltà a imparare dal passato per costruire un futuro migliore.

Ma, evidentemente, mentre L’Aquila piange i suoi 308 morti e Bertolaso, quasi disperatamente, prega gli enti locali di darsi una mossa, Sindaci e Amministratori pensano ad altro…

(le immagini a corredo dell’articolo si riferiscono alla fiaccolata della scorsa notte, dove in 25mila, a L’Aquila, hanno ricordato la tragedia di un anno fa)

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