«Negli uffici fa troppo caldo»: e le porte dell’Urbanistica rimangono chiuse

«Negli uffici fa troppo caldo»: e le porte dell’Urbanistica rimangono chiuse

«Negli uffici fa troppo caldo»: e le porte dell’Urbanistica rimangono chiuse

mercoledì 14 Luglio 2010 - 08:14

Cronaca di una mattinata nel malmesso stabile che ospita l’importantissimo dipartimento del Comune: è orario di ricevimento, ma le porte sono sbarrate. Tra i motivi principali: l’ultimo piano è invivibile, caldo insopportabile e autorizzazione del medico del lavoro inesistente

Martedì, giorno di ricevimento al dipartimento Urbanistica del Comune. Che non si trova a Palazzo Zanca, ma in un palazzo di via Industriale, con il dipartimento Edilizia privata, il più frequentato dai professionisti “ansiosi” di costruire, dislocato all’ultimo, “caldo” piano dello stabile. Martedì, giorno di ricevimento, ma la prima porta che ci ritroviamo davanti al quarto piano è chiusa. La seconda? Pure. Stesso film per la terza, la quarta, la quinta. Alla sesta troviamo una signora che armeggia disperata con un ventilatore, quando un impiegato ci spiega: «Qui si può rimanere due orette, poi nessuno ce la fa più. Troppo caldo». Il che corrisponde a troppe porte chiuse. La settima è quella dove in teoria dovrebbe esserci Carmelo Pino, dipendente del Comune, in aspettativa perché da qualche settimana sindaco di Milazzo. Ironia della sorta, la sua è l’unica stanza dove ci sarebbe il condizionatore d’aria. «Guardi, entri in questa stanza, mi dica lei come si può lavorare in queste condizioni», ci fa una donna, nella cui stanza le serrande dei balconi sono quasi del tutto abbassate per tener lontano il sole, minaccioso come non mai.

Per trovare le impiegate dell’ufficio Condono edilizio bisogna scendere giù, nell’anticamera della stanza dell’assessore Pippo Corvaja. Lì le due donne si sono “rifugiate” per trovare un po’ di refrigerio e per chiedere aiuto allo stesso assessore. Che l’aiuto non lo ha negato e ha garantito che lo risolverà. Se oggi c’è questa situazione, comunque, in pochi possono stupirsi. L’analisi la fanno i consiglieri comunali Domenico Guerrera e Nello Pergolizzi, che ieri hanno effettuato un sopralluogo. E hanno avuto modo di ricordare che «i locali non hanno avuto alcuna autorizzazione da parte del medico del lavoro, a svolgere l’attività amministrativa», tanto che «le elevate temperature hanno ridotto alcuni locali a dei forni crematori, atteso che sono privi di un sistema di condizionamento della temperatura. A seguito di tali circostanze, capita sovente che i locali vengano abbandonati dagli impiegati, che trovano riparo nei locali sottostanti o nei casi più gravi ricorrono a cure sanitarie, determinando una interruzione di pubblico servizio».

Appare evidente che «i locali non sono adatti allo svolgimento dell’attività, in condizioni ideali per il rispetto della salute dei lavoratori, per cui si determina un calo della produttività con i conseguenti danni erariali». Essendo, lo ricordiamo, locali per i quali il Comune paga ogni anno l’affitto (circa 200 mila euro), Guerrera e Pergolizzi si chiedono «se gli apparecchi per il condizionamento della temperatura sono per contratto a carico del proprietario o se sono a carico dell’amministrazione comunale». Per certi versi poco importa: «Nel primo caso, si chiede di intimare al proprietario di eseguire tutte le opere e di attrezzare i locali di idonei sistemi di condizionamento, nel secondo caso, si chiede all’amministrazione di provvedere, per la tutela della salute dei lavoratori». Purché si faccia qualcosa.

Parliamo, del resto, di uno dei dipartimenti più importanti della macchina amministrativa comunale, e le colline devastate e le gru che si stagliano alte ce lo ricordano quasi quotidianamente. Problemi “climatici” a parte, l’assessore Corvaja reclama da tempo una maggiore attenzione nei confronti soprattutto della dotazione organica degli uffici. In teoria sarebbero 74 gli impiegati, in pratica, tra part-time e “svantaggiati”, si riducono alla metà. Poi accadono episodi come quello raccontato, in cui metà personale manca per il troppo caldo, l’altra metà o è in giro per sopralluoghi o è impegnato in conferenze dei servizi (è in corso quella importantissima sulla sospensione della concessione edilizia alla Residenza di via Torrente Trapani), e la frittata è fatta. I professionisti aspettano. Le pratiche pure. E altre finiscono per passare col silenzio assenso. E nel silenzio la città muore. Con l’assenso di coloro ai quali tutto questo fa comodo, eccome.

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