Appassionati e ricercatori hanno già preso d'assalto le montagne. Ottime prospettive di quantità e qualità
L’autunno che sta iniziando in questi giorni è un autunno che sarà senza ombra di dubbio ricchissimo di funghi: chi ne va ghiotto e già è andato a cercarli, è tornato con i panieri pieni perchè dopo le grandi piogge delle scorse settimane si sono create le condizioni ideali per la crescita di queste prelibatezze nei boschi di tutt’Italia, e anche tra Calabria e Sicilia.
Tutta l’estate è stata fresca e piovosa, senza alcun problema di siccità: lo ha confermato anche la Coldiretti che riprendendo i dati dell’stituto di Scienze dell’ Atmosfera e del Clima del Cnr di Bologna ha analizzato la stagione estiva dal punto di vista delle prospettive autunnali.
-Il risultato è – sottolinea la Coldiretti – un autunno favorevole alla crescita dei funghi per i quali si preannuncia una stagione da record in Italia. Dalle montagne lombarde a quelle venete, dalle colline emiliane alle vallate cuneesi si registrano frenetiche attività di ricerca e con esse si moltiplicano purtroppo i rischi che hanno provocato purtroppo numerose vittime-. Ma anche sull’Appennino è un pullulare di funghi e di loro cercatori.
La nascita dei funghi per essere rigogliosa richiede come condizioni ottimali terreni umidi senza piogge torrenziali, una buona dose di sole e 18-20 gradi di temperatura all’interno del bosco. Proprio quello che s’è verificato ad agosto al centro/nord e a settembre al centro/sud, dove le piogge più violente si sono limitate alle zone costiere perchè vicine al mare che alimentava i più intensi temporali.
L’attività di ricerca dei funghi ha una importante natura hobbistica che coinvolge in autunno moltissimi vacanzieri, ma svolge anche una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta un’importante integrazione di reddito per migliaia di professionisti impegnati a rifornire negozi e ristoranti di prodotti tipici locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici. Si stima che i quasi 10 milioni di ettari di bosco che coprono un terzo dell’Italia possano offrire una produzione di circa 30mila tonnellate tra porcini, finferli, trombette, chiodini e le altre numerose specialità note agli appassionati, cercatori e buongustai che dedicano il proprio tempo libero nelle montagne e nei boschi italiani alla -caccia-, nel sottobosco o sulle tavole, dei gustosi miceli.
Peppe Caridi
