Queste le rivelazioni contenute in un documento anonimo inviato alla Procura di Caltanissetta. Nelle intenzioni dei boss il via ad una nuova stagione delle stragi: nel mirino magistrati e giornalisti. La -provincia babba- ancora punto di incontro tra le cosche?
Messina, la “provincia babba”, scelta come sede dell’incontro tra alcuni dei più pericolosi esponenti dei clan di mafia, ‘ndrangheta e camorra. Queste le inquietanti rivelazioni emerse dal documento inviato da fonte riservatissima alla Dia di Caltanissetta e di cui questa mattina si dà notizia sulle pagine di Repubblica.it. Un lettera con intestazione cancellata e timbro “Riservato”, in cui si parla del summit organizzato dai bossi calabresi, siciliani e campani forse intenzionati a dare il via ad una nuova stragione delle stragi. Nel mirino della malavita i giudici delle due Regioni che si affacciano sullo Stretto e giornalisti scomodi.
Immediato l’allarme in tutte le procure d’Italia, dove sono stati rafforzati controlli e misure di sicurezza: da non dimenticare, proprio qualche giorno fa, il ritrovamento di un bazooka alla procura di Reggio Calabra con telefonata minatoria ancora una volta rivolta al procuratore Pignatone. E proprio Pignatone, con il suo vice Michele Prestipino (determinante il loro lavoro per la cattura di Provenzano), il collega di Caltanissetta Sergio Lari, il suo aggiunto Domenico Gozzo e il sostituto Nicolò Marino (che continuano ad occuparsi della strage di via D’Amelio), sarebbero tra i bersagli prediletti dei boss.
Secondo quanto riferito dalla fonte anonima, proprio dell’attentato ai suddetti magistrati si era già discusso nel corso di un altro summit svoltosi a Messina dove “si dovevano mettere in pratica gli accordi”. Durante l’incontro poi, il rappresentante dei napoletani avrebbe -esposto l’interesse a colpire-, così dice l’anonimo, il magistrato Raffaele Cantone, uno dei simboli della lotta ai Casalesi. Sempre secondo quanto riportato sulle pagine di Repubblica.it da Salvo Palazzolo, “tutti i partecipanti al summit, infine, si sarebbero trovati d’accordo nel colpire Sebastiano Ardita, magistrato in servizio al Dap: -Si occupa del 41 bis-, è scritto nel documento.
La data in cui potrebbe essere avvenuto l’incontro è quasi del tutto cancellata, resta soltanto un -10-, forse riferimento al 2010 ed il passaggio: “C’erano rappresentanti delle famiglie palermitane, uomini della locride e un napoletano-.
Scattate immediatamente le indagini per avere conferma di quanto riportato nel documento anonimo. Notizie che se confermate, fanno di Messina, ancora una volta, pedina silenziosa e complice di uno schiacchiere già ben predisposto.
La foto non si riferisce al casolare di cui si parla nell’articolo
