Sotto chiave 64 immobili e terreni per 460 ettari
I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina hanno posto in esecuzione un decreto di sequestro patrimoniale, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina, in accoglimento della proposta avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, nei confronti di una persona ritenuta socialmente pericolosa ai sensi del Codice Antimafia, per la ritenuta appartenenza alla struttura associativa di tipo mafioso radicata nell’area dei Nebrodi, nota come famiglia dei “Tortoriciani”.
L’indagine Nebrodi 2 e la mafia dei pascoli
La ricostruzione degli elementi posti a sostegno della pericolosità qualificata del soggetto fonda sulle evidenze giudiziarie confluite nell’indagine convenzionalmente denominata “Nebrodi 2”, coordinata dalla Direzione Distrettuale di Messina, riguardante la mafia dei pascoli, articolata sui distinti clan dei Bontempo Scavo e dei Batanesi, che gestivano le attività estorsive tese alle illecite acquisizioni di terreni agricoli, nell’area dei Monti Nebrodi e sul versante tirrenico della Provincia di Messina. Il quadro indiziario risulta arricchito dalle dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia, già appartenenti alla medesima organizzazione mafiosa, operante su quel territorio, confermando il ruolo apicale del destinatario del provvedimento all’interno dell’articolazione mafiosa dei “Bontempo Scavo”, operante nella fascia tirrenica della provincia di Messina.
Truffe all’Agea e fondi europei
L’uomo risulta tuttora sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere in attesa del giudizio di primo grado, essendo stato raccolto a suo carico un grave quadro indiziario accusato in ordine alla partecipazione ad un’associazione per delinquere, finalizzata alla commissione di plurime condotte fraudolente colte all’indebita percezione di erogazioni pubbliche erogate dall’Agea per il sostegno dell’attività agricola, in violazione dei regolamenti dell’Unione Europea. In dettaglio, i comportamenti si sarebbero concretizzati nella presentazione di istanze fittizie, accompagnate da documentazione artefatta, al fine di simulare i presupposti necessari per la percezione dei contributi comunitari, con la consapevole partecipazione degli operatori dei centri di assistenza agricola, attraverso la omissione dei doverosi controlli cui erano preposti.
Gli accertamenti patrimoniali del Gico
Le risultanze investigative, le pronunce giudiziarie e le dichiarazioni convergenti di collaboratori di giustizia hanno svelato lo stabile coinvolgimento del medesimo destinatario della misura patrimoniale, all’interno della struttura mafiosa tortoriciana, con funzioni apicali e di direzione. Gli approfondimenti economico-patrimoniali, delegati al Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Messina, attraverso l’analisi di tutte le attività investigative che lo avevano riguardato, hanno consentito di ricostruire la disponibilità di beni in capo all’uomo ed al suo nucleo familiare, in misura sproporzionata rispetto ai redditi nel tempo dichiarati.
Il dettaglio dei beni sequestrati
Sulla base delle risultanze acquisite, pertanto, il giudice ha disposto l’esecuzione di apposita misura di prevenzione patrimoniale, avente ad oggetto 2 partecipazioni di capitale sociale, 1 polizza ramo vita, 18 rapporti finanziari, 2 auto e 64 beni immobili, tra cui terreni per 460 ettari, per un valore complessivo di stima pari ad oltre 1 milione 600mila euro, risultati nella disponibilità diretta e indiretta o comunque riconducibili all’uomo.
