La sanità locale sotto la lente d'ingrandimento della Cgil. Oceano: “Tagliare gli sprechi, migliorare i servizi”

La sanità locale sotto la lente d’ingrandimento della Cgil. Oceano: “Tagliare gli sprechi, migliorare i servizi”

La sanità locale sotto la lente d’ingrandimento della Cgil. Oceano: “Tagliare gli sprechi, migliorare i servizi”

mercoledì 13 Ottobre 2010 - 08:32

Dai PTA (Presidi Territoriali Assistenza), alla dotazione organica dell'Asp, passando per l'Assistenza Domiciliare integrata: il segretario generale del sindacato Oceano schematizza le criticità di un settore in cui Messina occupa sempre più spesso un ruolo marginale

Tempo di analisi e riflessioni sul mondo della sanità locale e regionale. Incontri ed assemblee per discutere gli effetti della Riforma in atto sul sistema sanitario provinciale, una riforma che, partendo dal pieno di rietnro regionale della sanità, prosegue con la bozza del Piano ionale della Salute 2010-2012 e soprattutto con gli Atti aziendali e le Dotazioni organiche in fase di approvazione da parte di tutte le aziende sanitarie della provincia di Messina, ASP 5, Azienda Ospedaliera Piemonte-Papardo, Azienda Ospedaliera Universitaria, che tanto stanno facendo discutere.

Sull’argomento interviene oggi il segretario generale della Cgil Lillo Oceano, che pone l’accento, soprattutto in un momento così delicato, sull’importanza di razionalizzare la spesa ed eliminare gli sprechi, “cancellando le logiche affaristiche e quelle clientelari e restituendo l’organizzazione sanitaria alla sua finalità di elezione: garantire la risposta ai bisogni di salute della popolazione”. Affermazioni del tutto legittime che tuttavia si scontrano con una realtà ben diversa, fatta di sgarbi e “sorpassi” per questioni attinenti la sfera professionale degli stessi operatori medici: il tutto solo a danno del paziente, la cui centralità si trasforma sempre più spesso in marginalità.

Oceano schematizza i punti cardine di una riforma che deve: migliorare la risposta di sanità coniugandola con la razionalizzazione della spesa che deve colpire gli sprechi e le rendite di posizione; potenziare l’assistenza sul territorio, la prevenzione, attraverso tempi più brevi per la diagnostica, l’investimento nell’eccellenza; ponga Messina sullo stesso piano delle altre città siciliane per la distribuzione di risorse e obiettivi. La Cgil di Messina rileva come nella bozza del Piano della salute, l’opera di razionalizzazione della sanità siciliana passi innanzitutto da una scelta: potenziare attraverso i PTA – Presidi Territoriali di Assistenza più prossimi ai cittadini – , l’assistenza territoriale con la diagnostica, la prevenzione e anche i servizi di natura socio-assistenziale, e limitare il ricorso alle strutture ospedaliere solo ai casi acuti.

“Condividiamo l’obiettivo di potenziare la rete territoriale ma per quanto riguarda la provincia di Messina il Piano prevede appena 3 PTA, due dalla riconversione di strutture esistenti – il Cutroni Zodda di Barcellona e il l’Ospedale di Lipari- più la creazione di un terzo ex novo. Ma, conti alla mano, 3 PTA sono ben al di sotto delle esigenze della nostra provincia in base alle stesse tabelle regionali – spiega  Oceano-. Il Piano regionale prevede infatti la presenza di un PTA ogni 70.000/120.000 abitanti. Considerando che la provincia di Messina ne conta circa 650mila, anche attenendosi al parametro più alto, non si potrebbe scendere sotto i 5 PTA”.

La Cgil rileva poi un problema di tipo temporale. Nel Piano regionale, la rimodulazione della Rete ospedaliera, che prevede tra le altre cose l’accorpamento del Piemonte con il Papardo, la riduzione dei posti letto complessivi della provincia e la già citata trasformazione degli ospedali di Lipari e Barcellona in PTA, viene attuata immediatamente precedendo la creazione e la riorganizzazione dei Presidi territoriali con il rischio di determinare veri e propri buchi nel’assistenza anziché migliorare l’offerta.

E su questo aspetto, la Cgil di Messina punta il dito sulla Dotazione organica recentemente presentata dall’ASP 5. “In netto contrasto con quanto previsto dalle norme regionali circa il potenziamento dell’assistenza territoriale, la dotazione organica dell’Asp 5 riduce del 15% il personale assegnato ai servizi territoriali, – denuncia Oceano che chiede: “La riduzione di posti letto se non accompagnata dal contestuale potenziamento delle strutture territoriali rischia di ridurre, e quindi peggiorare, la quantità e la qualità delle nostre prestazioni sanitarie ottenendo così un risultato contrario a quello prefissato. Per evitare pericolosi cortocircuiti sarebbe opportuno, prima d’ogni altra cosa, coprire i posti vacanti con la stabilizzazione del personale precario. Motivo per cui  chiediamo a gran voce la riapertura del confronto e il ripristino dei posti del territorio”.

E sempre sull’assistenza di prossimità, quella più vicina ai cittadini che le statistiche dimostrano essere quella che produce risultati migliori in termini di efficacia e tempestività, la Cgil sottolinea una grave incongruenza nella Bozza di Piano regionale relativa all’Assistenza domiciliare integrata (ADI) nei pazienti over 65%. “Un settore, quello dell’ADI nei pazienti over 65, che ha una incidenza sempre maggiore nella nostra società e che in un territorio articolato come la nostra provincia diventa fondamentale. Nonostante il valore di riferimento nazionale sia fissato nel 3,5%, nella bozza di Piano regionale ci si accontenta di fissarlo ad un valore appena vicino all’1,8%. Un accontentarsi a priori nella nostra qualità di vita che non possiamo accettare”.

Altro nodo da verificare nel processo di razionalizzazione della spesa resta, per la Cgil di Messina, quello dell’assistenza riabilitativa per la quale la Regione stanzia per la provincia di Messina 15milioni di euro contro i 90 destinati a quella di Catania.  Mentre sui tagli inspiegabili nel nostro territorio rileva la cancellazione nella nostra città del Dipartimento di salute mentale. Una “dimenticanza” che per la Cgil di Messina va immancabilmente corretta”.

E sempre sul rischio di emarginazione della nostra provincia rispetto agli altri territori regionali, la Cgil di Messina evidenzia come il 30% delle risorse complessive della sanità siciliana siano assorbite dall’ISMETT di Palermo e dal San Raffaele Giglio di Cefalù che contano solo 268 posti letto contro i 15.083 attivati nell’intera regione.

“La CGIL di Messina ritiene che la programmazione sanitaria, la riorganizzazione ospedaliera e territoriale, la riduzione dei costi attraverso la eliminazione di sprechi e clientele debbano avere come obiettivo fondamentale quello della tutela della salute dei cittadini e non il mero pareggio di bilancio. Su tale obiettivo è necessario costruire il massimo di consapevolezza e di coinvolgimento per tali ragioni chiediamo tanto alla Regione quanto all’ASP la riapertura della discussione e di un concreto confronto per migliorare i servizi ai cittadini- commenta Oceano che conclude: “Tra le preoccupazioni della nostra organizzazione vi è la discriminazione che subisce la provincia di Messina sia da parte del Governo nazionale che da parte di quello regionale: nel settore delle infrastrutture, per i trasferimenti ordinari e per quelli in conto investimenti, nei trasporti, e ora temiamo anche in sanità.

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