Il punto della situazione da Rometta a Milazzo, da Torregrotta a Villafranca, fino alla città, dove torna la paura a Mili San Marco
Sfollati, strade invase dal fango, paura e rabbia. Siamo costretti a tornare a parlarne. Stavolta nel mirino dell’implacabile maltempo c’è finita la zona tirrenica della provincia di Messina, e due giorni dopo quell’autentico nubifragio che ha messo in ginocchio gran parte dei paesi del comprensorio, è l’ora della conta dei danni. Che, secondo una prima stima, ammonterebbero a circa 50 milioni di euro. Facile dire che “piove sul bagnato”, ma la realtà drammatica è che adesso ci vorrà un ulteriore sforzo per rimettersi in piedi, quando ancora è troppo fresco il ricordo della tragica alluvione del 1. ottobre 2009 a Giampilieri e Scaletta, ma anche quello per le terribili frane di San Fratello e degli altri comuni nebroidei. Così il presidente della Provincia Nanni Ricevuto ha già fatto sapere di voler chiedere lo stato di calamità naturale e l’invio di risorse straordinarie per fronteggiare l’emergenza. Stavolta per fortuna non si contano vittime. Ma in tanti hanno dovuto lasciare la propria casa. A Rometta, ad esempio, il sindaco Roberto Abbadessa ha dovuto firmare ben 14 ordinanze di sgombero. Particolarmente flagellata la piccola frazione collinare di Sant’Andrea, la zona considerata più a rischio nella sala operativa allestita nel municipio di Rometta. Sfollati anche a Saponara, con via Roma, a Cavaliere, più a rischio delle altre zone del paese. Hanno riaperto oggi, invece, le scuole.
A Milazzo si sta tornando lentamente alla normalità, anche se si registrando danni alla conduttrice dell’acqua proveniente da Santa Lucia del Mela, che potrebbe causare disagi idrici in varie zone della città. A Villafranca Tirrena i danni maggiori si sono riscontrati nella frazione di Calvaruso: allagamenti, strade invase dai detriti, ma per fortuna nulla di più. Solo un miracolo ha evitato che ci fossero vittime a Torregrotta, dove tutti gli edifici, ai piani inferiori, sono stati investiti da fiumi di acqua, fango e detriti. Fino a ieri erano all’opera nel centro tirrenico due squadre dei vigili del fuoco. Novanta, in tutto, gli interventi effettuati il 2 novembre scorso. Gravi danni anche negli altri centri: da Barcellona Pozzo di Gotto, dove a pagare sono soprattutto le aziende agricole, a Spadafora (dove è straripato il torrente Cocuzzaro) e Venetico.
Non è uscita indenne nemmeno la zona ionica, con Santa Teresa di Riva, dove è crollato il muro d’argine del torrente Savoca, e Francavilla di Sicilia, col centro storico totalmente allagato, particolarmente sotto osservazione. Nel capoluogo, a Messina città, danni limitati: grossi disagi nella mattinata del 2 novembre, piccoli ma frequenti smottamenti lungo la statale 113, tra Ortoliuzzo e Acqualadrone, e la paura che torna, dopo l’alluvione del 10 marzo scorso, a Mili San Marco, dove i detriti sono tornati ad invadere le stradine e le piazze del piccolo borgo collinare e la montagna dietro via Marodda continua ad essere minacciosa.
