Ricercatori, docenti ed impiegati si interrogano sul perché i loro rappresentanti siano stati nominati ‘dall’alto’. L’ANDU: « Tutto si è svolto all'insegna della totale discrezionalità»
Accontentati gli studenti, scontenti tutti gli altri. Il giorno dopo la nomina dei componenti che faranno parte della Commissione incaricata di riscrivere lo Statuto d’Ateneo, così come previsto dall’art. 2, comma 5, della L. 240/2010 (Riforma Gelmini) ricercatori, docenti ed impiegati insorgono contro la decisione dei vertici dell’Università di concedere le elezioni soltanto per la scelta dei due rappresentanti degli studenti (vedi articolo correlato).
Molti i commenti arrivati nel nostro apposito spazio con lamentele specifiche , ma a prendere posizione sull’argomento è soprattutto l’ANDU (associazione nazionale docenti), che contesta la nomina ‘dall’alto’ dei 12 componenti che siederanno nell’importante organismo .
«Questa Commissione – scrivono i rappresentanti dell’Andu – formalmente è stata votata dal Senato Accademico (presieduto dal Rettore) e dal Consiglio di Amministrazione (presieduto dal Rettore) e ad applicare il nuovo Statuto sarà lo stesso Rettore. In quale altro ordinamento al mondo – si interrogano polemicamente i docenti – la stessa persona e’ presidente dello ‘stato’, presidente degli organismi ‘parlamentari’ e presidente dell’organo costituente?».
L’Andu ricorda «che per riaffermare i valori di democrazia e di partecipazione era stata offerta da una petizione, sottoscritta da oltre un terzo dei docenti messinesi, in cui si chiedeva che tutta la comunità accademica potesse esprimere ‘indicazioni’ sulla base di una rapidissima consultazione elettorale». Tuttavia – sottolineano i docenti – la proposta non è stata accolta .
Una selezione democratica era stata sollecitata anche dai ricercatori universitari che attraverso assemblee di facoltà, di macroarea e di dipartimenti intendevano «indicare nomi che fossero espressione della base. Ma anche questa –- si legge nel ancora nel documento dell’Andu – è rimasta «lettera morta. Tutto si è svolto all’insegna della totale discrezionalità, come ‘suggerito’ dalla Legge e volentieri accettato dall’oligarchia dei Presidi».
I docenti si chiedono quindi, alla fine del documento, «dove risieda l’ “esempio della più ampia espressione di democrazia» di cui si vanta l’Ateneo.
