Storia di Simone, da Messina all'Agenzia spaziale: "Il mio sogno?Invecchiare qui"

Storia di Simone, da Messina all’Agenzia spaziale: “Il mio sogno?Invecchiare qui”

Simone Pirrotta

Storia di Simone, da Messina all’Agenzia spaziale: “Il mio sogno?Invecchiare qui”

sabato 14 Aprile 2012 - 06:11

Simone Pirrotta ha scritto a "Certo che m'arrabbio" per raccontare la sua storia: 35 anni, nato a Messina, ingegnere, adesso lavora per l'Asi, l'Agenzia Spaziale italiana e nei mesi scorsi ha contribuito al progetto "Lares", inviando un satellite nello spazio. "Il vero male di questa città è l'indolenza, l'apatia. Ma spero di poter un giorno tornare e invecchiare qui".

Cara Rosaria, come molti suoi “figli”, ho vissuto e vivo un rapporto piuttosto complesso con Messina: è stato un ambiente piuttosto “confortevole” in cui trascorrere alcune fasi della mia vita, con i suoi panorami variegati e luminosi, i suoi ritmi rilassati, amici e parenti con cui condividere una granita ed un bagno. Ad essere sincero, non ero un ambizioso sognatore con le idee chiare, ma piuttosto un ragazzo semplice ma tanto curioso. E così, quando la curiosità verso il mondo che sempre mi ha stuzzicato ha iniziato a prendere il sopravvento, con le esperienze degli studi a Catania e soprattutto della tesi a Roma ho cominciato a capire che la mia vera dimensione potesse essere qualcosa di diverso rispetto a ciò che era sempre stato, in riva allo Stretto. E anzi, ho iniziato a vedere lo Stretto o meglio l’Aspromonte come un limite che per troppo tempo ha fermato il mio sguardo. E così, da dieci anni ormai, vivo il classicissimo stato dell’emigrante, malinconicamente immerso in una nuova vita -magari piena- alla quale però manca un legame con il luogo in cui si svolge. In questo, credo di non essere per nulla originale. Diversamente però da molti che vivono questa condizione come una forzatura, credo di avere acquisito la consapevolezza di quanto nel mio caso questa sia stata una prosecuzione inevitabile del mio percorso; sono troppo attratto dal mondo per vivere per sempre nella stessa città, bella o brutta che sia. Ecco, credo che quello che sia profondamente ingiusto è sapere che molti sono letteralmente costretti, loro malgrado, dalla mancanza di opportunità di lavoro a lasciare la loro vita precedente per ricominciare altrove; il malessere associato a una “scelta” forzata come questa è un segno che ci si porta sempre dentro; posso immaginarlo, visto quanto pesa già a me, che l’ho scelto con cognizione. Io poi ho anche la fortuna di fare un lavoro molto entusiasmante e di viaggiare spesso,e questo in parte contribuisce a distogliermi dal passato per proiettarmi in avanti; non so quanto sia un bene, ma anche questo fa pare della mia vita, come l’ho voluta. Diversi amici hanno anche loro cercato opportunità altrove, quasi sempre con buon esito. Altri hanno semplicemente preferito o dovuto adagiarsi ed adattarsi, approfittando al meglio delle poche risorse a disposizione. Non sai quante serate ho discusso con amici, per convincerci a vicenda di quanto fosse stato giusto o meno andare via. Credo che in questo non ci sia la scelta giusta o sbagliata; ognuno dovrebbe seguire la propria natura e scegliere la dimensione migliore per sè. Il dramma è quando la scelta non c’è…
Tornare poi in città è sempre una altalena di emozioni: senso di accoglienza e di familiarità, nel riconoscere tante realtà “di casa”, che però è anche un po’ dispiacere nel vedere quanto poco sia cambiato “dall’ultima volta”. A Messina forse c’è la più alta rappresentazione di quell’immobilismo siciliano che tanto male ha fatto alla nostra isola; quello che ricordo, e che ritrovo, è un senso di impotenza e di rassegnazione, una frustrazione ed indignazione che non si traduce quasi mai in atto ma resta a livello di “lastima”. Purtroppo la cattiva politica avrà fatto la propria parte, ma i politici sono (o dovrebbero essere) sempre eletti dalla gente, di cui spesso sono espressione. Ed è lì, tra la gente che deve avvenire il cambio di approccio, la ricerca di consapevolezza. Un esempio su tutti, che ricordo bene: in generale, io sono per il progresso e le opere che lo facilitano, ma contro il ponte sullo Stretto, essenzialmente perchè lo reputo inutile. Come me, tanti altri, per varie ragioni, si sono sempre dichiarati contrari; salvo poi, al momento di manifestarlo nei (pochi) cortei o occasioni, preferire una granita al Fanalino o un po’ di tintarella in spiaggia. In fondo, “se lo vogliono fare, alla fine lo faranno”. Fortuna che l’opera ha ben altri vincoli per essere avviata… Ecco, questa indolenza, la incapacità di sentirsi artefici del proprio destino è qualcosa che permea ogni aspetto della vita e di cui assolutamente la città ha bisogno di liberarsi. In questo senso, vivere delle esperienze, delle fasi della vita altrove e poi tornare a condividerle con la propria gente è di sicuro molto più efficace di qualsiasi ponte di calcestruzzo, per superare la “sindrome dell’isola”.
In questo periodo, riesco a tornare poco spesso, meno di quanto vorrei. E non so come sarà in futuro, visto che forse andrò a lavorare all’estero. Di certo, mi piacerebbe tanto associare al piacere del ritorno a casa, emozionalmente inevitabile, quello del vedere la mia città e le tante persone a cui tengo che la abitano che siano cresciute con il mondo che le circonda.
A prescindere da tutto, quello che spero è di avere la possibilità di invecchiare e finire i miei giorni in riva allo Stretto.
OK, credo di avere divagato troppo. Ma il tema è, come dire… intenso.
Spero di riuscire a darti un contributo interessante per la tua rubrica.
Intanto, ne approfitto per mandarti tanti auguri e mangia una brioche anche per me..!
Simone

3 commenti

  1. Settimo Libero 14 Aprile 2012 07:48

    Caro Ingegnere Pirrotta,
    la Sua Isola è pronta ad accoglierlo quando andrà in pensione, insieme ad altri vecchi pensionati Messinesi.

    E’ paradossale sentire dalle Sue parole di Ingegnere dell’Agenzia Spaziale, che un Ponte di pochi chilometri necessario per consentire il passaggio di treni ad alta velocità e veicoli in generale, sia a Suo parere inutile.

    All’ora caro Ingegnere allo stesso modo è inutile spendere milioni di Euro, per finanziare Agenzie Spaziali.

    La prossima visita che farà in terra natia, non prenda l’aereo con scalo a Catania, ma rientri in auto e faccia la fila ai traghetti insieme a trasportatori stanchi e tartassati da costi di trasporto marittimo fuori mercato.

    O se preferisce, un bel treno del Sud con bagaglio a mano e rilassante trasferimento a piedi dalla stazione di Villa San Giovanni al molo di imbarco e attendere, come nel dopo guerra un bel traghetto fumante ecologico.

    Caro Ingegnere, se vuole un cambiamento serio in Sicilia, allora anche Lei si impegni attivamente con un bel progetto innovativo.

    Parola di Gatto Siciliano.

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  2. don chisciotte 14 Aprile 2012 08:12

    Un bell’articolo, soprattutto nella prima parte in cui racconta la storia che lo ha portato lontano da casa.
    Più scontato nella parte analitica in cui si sofferma sull’immobilismo messinese e sulla voglia di tornare in patria a finire la propria vita.
    Io credo che, per inseguire i propri sogni, non debbano esistere confini geografici.
    Il resto è solo scelta di vita.
    Puoi rimanere a Messina a vivere la tua vita in modo semplice, immerso nella quotidianità/banalità delle cose, o viaggiare/emigrare per realizzare i tuoi sogni.
    In questo, penso, che nessuna città possa essere tanto grande da accogliere tutti i sognatori del mondo…

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  3. Sulla nostalgia dello Stretto, sono pienamente in sintonia con Simone….ma per il ponte,che comunque, a mio parere, non sarebbe mai stato realizzato, la vedo diversamente.
    Intanto la promessa ponte è servita a spogliare e ridimensionare Messina con lo smantellamento dei traghetti “FS” l’abolizione del movimento dei treni di lunga percorrenza, ect. Incredibilmente la notizia della rinuncia al ponte è servita a giustificare l’abbandono di Calabria e Sicilia e la promozione della Puglia come piattaforma europea..come dire due piccioni con una fava.
    La sinistra dei ricconi messinesi continuerà senza disturbi e concorrenza il suo lavoro, Vendola ha ottenuto il suo scopo di portare in Puglia lavoro e progresso e soprattutto appaltoni…..a spese dei siciliani e dei calabresi…ovvio….
    Che fregatura ci hanno dato con il ponte di fumo.

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