Il Csm non ci sta. Il ddl sulle intercettazioni porterà all'impossibilità di investigare efficacemente anche su reati gravissimi
Diverse operazioni, negli ultimi anni (operazione Vivaio e Montagna, per citarne qualcuna) nel messinese sono state portate avanti grazie ad intercettazione telefoniche e ambientali delle quali si ha da diversi giorni possibilità di consultazione anche online. Il DDl impedirebbe in parte l’accertamento, la diffusione, l’utilizzo dell’immenso materiale raccolto allo scopo di sgominare le bande criminali che per anni hanno avuto carta bianca nella gestione di appalti e discariche. Un autentico colpo basso che il Governo si appresta a dare alla Magistratura ed alle forze dell’ordine.
Diversi dubbi di incostituzionalità che sono stati sollevati dopo la presentazione del DDL sulle intercettazioni, fra cui la messa a rischio dello stesso articolo 21 della Costituzione. Il divieto di pubblicazione degli atti di un procedimento, esteso alla conclusione delle indagini preliminari anche quando sia venuto meno il segreto istruttorio, andrebbe a comprimere- secondo il parere del Csm – la libertà di stampa. Ma non è la pubblicazione sugli organi di stampa il male peggiore.
Infatti, le intercettazioni saranno consentite solo se vi siano gravi indizi su un determinato soggetto. -Le intercettazioni non si dovrebbero più effettuare – avverte il Csm – per scoprire gli autori di omicidi, violenze sessuali, rapine o altri reati gravissimi, per i quali il fatto sia immediatamente noto, mentre assolutamente ignoto ne sia l’autore. Il ritrovamento di un cadavere e l’evidenza che si tratta di una persona uccisa non sarebbero più sufficienti per autorizzare le intercettazioni, essendo necessario anche aver già individuato il possibile autore-.
Le intercettazioni ambientali saranno possibili solo se vi sia fondato motivo di ritenere che in un determinato luogo si stia svolgendo l’attività criminosa. -Si tratta di una stretta che elimina con un tratto la quasi totalità – continua il Cms – delle intercettazioni ambientali. Le nuove limitazioni non incidono solo sulla possibilità dello Stato di esercitare la propria pretesa punitiva, ma anche sulla possibilità del cittadino imputato di esercitare il proprio diritto di difesa-.
Prese di mira anche le riprese visive acquisite in luoghi non privati o pubblici (ad esempio, il portone di un condominio) che vengono sottoposte al regime delle intercettazioni. Con effetti paradossali secondo il Csm che sostiene come la polizia giudiziaria possa appostarsi per strada ad osservare un portone per verificare chi vi si rechi, ma non potrebbe predisporre un apparato di ripresa se non quando sussistano già gravi indizi di reato.
Quel che fa ancor più scalpore sono i tempi previsti per eseguire un intercettazione ridotti a 30 giorni prorogabili di altri 30, ponendo gli uffici di procura e le forze di polizia nella evidente difficoltà di svolgere seriamente il loro lavoro. Per qualsiasi procedimento contro ignoti (ad esempio un omicidio) si potrà procedere alle intercettazioni solo su richiesta della persona offesa. Ciò in molti casi si tradurrà nell’impossibilità di svolgere proficuamente le indagini per numerosi reati, anche gravi, in cui siano inizialmente ignoti gli autori del fatto.
Anche per criminalità organizzata e terrorismo si applica la regola sulle intercettazioni ambientali. Eppure -l’esperienza investigativa degli ultimi anni – segnala il Csm – ha dimostrato che una tale limitazione avrebbe rappresentato un grave ostacolo alle indagini relative ai più gravi fatti di mafia o di terrorismo-.
Insorgono contro il DDL anche la Federazione degli editori e del sindacato unitario dei giornalisti. -Le disposizioni in esso – si legge nella nota diffusa in mattinata – contenute colpiscono duramente giornalisti ed editori, imponendo loro il silenzio totale sulle indagini e sui loro sviluppi, anche quando non sussiste il segreto istruttorio. L’effetto e’ quello di impedire ai cittadini e all’opinione pubblica di conoscere fatti rilevanti della vita pubblica quali appunto le notizie sugli atti di indagine, non segreti. Se il disegno di legge dovesse essere approvato dal Parlamento – sottolineano Fieg e Fnsi – il divieto duramente sanzionato costituirebbe una autentica pietra tombale della cronaca giudiziaria.
