L’Area metropolitana dello Stretto, la conurbazione tra Reggio e Messina e il rapporto tra le due città -gemelle- che si affacciano sulle rive dello Stretto è senza ombra di dubbio l’argomento più discusso degli ultimi anni, a livello mediatico e popolare, su entrambe le sponde di questo splendido tratto di Mediterraneo.
Ma cosa significa essere -cittadini- dell’Area dello Stretto?
L’area dello Stretto esiste, nei fatti, da sempre per motivi naturalistici e geografici.
Ma negli ultimi decenni, la società civile Reggina e Messinese, tendendo a confrontarsi sempre più intensamente con la sponda rispettivamente dirimpettaia, ha dato vita a quel processo cui la politica sta rispondendo in modo lento e singhiozzante.
A quanto pare il governo potrebbe promettere l’istituzione dell’Area Metropolitana dello Stretto nel protocollo d’intesa che stipulerà nei prossimi giorni con il Comune di Reggio Calabria nell’ambito dello spostamento, momentaneo, dei Bronzi di Riace al G8 che a luglio si terrà alla Maddalena, in Sardegna.
E, se il ministro alle infrastrutture Altero Matteoli manterrà le promesse fatte nelle ultime ore, tra poco più di un anno assisteremo all’inizio dei lavori per il Ponte, opera che a prescindere da opinioni tecniche sulla realizzazione, sugellerebbe il processo di conurbazione tra le due sponde dello Stretto e diventerebbe il simbolo di unità tra Sicilia ed Europa ma, ancor prima, tra Reggio e Messina.
Ma l’Area Metropolitana deve prescindere dal Ponte, dall’istituzione amministrativa e governativa di eventuali titoli burocratici, e dai poteri forti dello stato.
L’Area Metropolitana dello Stretto dobbiamo continuare a costruirla noi cittadini, in modo naturale per come i nostri rispettivi scambi, umani, culturali e civili, si sviluppano giorno dopo giorno.
Dobbiamo costruire il nostro futuro con la convinzione di essere, Reggio e Messina insieme, un’unica forza unita che lavori e collabori in grande sinergia per intensificare la crescita e lo sviluppo di questo territorio.
Non dobbiamo, infatti, lamentarci se a Reggio Calabria non esiste un attracco per le navi da Crociera. C’è a Messina, e il porto di Messina non è il porto -di Messina-, ma il porto -dello Stretto-.
Non dobbiamo neanche lamentarci se a Messina non esiste un aeroporto. C’è a Reggio, e l’aeroporto di Reggio non è l’aeroporto -di Reggio-, ma l’aeroporto -dello Stretto-.
Non è assolutamente vero che le navi da crociera non possono attraccare nel porto di Reggio. Entrano, in Europa, in bacini portuali molto più stretti e dal fondale più alto. E la dimostrazione, come se non bastasse, è la foto a corredo dell’articolo: a inizio ottobre una grossa nave da crociera ha fatto tappa a Reggio.
Sfatato questo luogo comune, è molto più semplice rispondere alla domanda: -Ma allora perchè le navi da crociera da Reggio passano e non si fermano mai?-. Beh, semplice: perchè si fermano a Messina, dove il porto è molto più accogliente ed ospitale e dove anche le più grandi del mondo fanno tappa ogni anno.
Che senso avrebbe volere un attracco, a Reggio, che accolga le navi da crociera che adesso fanno tappa a Messina?
Una stupida concorrenza che non servirebbe a nessuno.
Ma Messina non è -altro- rispetto a Reggio: essere cittadini dell’Area dello Stretto significa, anzichè imprecare contro le crociere che passano e si parcheggiano a Messina, lavorare per creare quei circuiti virtuosi per i turisti che, scendendo dalle navi nel porto zancleo, possano arrivare tramite collegamenti veloci a Reggio per vedere i Bronzi, il Lungomare e le tante altre bellezze reggine.
Il problema non sta nel punto in cui attraccano le navi, una volta arrivate nello Stretto. Sta, piuttosto, nella nostra mobilità interna che, se funzionasse, consentirebbe ai turisti di spostarsi agevolemente tra le due sponde, oltre che consentire un pendolarismo degno del mondo civile e sviluppato dell’Europa occidentale.
Essere cittadini dello Stretto, dal versante opposto, significa archiviare completamente ogni tipo di -velleità- intesa come idea di costruire un aeroporto nella valle del Mela, o di investire e finanziare sugli scali Catanesi o Lametini.
Reggio e Messina devono lavorare insieme, valorizzando le proprie risorse e investendo nel turismo con un unico principale punto di riferimento portuale e uno aeroportuale: il Porto dello Stretto e l’Aeroporto dello Stretto.
Per il porto di Reggio, il Comune ha già realizzato i progetti per la creazione dei vari attracchi turistici presso il molo, e per l’allargamento della banchina riservata oggi alle navi dei privati.
E’ assurdo pretendere le navi da crociera a Reggio così com’è assurdo pretendere l’aeroporto a Messina: significherebbe mandare a marcire tutti i discorsi sull’Area Metropolitana di cui sono piene le pagine dei giornali.
Abbandoniamo il provincialismo che purtroppo ancora ci contraddistingue: solo così sapremo aprirci al mondo come realtà forte e unita, come realtà che rappresenta l’identità dello Stretto.
Reggio e Messina non sono altro che due quartieri. Due quartieri di un’unica grande città, la Città Metropolitana dello Stretto.
Una Città di cinquecentomila abitanti con ricchissime risorse turistiche, ambientali e infrastrutturali.
Tutto sta nel saperle valorizzare: l’unione fa la forza.
La dispersione, i provincialismo e la chiusura in se stessi, invece, hanno sempre segnato la fine e la rovina delle più grandi civiltà.
E se è vero che la storia serve per imparare dagli errori del passato, guardiamoci bene negli occhi prima di intraprendere strade che si potrebbero rivelare vicoli ciechi.
Prendiamo coscienza di essere cittadini dello Stretto, abbandoniamo il provincialismo e iniziamo a pubblicizzare la nostra terra esaltandone le tante bellezze che purtroppo in pochi conoscono. E non le conoscono per colpa nostra. Perchè non abbiamo fatto altro, per decenni, che piangerci addosso e scappare via.
E’ proprio sul modo di porsi all’esterno che, nel villaggio globale del terzo millennio, si gioca il destino futuro di questa terra.
