Il numero dei suicidi a causa della crisi è aumentato. Ma li dimentichiamo. Invece dovremmo ricordare quanto sta accadendo per imparare a "guardare" con altri occhi l'altro e riuscire, anche con un gesto, ad evitare che il lungo elenco di una guerra mondiale, si allunghi. Dovremmo osservare un minuto di silenzio per queste vittime per riflettere su quelle che si possono ancora salvare.
Alcuni giorni fa nel corso della conferenza stampa dei Fratelli d’Italia siamo stati invitati ad alzarci per osservare un minuto di silenzio per la morte di Tiziano Della Raffa, il carabiniere di 35 anni ucciso durante una rapina ad una gioielleria a Maddaloni, nel casertano. Non so perché, ma nell’istante in cui Giovanni Villari ha pronunciato quelle parole “osserviamo un minuto di silenzio per la vittima..” il mio pensiero è subito ad andato ad un uomo che si era impiccato per la crisi. La parola vittima nel mio cervello, in un istante, senza alcun filtro legato alla cronaca di quei giorni è andata a quelle decine di persone che in Italia si sono arrese, a quei soldati che abbiamo perso nella guerra mondiale contro la crisi economica. Per un lunghissimo minuto ho pensato al carabiniere ucciso per servire lo Stato e noi cittadini e a quei volti che nessuno ricorda mai. Sono le vittime che cancelliamo dalla mente per paura del “contagio” o per il terrore di quel che rappresentano: il fallimento di un’intera società. Penso che un pensiero di commemorazione dobbiamo riservarglielo. Quando si perdono i compagni di strada, magari più fragili di noi, meno attrezzati, più indifesi perché non hanno il giubbotto antiproiettili, non dobbiamo dimenticarli. Anche loro hanno combattuto in prima linea una guerra feroce contro i nemici invisibili dei cittadini. Hanno combattuto e hanno perso, meritano il nostro rispetto. E la loro sconfitta ci deve indurre a imparare a guardare meglio il nostro vicino di ufficio, di casa, di condominio, di strada. Per rendere una comunità più forte, più coesa. Quel giorno ho pensato alle nostre vittime della crisi, l’albergatore di Lipari, piuttosto che quello di Taormina o il piccolo imprenditore di Messina. Da quando la crisi ha falcidiato attività e speranze, demarcando una linea netta tra chi è “salvo” e chi in trincea, l’elenco è lunghissimo. Le vittime sono quasi tutte di età media e della fascia medio-alta. L’ultimo, nei giorni scorsi, un 45enne di Ponsacco, senza lavoro da 2 anni. Dietro di lui c’è di tutto. C’è il tipografo di 56 anni,il ristoratore di 52, il 53enne licenziato dall’azienda di ceramiche, il macellaio oberato di tasse e bollette, l’imprenditore di Cagliari, la parrucchiera di Ostia, il disoccupato di Gravina, il piccolo imprenditore 54enne di Vicenza, l’operaio torinese, la licenziata di Gabicce, la coppia di coniugi, 62 anni lei 68 lui, pensione minima lei esodato lui,che a Civitanova Marche si sono tolti la vita insieme. C’è anche Giuseppe Burgarella, l’ operaio 61enne di Trapani, disoccupato da 10 anni, che dopo aver scritto a Napolitano per rivendicare in base all’art. 1 della Costituzione il suo diritto al lavoro, ha preso una corda, è salito su una sedia e si è impiccato. Ha lasciato un biglietto dentro una copia della Costituzione, “Lo Stato non mi toglie da questa condizione di disoccupazione perché non mi restituisce la mia dignità. Se non lo fa lo Stato dovrò farlo io. Se non lavoro non ho dignità”. Ha lasciato anche un elenco dei suicidi per disoccupazione negli ultimi due anni e l’ultimo nome che ha scritto in fondo alla lista era il suo. Mentre lui moriva sotto i colpi di una tragedia nazionale, in quelle stesse ore, nella stessa città, a poche centinaia di metri di distanza, veniva arrestato per assenteismo e truffa allo Stato un dirigente regionale della stessa età dell’operaio sindacalista suicida. Mentre un uomo moriva perché non aveva lavoro un altro a quel lavoro sputava, frodando i suoi stessi concittadini.
I nomi dei suicidi sono un bollettino di guerra, come quando ai tempi dei conflitti mondiali si stilava l’elenco dei persi sul campo. Li abbiamo persi ed erano nostri fratelli. Poi ci sono le vittime in vita, che sono l’elenco ancora più lungo, perché ci facciamo parte tutti e ci sarà sicuramente il nostro vicino (vicino di qualsiasi cosa, di banco, di sedile sul tram, d’ufficio e al cinema). Ecco perché dovremmo ricordare le vittime della crisi. Intanto per rispetto, al di là di quel che ognuno di noi può pensare di chi sceglie il suicidio come unica strada, e poi per imparare che ognuno di noi non è un’isola e che intorno a noi ci sono gli altri e forse, se riuscissimo a guardare meglio, con gli occhi del cuore, forse, potremmo tendere quella mano che eviterebbe di aggiungere un altro nome all’elenco del signor Burgarella. A volte basta un gesto. Secondo una recente statistica il tasso dei suicidi è aumentato negli ultimi 2 anni del 10-15%. Troppo. E’ chiaro che gli interventi devono essere di tipo strutturale e non spettano a noi. Ma siamo soldati dello stesso esercito che è stato mandato al massacro in questa guerra economica, quindi anche noi possiamo fare qualcosa. Noi che siamo al fronte. Penso che 10 anni di disoccupazione per il sindacalista di Trapani siano stati un inferno ed il mio pensiero va alla vita che c’è stata prima del momento in cui è salito sullo sgabello. E’ quella vita che merita il nostro rispetto ed il nostro minuto di silenzio. Il valore assoluto ed incommensurabile di una vita passata ad arricchire gli studi, ad imparare un mestiere, a crescere una famiglia, a costruire una storia, a combattere contro l’ingiustizia di una società che lascia per strada i più fragili. E mentre osserviamo il minuto di silenzio per le vittime di questa oscena guerra cominciamo a chiederci quante vittime-vive conosciamo e possiamo aiutare in qualche modo. In qualsiasi modo. L’angoscia di chi si sente solo contro il nemico invisibile, sia esso Equitalia piuttosto che un Ente che non paga le forniture da anni o una crisi che non ha volto ma mani per uccidere, lo precipita in un abisso dal quale non uscirà se nessuno si gira a guardarlo. Forse dovremmo imparare a guardare meglio chi ci sta accanto ed ascoltare anche quello che non dice e forse scopriremo che c’è qualcuno che possiamo aiutare a non salire sullo sgabello. Forse è utopia, ma forse no. Non abbiamo tempo per aspettare che il governo si muova. Chi soffre non ha più tempo. Nell’indimenticabile libro Il Piccolo Principe, che cito spesso, si legge: “Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”. Impariamo a fermarci per guardare i vicini col cuore, magari anche solo un sorriso aiuta. Perché il sorriso non è l’effetto, è la causa.
Rosaria Brancato

Sperando di dare un utile contributo di analisi agli spunti domenicali offertici dalla nostra Rosaria Brancato ,mi preme segnalare un nome : Luigi De Marchi . Un grande psicosociologo umanista scomparso da qualche anno ma che è’ ancora adesso misconosciuto. Ha individuato con grande anticipo il vero scontro di classe che in questi giorni sta “scoppiando” in tutta la sua esplosività : DIPENDENTI del PUBBLICO vs DIPENDENTI del PRIVATO. La’ dove il PRIVATO soprattutto piccolo e medio cede, provato dalla crisi economica e dei “consumi” e senza protezioni di sorta ormai “IMPOVERITO” e DISPERATO dopo una vita di lavoro e sacrifici si ritrova FALLITO e qualche volta si suicida. Il PUBBLICO ancorché garantito e protetto si sente anch’esso insidiato dalla “spending review” e dalla carenza di risorse pubbliche …dilapidate a causa di sprechi e ruberie “esagerate” da parte della casta dei politici e consorterie collegate. Il VERO POTERE finanziario e bancario cerca di liberarsi dei ” politici” additandoli TUTTI al pubblico ludibrio e ,attraverso la stampa ed i mass media di loro proprietà hanno” screditato” la politica con campagne di stampa organizzate per AGIRE ,LORO sempre più INDISTURBATI e ” NASCOSTI”. Il secondo argomento FONDAMENTALE e’ la libertà di informazione. Oggi appare sempre più evidente che l’informazione e’ manipolata e gestita da Spin Doctor che ” forniscono” le notizie attraverso le agenzie collegate, elaborano pareri ,punti di vista, giudizi che trasmettono in qualche modo ai giornalisti che spesso in buona fede le offrono al popolo dei lettori ,diventando LUOGHI COMUNI che ritroviamo nelle discussione da bar ,nei salotti anche televisivi e nei social forum.
Il progresso delle neuro scienze e tecniche sempre più sofisticate di controllo sociale e della PNL forniscono al potere armi sempre più sofisticate e micidiali ,di fronte alle quali ogni cittadino sembra INDIFESO. La vera DEMOCRAZIA pertanto passa dalla LIBERTÀ DI IMFORMAZIONE sempre più disattesa tanto che si parla spesso di ” ARMI DI DISTRAZIONE DI MASSA”. Il confronto ,la curiosità , la controinformazione in RETE, lo spirito di indipendenza ci deve” soccorrere per non soccombere” ,per impadronirci del bene più prezioso dell’uomo : LA LIBERTÀ .
• Non è sola la disperazione che la gente si suicida, ma anche, e sopratutto, la rabbia. Questo atteggiamento sta interessando da tempo diverse strati della società civile dato che trova fertili radici nella fascia dei disoccupati, degli imprenditori di piccole e medie imprese, ma anche fra i pensionati che non riescono a sopravvivere per la pochezza della somma mensilmente percepita che non consente di fare fronte alle primarie necessità di sopravvivenza. Ma, mentre il Pese à allo sfascio, la “casta” da anni si scialacqua con i soldi pubblici, Su questo argomento ci sarebbe molto da scrivere. Gli organi di informazione hanno portato a conoscenza, di recente, il contento della busta di un deputato il cui compenso mensile si aggira intorno a 18.000,00 euro, al netto delle ritenute di legge. Questo importo sarebbe stato riconosciuto meritevole se l’azione di governo e del parlamento avesse stabilizzata l’economia della nazione garantendo, come vuole la Costituzione, lavoro per tutti e. con il lavoro, serenità e benessere. Ed invece niente di tutto questo. Lo Stato è nella miseria più completo, il debito pubblico enorme, la recessione sta assumendo aspetti galoppanti, la disoccupazione indici devastanti e la produzione , conseguentemente, ridotta ai minimi storici. Ma a fronte di tutto questo, lo stipendio dei deputati rimane inalterato. E da tutto questo si alimenta la rabbia dei cittadini e la profezia del filosofo “Becchi” (si prendono i fucili) non è da ritenersi alquanto remota poiché chi dovrebbe disincagliare la regressione, pensa di tutelare i propri interessi e non quelli dei cittadini. Viene negato, perché non c’è, ai cittadini un lavoro che possa garantire, almeno, una paga mensile pari a € 1.500,00, al netto delle ritenute assistenziali, previdenziale e fiscali, Non è chiedere troppo se si compare con lo stipendio mensile percepito da un parlamentare pari a € 18.000,00, ossia quanto il nostro lavoratore percepirebbe in un anno. Se poi questo nostro fortunato lavoratore volesse percepire quanto percepisce di stipendio nell’intera legislatura (anni 5) un parlamentare (18.000,00 per 60 mesi = € 1.080.000) dovrebbe lavorare per 60 anni. Da qui la rabbia che fino a quando esplode col suicidio alimenterà l’elenco dei martiri del sistema, ma domani se dovesse eccedere qualcosa d pià grave, l’istigazione e l’istigante non saranno degli sconosciuti , ma coloro i quali tale stato d’animo hanno alimentato e non eliminato. Ma prima di concludere una domanda è doveroso che ce la poniamo: Questo parlamento è legittimato a governarci? Il Parlamento è rappresentativo della nazione quanto sono i cittadini ad eleggerne i rappresentanti. Oggi, ritengo che si possa dire che nel parlamento, fra gli altri deputati, seiedono le “bambole di Berlusconi che, comunque, bisogna riconoscergli di aver un gusto raffinato” dato che nessuna di esse, e nemmeno degli deputati è stato votato dai cittadini, ma scelti (nel linguaggio politico paracadutati) dai leader di riferimento senza avere ottenuto alcun suffragio di parte degli elettori. Ed allora concludo ponendo a me stesso una domanda, forse quella più inquietante per uno Stato che considero alla deriva. Se il Parlamento non rappresenta i cittadini dato che da questi non ne è l’espressione, il Presidente della Repubblica di recentemente eletto da questo Parlamento chi rappresenta
Ho fatto qualche ricerca sul web per conoscere il numero delle persone che in Italia, per crisi economica o perdita del posto di lavoro, si sono tolte la vita. Ebbene, tra gli inizi del 2012 e la fine di Aprile di quest’anno le vittime sono state circa 105. Qualche deficiente con il culo ben saldo alla poltrona sostiene che il trend è sempre stato questo, che non centra la crisi economica e che molti suicidi sono frutto dell’emulazione. Non parliamo della Grecia dove i suicidi sono all’ordine del giorno.
Quello che mi fà incazzare come una bestia e l’assoluto immobilismo dei politici italiani che non stanno facendo ASSOLUTAMENTE NULLA per scongiurare i futuri suicidi. Centro-destra e centro sinistra si azzuffano per la spartizione degli incarichi mentre l’economia và sempre più giù.
Vorrei avere i poteri del protagonista del film “Una settimana da Dio” (ma anche un paio di giorni mi basterebbero) per riportare equilibrio nelle cose: non ci sarebberero più delinquenti, politici corrotti e rappresentanti della Casta, manager e dirigenti che guadagnano cifre astronomiche, banchieri senza scrupoli protetti dai Governi, dittatori guerrafondai che vessano le popolazioni inermi, multinazionali che accumulano fortune sulla pelle degli altri e tantissimi altri soggetti.
Qualche tempo fà replicai, su questo stesso giornale online, al commento di un impiegato della Provincia Regionale di Messina.
Questo esimio signore si lamentava che per lui è una disgrazia essere un impiegato pubblico perchè con il suo stipendio non si riesce ad avere una vita dignitosa (presumo farsi le vacanze all’estero, cambiare auto spesso, andare per ristoranti, etc.). Continuava nella sua farneticante manfrina sostenendo che gli impiegati pubblici sono “I Nuovi Poveri”.
Se costoro sono i nuovi poveri, cosa sono quelli del settore privato? E quelli che, come me, non hanno nè lavoro nè ammortizzatori sociali perchè il Governo non li finanzia, cosa sono?
Di questo passo aspettiamoci un aumento iperbolico dei suicidi, tanto ai politici fregherà sempre di meno.