Dopo le colline è la volta dell’asfalto: le strade realizzate a copertura dei torrenti che attraversano tutta la città, cominciano a cedere, data la circostanza a -fare acqua-. A partire proprio dal viale Boccetta, nelle immagini visibile in versione “originale” e post 1908
Una città costruita su torrenti e colline, torrenti che pian piano riemergono e colline che lentamente franano sotto gli occhi e soprattutto sotto i piedi degli abitanti. Una città, come direbbero i nostri nonni, ma come spesso capita ancora di dire a figli e nipoti, costruita sulla “ciumara”: traduzione italiana, per chi magari dovesse “cliccarci” da Roma o perché no Bolzano, “una città costruita sul fiume”. Questo insomma il puzzle idro-geologico di Messina, una puzzle che continua però a perdere tasselli poiché quest’ultimi non sono forse mai stati fatti combaciare nel modo giusto. E oggi se ne cominciano a pagare le conseguenze, in modo particolare negli ultimi mesi dove non è praticamente mancato un week-end senza pioggia e dunque senza un Sos frana.
A preoccupare però non sono più solo le colline ma anche i torrenti o per essere più precisi le colate di asfalto che hanno ricoperto i numerosi corsi d’acqua che attraversano Messina e che, urbanisticamente parlando, sono stati trasformati in viali: viale Boccetta (nelle foto prima e dopo il terremoto del 1908), Torrente Trapani, Viale Giostra, Torrente Annunziata, Pace, Papardo, San Filippo, via Tommaso Cannizzaro, a qualcuno noto anche come Torrente Portalegni, lì dove un tempo finiva la città, primo corso d’acqua a non essere più “navigabile” ma percorribile. Un lungo, lunghissimo elenco dove all’appello manca ancora certamente “qualcuno”. Una città verrebbe quasi da dire “galleggiante” quella dello stretto ma che, continuando di questo passo, sembra in procinto di “affondare”, forse non del tutto inaspettatamente, proprio nei letti di quei torrenti ormai nascosti.
A dare prova dell’equilibrio, ora più che mai precario, su cui Messina poggia, la voragine del diametro di circa tre metri apertasi nel bel mezzo della mattinata e, quel che è peggio, nel bel mezzo di viale Boccetta, una delle arterie più trafficate e “martoriate” della città. Un intoppo che, solo per coincidenza ha evitato il verificarsi di una tragedia e che, “fortunatamente”, ha solo mandato in tilt la circolazione. Che un episodio del genere si sia verificato proprio in quel tratto di strada non è di certo un caso, dato il continuo passaggio dei mezzi pesanti che, uscendo dall’omonimo svincolo autostradale (al momento anch’esso chiuso al transito ndr), per anni hanno attraversato in lungo e largo la città diretti agli imbarcaderi “Caronte&Tourist”, alla Rada San Francesco. Un’ “abitudine”, ridotta adesso solo ad alcune fasce orarie, ma di cui il caro vecchio asfalto comincia a pagare le conseguenze: quelle del peso e della fatica necessari per sorreggere tonnellate in movimento su quattro ruote.
Bei tempi per il viale, anzi torrente Boccetta, quelli invece immortalati nelle immagini in bianco e nero a corredo dell’articolo, gentilmente dateci in prestito da un collezionista amante della “Messina di un tempo”, e che mostrano l’evoluzione della strada prima e dopo il sisma del 1908. Ed eccola lì la “ciumara”, (nella prima foto), quel corso d’acqua che quotidianamente “navighiamo” e che, continuando di questo passo, avremo la possibilità di tornare a vedere scorrere attraverso gli “oblò” della strada. Gli anni però passano, le esigenze aumentano, la popolazione anche, i tempi cambiano, ci si evolve e si va avanti: se in positivo e negativo è purtroppo difficile capirlo. Una riflessione di non semplice soluzione considerando che i veri problemi per Messina, sono iniziati proprio con il ridisegno di una struttura urbanistica post-terremoto che tutt’altro che far risorgere ha al contrario “affossato” ancora di più una città già soffocata dalla macerie.
Ad entrare in moto è stato infatti un pericoloso “effetto domino” difficile, anzi impossibile da fermare, perché ancora oggi aiutato e supportato da nuove devastanti “spinte”. Lasciando per un attimo da parte i tir che attraversano il Boccetta, così come i giganti della strada che usufruiscono dell’approdo di Tremestieri (maltempo permettendo), è invece necessario considerare l’altrettanto elevato numero di camion che per attraccare al molo Norimberga, utilizzano lo svincolo di Messina Centro: i mezzi, infatti, percorrono il viale Europa, dove cominciano già infatti ad essere visibile i primi segni di cedimento dell’asfalto, continuano poi la loro corsa lungo via La Farina, per attraversare infine il ponte che sovrasta la stazione centrale e che, provare per credere, trema ogniqualvolta un “bisonte” di quella portata si accinga a percorrerlo.
Casi simili quelli “raccontati” dagli scatti in photogallery, realizzati dal nostro fotoreporter Dino Sturiale, e che testimoniano come l’emergenza-cedimento riguardi diverse zone della città. Le prime immagini si riferiscono al viale Annunziata, il più “giovane” tra i torrenti coperti ma non per questo in condizioni migliori. L’area in questione, dove fino a circa 15 anni fa dominava ancora l’aperta campagna con solo qualche palazzina che sbucava dietro l’angolo di una collinetta, costituisce invece oggi una delle zone residenziali più popolate della città e dunque ad alta densità di automobili in circolo. E come appare evidente “sfogliando” le immagini, a risentirne è, ancora una volta, la strada che copre il corso d’acqua e che, soprattutto in corrispondenza delle grate dei condotti fognari e dei tombini risulta particolarmente malmessa. Qualche problema anche sul viale Giostra dove, accanto ai dossi “artificiali” creati per frenare la velocità delle automobili che attraversano l’arteria, si aggiungono crepe o avvallamenti che, dato il “freschissimo” caso Boccetta, da oggi in poi, oltre a venir “superati” con la solita e inevitabile esclamazione «poveri ammortizzatori», verranno forse guardati con un pizzico in più di preoccupazione.
Su photogallery le immagini di Dino Sturiale e le foto già inserite in primo piano
