Dieci associazioni animaliste denunciano le inadempienze croniche e gravissime di Comuni e ASL in Sicilia e chiedono un atto che imponga d’urgenza la sterilizzazione obbligatoria di tutti i cani sul territorio
E’ una questione di causa-effetto. La causa, ovvero le inadempienze delle istituzioni e della amministratori comunali siciliane, ha portato all’effetto, le aggressioni di questi giorni da parte dei cani randagi, con particolare concentrazione nel ragusano dove c’è scappata la terribile tragedia. A puntare il dito contro i “palazzi” sono dieci associazioni ambientaliste e animaliste (Amici del Cane Onlus, Amici degli Animali, AmiciCani, Animalisti Italiani, Associazione Rapid Dogs Rescue, FRECCIA 45, ANTA, LIDA Lega Italiana Diritti dell’Animale, Lega Nazionale per la Difesa del Cane, OIPA Organizzazione Internazionale Protezione Animali), che chiedono a gran voce la sterilizzazione dei randagi.
«Da anni – affermano in una nota i responsabili delle associazioni – assistiamo ad una politica irresponsabile di non-gestione del randagismo. Nonostante abbiamo continuamente avanzato proposte ed offerto collaborazione alle Amministrazioni comunali, troppo spesso sorde anche rispetto agli obblighi di legge in materia di randagismo». Secondo le associazioni non esistono “cani killer” ma istituzioni latitanti: «la stragrande maggioranza dei comuni siciliani, infatti, è inadempiente rispetto agli obblighi previsti dalla legge regionale 15 del 2000 e dalle precedenti norme risalenti al 1991 (legge statale sul randagismo n. 281) o addirittura al 1954 (regolamento di polizia veterinaria sui cani aggressivi)! Quella del randagismo in Sicilia è diventata un’emergenza per scelta delle amministrazioni comunali che scelgono di ignorare le leggi e si sono rifiutate di avviare misure di prevenzione del randagismo dando attuazione alle normative vigenti che pongono in capo ai comuni la sterilizzazione e l’identificazione, tramite microchip, dei cani privi di proprietario».
«La sterilizzazione dei randagi – si legge ancora nella nota – è l’unico modo legale, razionale e produttivo per arginare la drammatica questione sempre più avvertita dai cittadini. Ma in Sicilia i Comuni e le ASL che attuano le sterilizzazioni si contano sulle dita delle mani; nessun comune attiva le polizie municipali per controllare se i cani di proprietà posseggano il previsto e obbligatorio microchip; non si disincentivano gli abbandoni né vengono adeguatamente perseguiti i reati di abbandono e maltrattamento di animali; non vi è nessuna cultura sul cane di quartiere o sulle colonie feline… Chi paga le conseguenze di tutto questo? Cittadini e randagi naturalmente!».
Infine le proposte in termini di priorità che Comuni e Asl dovrebbero porsi in merito al problema: a) campagne massicce di sterilizzazioni dei randagi; riconoscimento e assistenza sanitaria delle colonie feline e dei cani di quartiere e liberi sul territorio comunale, come previsto dalle norme vigenti; b) lotta al fenomeno degli abbandoni e per il controllo demografico degli animali d’affezione; c) adozioni di cani e gatti ospiti dei canili/gattili privati e dei cuccioli randagi; chiusura dei canili-lager creati da speculatori che hanno trasformato il randagismo in un ricco business a spese dei fondi pubblici; d) costruzione di rifugi sanitari e per il ricovero, pubblici, così come prevede la legislazione (es. creazione di strutture di parco-canile come alternativa al vecchio concetto di canile); e) educazione al rispetto degli animali (programmi nelle scuole, nei quartieri) e al possesso responsabile di animali d’affezione (campagne e controlli per microchippare i cani, e diffusione della sterilizzazione); e) pronto soccorso h24 con ambulanza attrezzata per animali incidentati o feriti; f) educazione al rispetto degli animali (programmi nelle scuole, nei quartieri) e al possesso responsabile di animali d’affezione (campagne e controlli per microchippare i cani, e diffusione della sterilizzazione).
