In scena al Teatro Savio “Ritratti (anche le iene sono fotogeniche)”

In scena al Teatro Savio “Ritratti (anche le iene sono fotogeniche)”

In scena al Teatro Savio “Ritratti (anche le iene sono fotogeniche)”

sabato 28 Dicembre 2013 - 08:03

Tre monologhi noir di Donatella Venuti e il Teatro di Morman 2, che indagano la violenza al femminile. Si tratta de l quarto appuntamento con la rassegna “Atto Unico. Scene di Vita. Vite di Scena” di QAproduzioni

Il fascino del lato oscuro declinato al femminile, la donna che da angelo del focolare diventa una iena assassina e mostra al mondo, alla società e agli uomini della sua vita i denti, in un ghigno che difficilmente si dimentica. È un titolo che è già di per sé una dichiarazione d'intenti “Ritratti (anche le iene sono fotogeniche)”, lo spettacolo di Donatella Venuti in scena domani (domenica 29) al Teatro Savio per il quarto appuntamento con la rassegna ideata da QAproduzioni “Atto Unico. Scene di Vita. Vite di Scena”.

In un’era dominata dal femminicidio, in cui la violenza sulla donna – coperta, se non giustificata, da un atavismo reietto e retrivo – inizia ad essere, finalmente, denunciata, il Teatro di Morman 2 si diverte a ribaltare i piani per evidenziare ancora di più il contrasto per cui la donna resta la prima vittima in assoluto, anche quando sono le sue mani a macchiarsi di sangue. Lo spettacolo ritorna sulle scene a distanza di anni dalla sua ultima rappresentazione a Messina, ma in una veste diversa: arricchito, nella terza parte, di un nuovo monologo mai rappresentato e accompagnato da musiche originali eseguite dal vivo dal maestro Arcadio Lombardo.

Sul palco l'attrice, regista e autrice Donatella Venuti mette in scena tre monologhi noir: “Clitennestra o del crimine” (tratto da “Fuochi” di Marguerite Yourcenar), “Cioccolata” e “Una perfetta impiegata”, prodotti dalla sua stessa penna. Un trittico che si concentra sulla figura femminile, attraversando tre diverse dimensioni in cui viene sviscerato il rapporto di tre donne con l'atto violento e criminoso, secondo una prospettiva diversa da quella consueta.

Davanti agli occhi degli spettatori si snoccioleranno le vite di tre donne diverse, accomunate da un'unica caratteristica: tutte diventano assassine per amore. Così la regina Clitennestra sacrifica Agamennone perché tradita nella sua integrità di donna e di madre; l’impiegata uccide il capufficio, apparentemente per salvarne l’onore ma in realtà per punirlo di un’infamia; la madre provoca involontariamente la morte di uno dei suoi sei figli per una sorta di follia compulsiva di cui è vittima, avendo immolato la propria esistenza sull’altare della famiglia. Tre ritratti, tre donne distanti nello spazio e nel tempo ma agitate dalla stessa furente passione: il crimine come momento liberatorio e catartico, sfogo consequenziale e risolutore contro una società conservatrice che relega la donna a un ruolo svilente e riduttivo. Nella società greca, misogina e conservatrice, così come nella nostra, moderna e globale.

Da questo punto di vista, "Ritratti" è un urlo che implora pietà, è il reclamare il proprio diritto ad esistere da parte di chi nel buio è ridotto al silenzio.

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