Un mese fa la storia di tre lavoratrici rimaste senza occupazione in uno dei cambi appalto dei servizi sociali perché la coop aveva preferito assumere prima gli uomini per andare incontro alle esigenze degli utenti. Una delle operatrici da giorni protesta a Palazzo Zanca. I genitori del ragazzo disabile che assisteva hanno scritto una lettera.
Una lettera indirizzata all’Assessore ai Servizi sociali Nino Mantineo, al Dirigente del dipartimento Giovanni Bruno, alla Presidente del Consiglio comunale Emilia Barrile, all’Assessore Patrizia Panarello, per la sua delega alle Pari opportunità. Una lettera che porta in calce le firme di un papà e di una mamma che hanno deciso di scrivere a tutte le Istituzioni comunali per raccontare una storia di disagio e di affetto, di bisogno e difficoltà ma anche di aiuto e sostegno. E’ la storia di una famiglia messinese come tante, due genitori con un figlio disabile che si sono affidati ai servizi sociali comunali per trovare quel supporto che in tante situazioni di questo tipo diventa fondamentale. Questo ragazzo, oggi poco più che adolescente, aveva trovato un’assistente con cui nel tempo aveva costruito un rapporto di fiducia e di affetto, un’assistente che, come scrivono i suoi genitori, “era riuscita ad instaurare un rapporto positivo con loro figlio, riuscendo ad entrare in contatto con il suo mondo”.
Poi sono arrivati i nuovi bandi del Comune, le gare d’appalto, i passaggi di testimone tra le cooperative, i balletti dei lavoratori. E qui la storia di questa famiglia diventa uno dei volti di una vicenda che nelle scorse settimane avevamo già affrontato: il caso della cooperativa Orsa Maggiore, vincitrice del servizio di assistenza domiciliare disabili, finita sotto i riflettori per un modus operandi che è apparso fin dal primo momento singolare e discriminatorio nei confronti delle operatrici donne (vedi articoli correlati). Necessario fare un piccolo passo indietro. Subito dopo essersi aggiudicata l’appalto, la coop Orsa Maggiore di Aci Catena scrisse una nota indirizzata all’assessore Nino Mantineo e ai sindacati con cui annunciava la volontà di non rispettare la graduatoria e di scavalcare le ultime donne rimaste ancora in lista d’attesa, in favore di alcuni colleghi uomini. Una decisione che, sempre stando alle spiegazioni della coop, nasceva dall’esigenza di andare incontro alle richieste degli utenti di sesso maschile che, per ragioni si riserbo e pudore, chiedevano l’intervento di operatori uomini. Da questa logica erano inizialmente rimaste fuori tre lavoratrici, nel frattempo ci sono state altre assunzioni e ad essere rimasta ancora fuori senza lavoro e senza la possibilità di vivere in modo dignitoso è Daniela Monti, un’operatrice che in questi giorni ha presidiato tutti i giorni Palazzo Zanca nella speranza che Sindaco o assessori potessero ascoltare il suo dramma occupazionale.
Daniela era l’assistente di quel giovane disabile che da un giorno all’altro si è trovato, suo malgrado, senza quello che per lui era diventato un punto di riferimento. Lo racconta Daniela durante le sue giornate tra i corridoi del Comune, ma ancor di più lo hanno messo nero su bianco i genitori di questo ragazzo che, in barba al riserbo e al pudore, chiede che torni la sua assistente. La lettera è stata recapitata anche alla cooperativa Orsa Maggiore, nella speranza che questo possa servire a fare un passo in avanti.
I genitori raccontano che da quando vi è stato il cambio di cooperativa, e dunque di operatore, il servizio è peggiorato per tanti motivi. “La flessibilità di orario del servizio precedente, richiesta ed ottenuta per le nostre esigenze di lavoro e sempre concordata con la vecchia coop, è cessata. Ci troviamo ad usufruire di un servizio non consono alle esigenze di nostro figlio, nonostante tale necessità fosse stata fatta presente al momento del cambio di cooperativa” dicono i genitori che però poi vanno oltre e spiegano che Daniela era riuscita ad entrare nel mondo di loro figlio, tanto da permettere loro anche di lasciarlo sereno e tranquillo e di svolgere le proprie attività senza preoccupazioni.
“Per nostro figlio e per tutti gli assistiti ci chiediamo perché non è stata mantenuta la continuità degli operatori. Questo dovrebbe essere il primo e unico criterio nell’assegnazione dei servizi a soggetti svantaggiati, che per problemi burocratici a loro sconosciuti sono quelli che continuano a soffrire”. Con questo velo di amarezza si chiude la lettera di una madre e di un padre che vorrebbero solo non dover combattere anche con lacci e cavilli amministrativi per dare aiuto e assistenza a loro figlio. E’ quella faccia dei servizi sociali che spesso viene oscurata dalle proteste, dai problemi occupazionali, dai bandi di gara dalle polemiche. E’ quella che dovrebbe essere l’unica vera faccia dei servizi sociali: mettere al primo posto le esigenze degli utenti. Tanto meglio se poi queste coincidono anche con la risoluzione di una battaglia solitaria che una lavoratrice sta portando avanti per il suo futuro occupazionale. E per il benessere di quel ragazzo speciale che ogni pomeriggio continua ad aspettarla. Anche se è una donna.
Francesca Stornante

Purtroppo i servizi su larga scala presentano queste mostruose storture.
Non trovo corretta la chiosa inutilmente polemica sul fatto che si tratti di una donna.
Non in questa circostanza.
Il problema purtroppo riguarda dicevo l’offerta su larga scala di questo tipo di servizi.
Nel pubblico ad esempio l’insegnante di sostegno spesso precario non riesce a seguire negli anni l’iter dei propri allievi, in barba alla simbiosi ed al rapporto già costruiti.
Ci sono da conciliare i diritti dei lavoratori le esigenze dell’utenza ed il diritto al profitto in questo caso.
Per nulla semplice quando si parla di molte persone.
Salvatore
Purtroppo i servizi su larga scala presentano queste mostruose storture.
Non trovo corretta la chiosa inutilmente polemica sul fatto che si tratti di una donna.
Non in questa circostanza.
Il problema purtroppo riguarda dicevo l’offerta su larga scala di questo tipo di servizi.
Nel pubblico ad esempio l’insegnante di sostegno spesso precario non riesce a seguire negli anni l’iter dei propri allievi, in barba alla simbiosi ed al rapporto già costruiti.
Ci sono da conciliare i diritti dei lavoratori le esigenze dell’utenza ed il diritto al profitto in questo caso.
Per nulla semplice quando si parla di molte persone.
Salvatore