La scelta delle agenzie Redattore Sociale e Dire, quale segno e stimolo di sensibilità deontologica
-Le parole sono importanti-, recitava Nanni Moretti in un suo famoso film (Palombella Rossa) e che esse possano contribuire, se usate in modo improprio, ad alimentare un clima di diffidenza ed ostilità è una responsabilità che alcuni giornalisti avvertono. In tale ottica, la scelta da parte delle agenzie Redattore Sociale e Dire, maturata alcuni giorni fa e comunicata martedì scorso, di non usare più, nel notiziario che insieme producono, la parola clandestino, a meno che non si tratti di riportare dichiarazioni virgolettate. Una scelta apprezzata e condivisa dal Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Roberto Natale che ha altresì commentato:
-E’ un segno importante di sensibilità deontologica. Nata dalla scia di un appello contro il razzismo, lanciato nei mesi scorsi da un gruppo di giornalisti, tale scelta indica come stia crescendo nell’informazione la consapevolezza del ruolo essenziale che essa ha quando informa su una materia come l’immigrazione, socialmente e politicamente tanto rilevante nell’Italia di questi anni. E’ dallo stesso tipo di preoccupazione- – continua Natale – -che è nata la ‘Carta di Roma’, il protocollo deontologico che la Fnsi e l’Ordine dei Giornalisti hanno recentemente varato, condividendo le sollecitazioni dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Anch’essa indica la necessità di adottare termini giuridicamente appropriati- – conclude il Presidente della Fnsi – -e per questo propone a tutti i giornalisti italiani un mini glossario che va da ‘richiedente asilo’ a ‘rifugiato’, da ‘beneficiario di protezione umanitaria’ a ‘vittima della tratta’, da ‘migrante’ a ‘migrante irregolare’: uno strumento di lavoro quotidiano la cui chiarezza didascalica ha ricevuto l’apprezzamento del Presidente della Repubblica.-
