La seconda sessione della I edizione della due giorni biblica, svoltasi nella mattinata di sabato, 29 novembre, ha indicato la necessità di un'azione radicale dei Cristiani per favorire l'avvento di una società più giusta
Si è tenuta nella mattina di sabato scorso, 29 novembre, la seconda sessione della I edizione della due giorni di riflessione biblica intitolata “Anche voi siete stati stranieri (Esodo 22, 21). La Chiesa sceglie di stare dalla parte dei poveri-, organizzata insieme dall’associazione ecumenica “E. Cialla-, dalle associazioni “Terra e Cielo- e “Nuovi Orizzonti-, dalla Chiesa Valdese, dalla Gifra (Gioventù Francescana), dall’Ufficio Migrantes, dall’Arci, dalla Caritas, dal Meic -Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale – , dalla cooperativa sociale “Scirin- e dalla Comunità di San Luca, in collaborazione con il Cesv – Centro Servizi per il Volontariato di Messina – e che si è svolta presso l’aula Salvatore Pugliatti della facoltà di Giurisprudenza di Messina. In questa sessione – dal titolo “Le testimonianze- –, dopo l’introduzione della dr.essa Marina La Rocca, dell’associazione “Nuovi Orizzonti- di Messina, è stato dato spazio alla seconda comunicazione dei gruppi di studio, con l’intervento dal titolo “I cristiani in cammino-, del relatore, architetto Antonino Amato. Il relatore, anch’egli volontario dell’associazione “Nuovi Orizzonti- di Messina, si è soffermato molto sulla nostra attuale incapacità di offrire concreta solidarietà per il vuoto che ci attanaglia e che ci rende deboli e fragili nel contesto della nuova e cruda realtà sociale, barricati “nei nostri spazi effimeri dei non luoghi che abbiamo costituito intorno e dentro noi stessi-. E’ innegabile come oggi siamo davanti ad un nuovo Olocausto, di fronte alle centinaia di morti che, mensilmente, restano vittime tra coloro che tentano di raggiungere la nuova terra promessa delle nostre coste e chi è riuscito a raggiungerle spesso ha preso posto tra gli sfruttati ed i traditi. E’ più che mai “necessaria ed urgente una nuova radicalità nell’adesione a Cristo e ai suoi valori più profondi-, ha affermato Amato ed ha continuato: “Se ogni terra straniera è Patria ed ogni Patria è terra straniera, noi Cristiani stessi dobbiamo tornare a considerarci quale popolo in cammino costante, anche metaforico, aperto all’accoglienza nei confronti dell’altro ed alla sua conoscenza, camminando insieme verso il Dio degli itinerari mai conclusi. Dio stesso infatti ci esorta, come riportato nella Bibbia, ad andare ‘ai confini della terra’ medesimi, considerando attentamente che la sola cosa che rimane è la carità e l’amore verso il nostro prossimo. Nella parabola del Buon Samaritano- – ha commentato il relatore – “noi abbiamo già tutte le indicazioni concrete su come comportarci, comprendendo da essa facilmente le mosse concrete che dovremmo operare. Aderendo al progetto di Dio, non dovremo dimenticare che il progetto è Suo ma i costruttori dello stesso dobbiamo essere noi.- La mattinata di riflessioni è continuata poi con l’intervento molto apprezzato di Rita Fulco, dottoressa di ricerca in Filosofia, che ha trattato il tema “Una teologia scomoda. Il caso Sobrino-. Sobrino è un teologo gesuita che ha scritto, traducendo il proprio pensiero in azione concreta, 2 testi molto contestati dall’Istituzione ecclesiastica e passati al setaccio della ‘Congregazione della Dottrina della Fede’ e per i quali Sobrino ha anche ricevuto una ‘Notificatio’. I testi, disponibili in libreria, s’intitolano rispettivamente “Saggio a partire dalle vittime- e “Gesù Cristo liberatore- e con essi il teologo, vicino alle posizioni della Teologia della liberazione, che tante vittime ha dovuto subire in Sudamerica perché assai scomoda, ha di fatto sostenuto che la Cristologia stabilisce che sono i poveri di questo mondo il fondamento stesso ed il luogo teologico fondamentale della stessa Chiesa. La contestazione che è stata messa in atto nei suoi confronti da parte ecclesiastica, ha tentato di screditarlo ma – ci ha rivelato la Fulco – “basta rileggere le Sacre Scritture da un lato ed effettuare un viaggio lettura dall’Antico al Nuovo Testamento per rendersi conto come siano invece proprio i poveri, esattamente come sostiene Sobrino, il luogo fondamentale e l’essenza stessa del Cristianesimo. Dal Deuteronomio ad esempio leggiamo: ‘Non tenterai di defraudare il salariato bisognoso, sia che si tratti di tuo fratello o di un forestiero’. Sembrano parole scritte per i tempi in cui stiamo vivendo! E ancora, nella Bibbia si parla costantemente di tre categorie sociali care a Dio quali quella delle vedove, degli orfani e dei forestieri ma si parla anche degli animali, con il versetto ‘Non porrai la museruola al Bue mentre sta trebbiando’, frutto di una sensibilità che va ben oltre le nostre stesse aspettative nei confronti di tutti i soggetti deboli ed a rischio di sfruttamento. Nel Nuovo Testamento poi Gesù s’identifica con i poveri già dalla stessa natività, cosa che ci fa ritenere gli attacchi che Sobrino ha ricevuto- – ha concluso Rita Fulco – “come qualcosa di assolutamente ingiusto e financo scandaloso, spingendoci fatalmente alla seguenti domande con le quali interrogheremo la stessa coscienza di noi credenti: ma se Sobrino venisse condannato e se la Chiesa non scegliesse di stare con i poveri, per noi Cristiani quale sarà la Chiesa alla quale sentiremo di appartenere? Ed in definitiva, se la Chiesa stessa non deciderà di cambiare, mantenendo un dialogo interlocutorio ed ambiguo e se la struttura stessa della Chiesa non muterà, dovremo comportarci piantando o levando le tende dalla stessa, ognuno di noi scosso nella propria interiorità?- Padre Felice Scalia, notissimo ed apprezzatissimo teologo gesuita, ha sostenuto che oggi è in gioco qualcosa di particolarmente importante all’interno della Chiesa, ossia la decisione tra il privilegiare l’aspetto teoretico della proclamazione della fede tout court o lo scegliere di dare più centralità alla lotta per la giustizia. “Noi oggi sembriamo navigare nell’utopia- – ha affermato il teologo – “poiché la realtà è altra e ben più dura, tenendo fermamente presente sempre che l’Occidente, con i suoi aspetti culturali positivi ma anche con la sua tirannia ideologica ed economica, l’abbiamo inventato noi stessi, così come la tentazione di servirci di coloro che siamo tentati di definire, ancora una volta nella storia, ‘sottouomini’, rinnegando le Scritture ed avviando una prassi di sfruttamento.- Concordando con Sobrino, padre Scalia ha anche ribadito: “Gesù è una persona da seguire ed a cui conformarsi totalmente ed è vero che i poveri costituiscono il luogo teologico del Cistianesimo- ma rinunciando a soffiare sul fuoco di un’eventuale polemica ha anche riconosciuto: “La Chiesa Istituzione ha un altro compito, diverso da quello che dobbiamo avere noi: essa deve conservare la Chiesa Mistero, quindi non esiste dicotomia insanabile tra le due posizioni ma l’una in realtà è in certa misura complementare all’altra. Ma è anche vero- – ha concluso il teologo – “ che optando esclusivamente per il Cristo da adorare, si rischia il monofisismo, svuotando i contenuti biblici del Cristo redentore e difensore dei poveri e della giustizia, finendo col giustificare la concezione, totalmente distorta, secondo la quale dovremmo lasciare Dio in cielo non intervenendo sulla terra, quale perno per un possibile, auspicabile ed irrinunciabile cambiamento.- L’avvocata Matilde Di Giovanni, dell’associazione “Senza Confini-, nonché parte civile nel processo contro i responsabili della strage del Ferry Boat maltese affondato la notte di Natale del 1996, a Portopalo, provocando la morte di 300 migranti, ha scosso la platea con il ricordo della tragedia, emblematica di molte tra quelle che ripetutamente si rinnovano incontrastate nei nostri mari. “15mila euro sborsati per un inganno- – ha raccontato la Di Giovanni – “Due ragazzi Tamil, in viaggio per dimenticare gli orrori di una delle tante guerre dimenticate dall’Occidente, quella appunto tra srilanchesi e tamil, credevano di dover effettuare addirittura il viaggio in aereo, invece si ritrovano, loro malgrado, stipati su una nave, insieme ad altri giovani pachistani ed indiani, destinati a mangiare una zuppa per cani, tra mille umiliazioni, poi costretti persino a passare su una barca che, potendo contenere 80 persone, ne stipa in realtà ben 283! E tutto ciò perché i trafficanti hanno ormai svolto la loro parte, che prevede grossi guadagni sulla pelle dei più deboli. La nave affonderà e i suoi occupanti moriranno, così, dopo mille traversie, giungeranno in Italia, dove per la prima volta sarà istruito un processo che, tra mille contrasti e difficoltà, vedrà risarcite – per quanto simbolicamente – le loro famiglie, giungendo alla condanna di alcuni dei responsabili. E’ un atto importante- – ha commentato l’avvocata – “che dimostra che se esiste la volontà di almeno una parte delle Istituzioni di dar corso alla giustizia, l’applicazione del diritto può essere possibile anche nei confronti di migranti, considerati generalmente alla stregua di oggetti di scarso valore. Lo stato deve però scegliere di riconcepire sé stesso, assicurando la pace, la sicurezza e l’ordine sociale con l’applicazione della prevenzione normativa, della quale un segno importante di speranza è fornito dalla recente reintroduzione, a livello europeo ed italiano, del reato di razzismo e xenofobia ed in un momento difficile come questo, con i brutti segnali che giungono in tale direzione da un’intolleranza montante, tale decisione non può che essere condivisa.- Quello del pastore della Chiesa Valdese, Jens Hansen, è stato il primo dei due interventi programmati della mattina. Il pastore valdese ha stigmatizzato l’imbarbarimento politico che in questo momento è volto a difendere solo chi possiede. Citando le parole del cattolico padre Zanotelli ‘Se voi non consumerete più, voi non sarete più perché per il Sistema contate solo se consumate’, Hansen ha auspicato la costituzione di un movimento pacifico, una sorta di onda dissenziente e cosciente, per cambiare lo stato di cose attuali. “Ogni crisi montante come quella alla quale assistiamo adesso- – ha sostenuto Hansen – “fa aumentare le difficoltà e tutto si risolve a svantaggio dei ceti meno abbienti, in un Paese quale l’Italia, nel quale la forbice tra ricchi e poveri aumenta sempre più ed in modo più sensibile rispetto agli altri Paesi europei. Quali esperienze dirette, ve ne narrerò alcune, vissute o conosciute all’interno della mia Chiesa, che conosco meglio. Abbiamo avviato una forma d’ azione contro la ‘tratta’ delle donne e forniamo una mano a chi arriva da altri Paesi. A Pachino opera l’associazione ‘Paolo Adamo’, che fornisce prima accoglienza, lavoro ed alloggio, recuperando anche beni sottratti ai mafiosi. A Palermo opera invece un’associazione a noi vicina, che si chiama ‘Il pellegrino della terra’, della quale si occupa un nostro predicatore di origine ghanese e che lavora sulla ‘tratta’ delle donne ed in genere per un sostegno agli immigrati. Voglio ricordare come, spessissimo, la rotta utilizzata sia per la ‘tratta’ che per il trasporto di droga coincida, essendo in mano alle stesse persone. L’associazione ha anche creato un ristorante, nel quale gl’immigrati recano la loro esperienza ed operante come una sorta di laboratorio di multiculturalità. Per quanto riguarda Messina- – ha proseguito il pastore valdese – “abbiamo tuttora pochi contatti con gl’immigrati ma stiamo cercando di avviarli, impegnati, in questo momento specifico, più a riflettere intorno al sistema nel quale viviamo e ad approfondire studi teologici nella nostra biblioteca ma fornendo disponibilità operative per tante altre realtà. E’ più che mai necessario, a mio avviso- – ha concluso Jens Hansen – riscoprire i poveri e la loro centralità, insieme alla rinuncia al consumismo, che poi è anche lo stesso pensiero ispiratore della Dichiarazione contenuta nell’Alleanza delle Chiese Riformate in Accra (Ghana).- Il secondo intervento programmato è stato affidato ad Ivana Risitano della Gifra, Gioventù Francescana, di Messina, che ha trasmesso delle grandi emozioni ai presenti in sala, raccontando la propria esperienza d’amore con il popolo Rom. “Quando la mia grande amica Suor Gabriella mi propose di lavorare nel volontariato- – ha narrato la volontaria della Gifra – “io preconcettualmente le risposi: ‘D’accordo. Lavorerò con tutti, tranne però che con i Rom.’ Dopo vari anni in cui, invece, opero a stretto contatto con loro, posso assicurarvi che essi mi hanno donato e costantemente mi donano una ricchezza difficile da esprimere a parole. Vivendo con loro ci si rende conto della loro profonda umanità e di quanto siano ingiusti i pregiudizi nei loro confronti. Accolgono totalmente se decidono di farlo e ciò che è loro diventa davvero tuo. L’incontro con la loro generosità ma anche con la loro diversità ci rimette in discussione, ponendo delle critiche al nostro sistema economico e di vita. Li definiamo ‘ladri’ ma io credo che siamo molto più ladri noi che abbiamo le mani sporche di sangue, complici d’infiniti genocidi dopo i quali dovremmo vergognarci di definirci ancora ‘cattolici’ o ‘cristiani’. Le nostre coscienze si sono intorpidite ed io immagino in futuro un altro papa che, come Giovanni Paolo II, tornerà a chiedere scusa in futuro per come la stessa istituzione ecclesiastica sta agendo, attualmente, nei confronti di chi stenti ad integrarsi. Lamento poi soprattutto l’assenza di mediatori culturali- – ha concluso la Risitano – “ che dovrebbero avere un ruolo centrale in un Paese civile che si presti ad una cultura dell’accoglienza e dell’integrazione, indispensabile per assicurare la pace futura.-
Il compito di effettuare un richiamo conclusivo alle varie riflessioni della mattina è stato affidato a Carmelo Labate, responsabile dell’associazione ecumenica “E. Cialla-, il quale ha affermato: “La parola viva, con la quale interloquiamo, c’immerge nella direzione contraria a quella che attualmente il mondo, purtroppo, ha intrapreso. Dobbiamo chiederci: ‘Noi crediamo davvero ai valori sui quali siamo stati educati? La politica dimentica spesso il bisogno, che ti pone davanti a persone concrete. Non possiamo delegare tutto ad altrui: dobbiamo partire dalla realtà che stiamo vivendo, assumendo almeno uno dei suoi aspetti per sviscerarlo, lasciandoci interrogare dalla voce di Dio per poi prepararci ad agire per il cambiamento, rendendo possibile una società più giusta. E’ questo il cammino che stiamo intraprendendo.-
