28 Dicembre 1908: Cento anni dopo

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28 Dicembre 1908: Cento anni dopo

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venerdì 26 Dicembre 2008 - 11:25

Il circolo -LEPANTO- di Azione Giovani ricorda così il terremoto che ha semi distrutto la città di Messina

-Ore 5.21: terremoto ondulatorio sussultorio e vorticoso, della durata di 31 secondi seguito da altre 139 scosse di minore intensità ed accompagnato da un violentissimo maremoto. I morti superano i 63.000. La città è semi distrutta-. Così descriveva nel Suo diario Nitto Scaglione – antico cultore di -Storia Patria- – a ricordo di quel terribile 28 Dicembre 1908.

Immediati i soccorsi; infatti, il giorno dopo, alle ore 10 nel porto di Messina giungono ben 3 navi russe per aiutare i superstiti nelle operazioni di scavo.

Si scava per giorni e giorni per estrarre i corpi e il 15 Gennaio vengono estratti ancora vivi dalle macerie i fratelli Francesco, Natalia e Giovanna Minassale. Oggi Messina, 100 anni dopo, ricorda quella terribile tragedia. La serenità della festa Natalizia appena trascorsa e del capodanno rinnova purtroppo il ricordo di quella tragica alba. I cento anni che c distaccano dallo spaventevole fragello non hanno attuito il dolore degli ormai pochi superstiti del disastro e di chi, invece, non acora avanti negli anni conosce bene quella tragica pagina di cronaca cittadina per averla vista attraverso riprese, fotografie o ricordi di anziani parenti.

La nostra bella città, agli occhi dei superstiti l’ indomani appariva città morta; sul mare numerosi relitti mentre la corrente trasportava insieme ai cadaveri materassi, barche capovolte e quant’ altro.

La -Palazzata- – la ggrande cornice della città di messina – e la Ccortina del Porto frangiate e diroccate inpiù punti, toglievano ogni illusione ai più ottimisti che da fuori venivano per portare aiuti. In alcuni edifici in mezzo al fumo rosseggiavano le fiamme degli incendi e dovunque fango e fango. Nell’ acqua piovana raccoltasi dentro la vasca del -Nettuno- venivano sciolte delle pastiglie di subblimato per poter utilizzare l’ acqua quale sommaria difenzione ai feriti. Non funzionava nulla: niente acqua, niente luce e i fili del telegrafo anch’ essi inutilizzabili. Quale desolazione! Del centro di Messina non rimaneva che un groviglio di macerie. Ma fra tante rovine e fra tanta miseria si eleva un immagine: l’ -Immacolata di marmo-, nella Via Cavour, è una -Assunta- sull’ unica guglia rimasta impiedi del -Monastero di Santa Teresa-.

Anche l’aspetto di -Piazza del Campo-,e il suntuoso Palazzo del -Principe di Scaletta- si presentavano in maniere scoraggiante.

Vi abbiamo voluto descivere quella pagina della Messina di ieri subito dopo il terremoto, ed oggi a distanza di 100 anni, quelle immagini, quei ricordi, sono ancora vivi in tutti noi – figli di una Messina gloriosa si – ma tanto tanto disgaziata! Ma anche una città che ha avuto la forza di reagire e ricostruita totalmente su quelle macerie anche se il secolo che ci separa da quel triste evento non ha saputo – a tutt’ oggi – cancellare le baracche che ancora insistono nel nostro habitat. Ma messina è città dalle mille risorse che guarda con fiducia al futuro e al suo completo sviluppo per poter stare con dignità in questo terzo millennio e nell’ Europa che l’attende.

Angelica Nuccio

(Presindente circolo Lepanto di A.G.)

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