Nel tentativo di soccorrere un collega in pericolo, una sovrintendente di polizia penitenziaria è stata aggredita. Il grido d'allarme del Consipe. E il tema carcere trascurato dalla politica
MESSINA – Ancora violenze dentro il carcere di Gazzi a Messina. Una sovrintendente di polizia penitenziaria ieri è stata “aggredita brutalmente mentre tentava di soccorrere un collega sotto assedio. l detenuto, di origine calabrese, noto per la sua intemperanza, ha dato sfogo a una furia inaudita fatta di spinte, calci e sputi al volto, colpendo violentemente la sovrintendente all’avambraccio e alla spalla”. A comunicarlo il Consipe, Confederazione sindacati penitenziari.
“Nonostante il dolore e la dinamica violenta dell’aggressione, la collega non ha esitato a intervenire per sottrarre l’agente di sezione a un destino ben peggiore, confermando quel senso del dovere che va oltre il semplice obbligo contrattuale”, viene evidenziato.
“Il coraggio dell’agente nonostante l’abbandono e le carenze stutturali nelle carceri”
Il presidente nazionale del Consipe, Mimmo Nicotra, esprime “ferma condanna per l’accaduto e solleva la questione con estrema durezza verso i vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Siamo di fronte a un atto di puro coraggio da parte di una donna che, rivestendo il ruolo di preposto, ha agito come baluardo di legalità. Questa sovrintendente non solo ha subito lesioni fisiche ma ha dimostrato una dedizione al servizio che merita, senza alcun dubbio, un pubblico riconoscimento e una proposta di ricompensa per il valore dimostrato. Non accetteremo che il suo gesto finisca nel dimenticatoio dei rapporti di servizio: il suo coraggio è il simbolo di una polizia penitenziaria che, nonostante l’abbandono e le carenze strutturali, resta l’unico vero argine alla violenza nelle carceri”.
“La sicurezza nelle carceri è un diritto inalienabile, chiediamo un’ispezione straordinaria”
Nicotra rivolge un “appello accorato” al capo del Dap, Stefano Carmine De Michele, al vice capo Massimo Parisi e alla direttrice generale Rita Monica Russo: “È il momento di passare dalle parole ai fatti. La sicurezza non è una variabile dipendente, ma un diritto inalienabile. Chiediamo il trasferimento immediato e d’urgenza del detenuto aggressore e un’azione disciplinare esemplare. Non tollereremo che la nostra collega e il personale di Messina vengano lasciati soli. Se l’amministrazione non è in grado di proteggere chi mette a rischio la propria incolumità per lo Stato, ci rivolgeremo alle sedi istituzionali competenti affinché venga disposta un’ispezione straordinaria. La dignità dei nostri uomini e delle nostre donne in divisa non è in svendita e il gesto della nostra sovrintendente merita di essere onorato come esempio di abnegazione professionale”.
La rimozione del problema carcerario nella società italiana
In generale, la sensazione è che si continui a ignorare, a livello politico, gli enormi problemi strutturali dell’istituzione carcere. Solo per comodità, o pigrizia, parliamo di emergenza. Qui servono interventi strutturali ma tranne i garanti dei detenuti e pochi politici, dai radicali a Ilaria Cucchi e Ilaria Salis, toccate dalle vicende carcerarie in maniera drammatica, il carcere è uno dei grandi rimossi della società italiana.
Ci si occupa del problema solo quando si accendono i riflettori sulle violenze in carcere a Messina e ovunque in Italia.
Detenuti e agenti prigionieri di una politica cieca
Lo ribadiamo. Detenuti e agenti, nelle carceri italiane, sono “prigionieri” di una politica senza coraggio. Occorre una profonda riforma perché, al di là del caso del singolo Istituto, spesso il carcere contraddice i principi della Costituzione, non puntando al recupero di chi è ristretto e non favorendo il renserimento del detenuto nella società.
Così l’associazione “Antigone”, ripresa dal sito “Sistema penale“, in attesa di un aggiornamento dei dati: “Il 2025 ci lascia istituti sempre più fatiscenti, sovraffollati e disumani. Il tutto con un tasso di sovraffollamento nazionale medio del 138,5%, 2.000 detenuti in più rispetto a un anno fa e 700 posti in meno. 79 i suicidi”. Un disastro umanitario che rimane ai margini rispetto ai dibattiti nazionali.

Cari reclusi nelle case circondariali, adesso il Governo vi fa un bel regalino: vi manda un paio di milioni di nuovi reclusi per consumo di cannabis e piccoli reati di spaccio. Così vi sentirete meno soli, d’inverno non sentirete freddo perchè starete più stretti e il tutto pagato coi soldi di noi italiani.