Contestati i futili motivi al 20enne e ai familiari per l'omicidio di Giuseppe Di Dio
Lo “sconto di pena” per i Frasconà Filaro è escluso. E’ questa la svolta al processo per l’uccisione del 16enne Giuseppe Di Dio, morto a Capizzi il 1 novembre dello scorso anno. Il giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Noto, chiamato a valutare la posizione del 20enne Giacomo, il padre Antonino e il fratello 19enne Mario, ha rimesso gli atti alla Corte d’Assise, prendendo atto della modifica del capo di imputazione nei confronti dei tre.
Omicidio a Capizzi, no all’abbreviato
La Procura infatti ha precisato che vale l’aggravante dei futili motivi all’omicidio, sbarrando così la strada alla richiesta di rito abbreviato, esclusa in questi casi. La richiesta era stata avanzata ad apertura del vaglio preliminare dall’avvocato Felice Lo Furno che difende i tre Frasconà. La modifica del capo di imputazione da parte della Procura, però, ora ribalta il quadro e ad occuparsi del giudizio sarà la Corte d’Assise di Caltanissetta, a partire dal prossimo 2 ottobre.
Giustizia per Giuseppe
Davanti al palazzo di giustizia ennese stamane, in concomitanza con l’udienza, si è tenuto un sit in per chiedere “giustizia per Giuseppe”. La stessa richiesta era stata ribadita in una partecipata manifestazione svoltasi qualche giorno fa a Capizzi. La possibilità per Giacomo Frasconà e i parenti di poter accedere al rito abbreviato è stata contestata anche in Parlamento, dove sono state presentate due interrogazioni parlamentari, firmate dalla deputata del Partito Democratico Stefania Marino e dalla deputata della Lega Simona Loizzo, con la richiesta al ministro della Giustizia di avviare verifiche ispettive sulla regolarità della modifica del quadro accusatorio. I familiari di Giuseppe Di Dio sono parti civili al processo, assistiti dagli avvocati Nino Grippaldi, Giovanni Palermo e Roberto Scillia, ed anche il comune di Capizzi con l’assistenza dall’avvocato Salvatore Timpanaro.

