Addio a Messina all'officina Bossa, dall'800 nella meccanica di precisione

Addio a Messina all’officina Bossa, dall’800 nella meccanica di precisione

Marco Olivieri

Addio a Messina all’officina Bossa, dall’800 nella meccanica di precisione

domenica 10 Maggio 2026 - 08:25

L'erede e titolare dell'impresa familiare, Paolo Bossa, racconta un'eccellenza messinese artigianale. E le aziende e realtà per le quali ha lavorato. Dal Pilone all'orologio del Duomo

di Marco Olivieri

MESSINA – Un’eccellenza messinese che chiude. “Fratelli Bossa e figli. Officina meccanica di precisione”, con radici ottocentesche. Un’attività storica di Messina, in via La Farina, e in precedenza in via Industriale, dopo essere stata al Cavalcavia all’alba del Novecento. Impresa familiare che ha abbassato la saracinesca in via definitiva lo scorso dicembre. Ha aspettato un po’, forse per elaborare il lutto, Paolo Bossa e poi ha annunciato su Facebook il congedo. Lui era il titolare ed erede di una famiglia storica alla guida dell’antica bottega artigiana.

Paolo Bossa

Dall’Ottocento a oggi: è finita la storia dei Fratelli Bossa e figli

“1802-2026, è finita una storia”, ha scritto. E poi ha spiegato, incontrando Tempostretto: “A causa del terremoto del 1908, con la sparizione di molte carte, non è stato possibile ritrovare la documentazione necessaria per risalire alle origini di quest’attività. Ma esiste un documento romano che fa riferimento al 1802. Io ho fonti relative al 1860. I motivi della chiusura? Dopo la morte di mio cugino in ottobre, anche lui si chiamava Paolo Bossa, sarebbe stato difficile continuare. Da alcuni anni, dopo che gli operai per esigenze personali erano andati via (l’ultimo cinque anni fa), eravamo noi due a portare avanti un’intensa attività. In più dovevo lasciare lo stabilimento, per esigenze del proprietario, e ho preferito chiudere questa storia gloriosa. Cosa facevamo? Abbiamo sempre costruito pezzi meccanici di precisione. Torni, fresatrici, dentatrici per costruire ingranaggi. Ora mi mancherà l’odore dell’officina”.

La cura artiginale nella meccanica di precisione

Per raccontare cosa significava lavorare in questo settore, Bossa ama citare il romanzo “La chiave a stella” di Primo Levi: “Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità nella terra. Ma questa è una verità che non molti conoscono”. E, come l’operaio Faussone protagonista del libro, la cura artigianale e la dedizione erano caratteristiche del suo lavoro. “La nostra precisione, riguardo ai pezzi da costruire, si misurava in centesimi di millimetro”, evidenzia.

Antica bottega artigiana Bossa

“Dopo 224 anni abbasso la serranda dell’officina Bossa a Messina”

Così l’imprenditore e artigiano messinese su Facebook: “Dopo 224 anni di attività, oggi ho abbassato per l’ultima volta la serranda dell’officina. Con il cuore a pezzi, per motivi luttuosi ma non solo, interrompo una attività lavorativa di rilievo, prolifica, ricchissima di importanti traguardi raggiunti negli anni. Siamo stati un punto di riferimento per tante ditte e società della nostra città, della Sicilia, in Italia. Ed elencarle tutte è impossibile. Sono riconoscente per la fiducia accordataci. Con orgoglio dico, strameritata. Sono estremamente grato a mio cugino Paolo, a mio papà Pino e lo zio Nino, a nonno Paolo e zio Stellario e, ancora prima, a chi li ha preceduti. Ringrazio tanto i “ragazzi” cresciuti in officina e che hanno contribuito, con il loro lavoro, a tenere alto il nostro cognome. È molto difficile voltare pagina, ma con determinazione e positività, impegno e un sorriso, andrò comunque avanti!”.

Paolo Bossa

Dal Pilone e la Pirelli di Villafranca alla Sanderson di Messina

Da qui la scelta d’incontrarlo per saperne di più. E Paolo Bossa evoca con passione una storia familiare di dedizione artigianale, elencando le tante realtà per le quali l’impresa è stata un punto di riferimento. “Nel 1956 è stato inaugurato il Pilone a Torre Faro e mio zio ha costruito i tiranti in ferro, che compongono la base della struttura. E fu trasferito un tornio solo per costruire i tiranti, poi cementati all’interno della base. Si tratta del primo ricordo tramandato da mio padre. Altri pezzi di memoria? Io andavo frequentemente a Villafranca Tirrena, dove c’era la fabbrica della Pirelli. Si producevano copertoni per bicicletta e per camion. E la nostra azienda faceva tantissimi lavori, come gli stampi, per questa produzione. Si tratta di uno dei primi lavori che ho fatto. Ho lavorato sia per la Pirelli, sia per la Sanderson (un altro segmento di mondo industriale che non esiste più, n.d.r.). Per quest’ultima si costruivano grandi vasche in acciaio inossidabile utili per raffreddare le latte piene di succhi. Io cominciai a lavorare nel 1981, dopo il diploma. C’erano mio padre, mio zio, mio nonno, che continuava a lavorare regolarmente e soprattutto presenziava. Senza l’odore tipico dell’officina, noi artigiani non sappiamo stare”.

“La nostra officina lavorava per Rodriquez, Molini Gazzi, Birra Messina. E realizzò i primi cassoni dei rifiuti”

La rievocazione di Bossa è un viaggio in una Messina industriale scomparsa. E l’artigiano ricorda l’impegno dell’officina per i cantieri navali della Rodriquez: “Realizzavamo complessi alari e cerniere di orientamento degli alettoni. Per poi passare ai cantieri della Smeb, ora Palumbo, all’Arsenale militare, con maestranze considerate le migliori dopo quelle dei cantieri navali di Genova, e alla Birra Messina, ad esempio. E non si possono dimenticare i Molini Gazzi. Eravamo la ditta di fiducia per queste importantissime realtà. E non dimentico l’autocentro della nettezza urbana negli anni Ottanta. Furono pure costruiti da noi i primi cassoni di raccolta dei rifiuti, piazzati a terra e poi alzati dai camion e portati nelle discariche. In quel periodo, nell’azienda, eravamo all’incirca in dieci. Mio padre, mio zio, mio cugino e alcuni operai”.

“Dalle rotative della Gazzetta alla Caronte & Tourist, noi la ditta di riferimento”

In generale, continua a raccontare Bossa, “passavano tutti da noi. Dal quotidiano La Tribuna del Mezzogiorno, negli anni Cinquanta, alla Gazzetta del Sud, occupandoci delle rotative. Mio cugino veniva chiamato di notte alla Gazzetta per riparare i meccanismi di lavorazione. E ancora: la Silab di Ragusa, o ditta Ancione a Messina, che aveva negli anni Ottanta e Novanta la manutenzione delle strade. Producevano l’asfalto. E noi facevamo tantissimi lavori per la Silab di Ragusa, dove avevano una produzione enorme, oltre a occuparci di molte ditte messinesi, non solo Sanderson, specializzate nelle essenze agrumarie. Misitano & Stracuzzi c’è ancora. Per la Cis di Briguglio, e in altro settore per la Caronte & Tourist (ricostruzioni di pistoni, pompe idraulici e molto altro per le loro navi), abbiamo lavorato fino a pochi mesi fa. E anche alle aziende calabresi del settore agrumario, pure di recente, abbiamo fornito i nostri lavori”.

“Da messinesi l’orgoglio per esserci presi cura del campanile e dell’orologio astronomico del Duomo”

L’attività di “Fratelli Bossa e figli” è stata sterminata. E, racconta sempre Paolo Bossa, coniugando precisione e narrazione appassionata: “Dalla Vara e i Giganti al campanile del Duomo, noi ci siamo stati sempre per Messina. E mi piace ricordare proprio gli sforzi per il campanile dopo la caduta del pennone nell’ottobre 2016. In quell’occasione abbiamo ricostruito il meccanismo di rotazione delle bandiere e tutta la struttura interna del pennone portabandiere. Non solo la bandiera centrale ma anche le quattro piccole bandiere laterali sempre del campanile. Sono stati sette mesi di lavoro solo ed esclusivamente per questa ricostruzione in acciaio inossidabile. Bellissimo. E poi ci siamo occupati dell’orologio astronomico. Non ne avevamo la manutenzione ma la ditta incaricata si è rivolta a noi. Chiamava noi per la ricostruzione di tutte le parti meccaniche. Ingranaggi e leveraggi che sono stati ricostruiti totalmente per favorire la loro funzionalità. Abbiamo ricostruito l’ingranaggio più grande perché si era rotto. Una ricostruzione davvero importante”, conclude con l’orgoglio di un artigiano che ha dedicato la sua vita al lavoro e all’impresa familiare. Un pezzo di storia messinese da tramandare.

5 commenti

  1. D’altronde non fa più notizia in una città …………. dove non e’ rimasto più nulla tranne i supermercati una delle città più povere d’Europa in assoluto

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  2. massimovalenti@tiscali.it 10 Maggio 2026 11:43

    Che tristezza, sempre più città fantasma…

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  3. Forse non c’è stata la giusta pubblicità. Chi ha fatto certi studi, non era interessato a proseguire l’attività?

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  4. Ovviamente i supervisionari pensano ad altro. Non ad impegnarsi a mantenere le eccellenza, ma fare voli pindarici per chissà cosa. Dire a dare al Sig. BOSSA un luogo dove installare una officina e far lavorare i ragazzi e imparare loro veramente un lavoro. Al contrario di tutti quei corsi di cui mi vergogno solo parlarne che costano centinaia di migliaia di euro

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  5. Ecco, da un artigiano, e dal suo ricordo, si capisce che Messina è quasi vuota di ogni relata produttiva.
    Prova di stimoli, priva di vita.
    Impoverita, abbattuta e presa in giro.
    Ancora…
    Si racconta di fatica, di lavoro, e di interi comparti che creavano economia.
    Oggi cosa c’è? Le partecipate del Comune, come assumificio, i CdA come poltronificio?
    La Messina che lavora è quasi scomparsa, che lotta ancora, sta perdendo la voglia.

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