"Genitori si è per sempre": la battaglia dei padri separati per il ddl Pillon - Tempostretto

“Genitori si è per sempre”: la battaglia dei padri separati per il ddl Pillon

Rosaria Brancato

“Genitori si è per sempre”: la battaglia dei padri separati per il ddl Pillon

martedì 18 Dicembre 2018 - 05:42
Affido condiviso
“Genitori si è per sempre”: la battaglia dei padri separati per il ddl Pillon

Ci sono genitori che abbracciano i loro bimbi 5 ore a settimana, spesso “sotto tutela”.

Ci sono genitori che non possono raccontare le fiabe ai loro figli per farli addormentare, né guardare un film con loro fin quando il sonno non arriva.

Ci sono genitori che pagano per le scarpe, gli abiti, i libri, la scuola di danza dei loro figli ma non hanno mai avuto la gioia di entrare con loro nel negozio per sceglierli, non hanno mai incontrato il professore.

Questi genitori sono per la stragrande maggioranza (se non maggioranza assoluta) i padri separati e vivono questa condizione non perché siano cattivi padri, ma perché ci sono normative inapplicate o leggi che devono essere modificate e migliorate.

Se coniugi si smette di esserlo genitori si è per sempre. Ma per i Tribunali italiani, vuoi per inadeguatezza, vuoi per la fretta, vuoi per l’abitudine, quando due persone divorziano l’unica risposta è uno schema prestampato.

Il Tribunale di….affida il minore al genitore collocatario……. Il genitore non collocatario dovrà pagare l’assegno di……ogni tot…..e vedrà il minore n°….di giorni.

C’è un’equazione sbagliata in base alla quale chi non vive con il figlio “compensa” l’assenza con i soldi (che però, nonostante la legge preveda il mantenimento diretto è sempre un assegno che viene dato alla madre), come se fossero due variabili collegate quando invece non lo sono.

L’amore non si misura in euro.

A gennaio il ddl Pillon sarà all’esame del Parlamento ma la polemica, in molti casi strumentale, infuria da mesi. Non vi è dubbio che il sistema attuale è fortemente sbilanciato a favore delle madri e non rispetta il diritto alla bigenitorialità (diritto che prima fra tutti è un diritto del figlio perché è nato da un padre e da una madre).

A sostegno del ddl Pillon si stanno mobilitando decine di Associazioni in tutta Italia ed anche a Messina dove sono state portate avanti diverse iniziative ad esempio dall’Associazione Genitori per sempre. Ci sono anche numerosi gruppi su facebook come il Movimento per il mantenimento diretto che conta già 18 mila iscritti.

Tempostretto darà voce nelle prossime settimane alle singole storie di padri separati, che non sempre sono storie estreme o eclatanti ma che, proprio per questo diventano simboliche e rappresentative di una realtà nella quale troppo spesso i padri, per timore di perdere anche quella manciata di ore a settimana stanno zitti e accettano un affido che è condiviso solo nel prestampato ma nei fatti è esclusivo.

Nel frattempo però la società è cambiata. Basta andare all’uscita delle scuole per vedere come ad attendere la fine delle lezioni ci siano decine e decine di padri. Basta andare su Facebook per scoprire come i papà di oggi siano totalmente diversi dai loro nonni e padri.

Cerchiamo di conoscere meglio i punti chiave del ddl Pillon, quelli che lo stesso senatore indica come “pilastri” ai quali non rinunciare. Ne abbiamo parlato con Paolo Micali dell’associazione Genitori per sempre di Messina.

“E’ lo stesso sistema a non volere la riforma. E’ un problema culturale. Ad esempio la legge 54 del 2006 prevede un equilibrio che però è disatteso dai Tribunali che invece usano prestampati uguali per tutti. Finora si dà tutto per scontato quando riguarda le madri. Se un papà chiede di vedere in tempi paritari il figlio allora si utilizza il termine di “pacco”, ma se dorme con la mamma non si usa più quella parola”.

Micali ci spiega quali sono i pilastri del Pillon fondamentali per cambiare il sistema.

1-Tempi paritari

2-mantenimento diretto

3- obbligo mediazione familiare

4-Pas, ovvero alienazione genitoriale.

Il disegno di legge regola il rapporto tra i due genitori ed i loro figli al di là di tutto il resto. E’ una questione di buon senso. La riforma è migliore del sistema attuale perché moltissimi padri oggi accettano di firmare la consensuale perché hanno paura che la moglie, se non firmano, non gli faccia più vedere i figli. La consensuale diventa il male minore perché se si passa alla giudiziale passano molti anni ed i padri ne escono sempre con le ossa rotte”.

Il ricorso al giudizio rischia di compromettere per sempre il rapporto padre-figlio perché molto spesso attraverso forme di condizionamento il minore si allontana dal papà, non vuole più vederlo. Per non parlare dei costi elevatissimi del giudizio.

La riforma prevede la mediazione obbligatoria. Per me è stata un’esperienza bellissima, serve ad eliminare il conflitto tra gli ex coniugi. Il Pillon riduce la conflittualità. Inoltre non è vero che ha costi elevati, al massimo in 5 mesi si possono spendere 600 euro, a fronte di separazioni in sede giudiziale che costano di gran lunga di più. Ma non è un fatto economico. Per un papà l’unica cosa che conta è il tempo da passare con i figli. Ci sono studi che dimostrano come eventuali disagi dello stare con entrambi i genitori in modo paritario vengono compensati dalla frequentazione. Inoltre aggiungo che il mantenimento diretto è la più alta forma di accudimento. E’ una gioia per me andare a comprare le cose per i miei figli, sceglierle con loro. Così come ad esempio parlare con gli insegnanti, prenderli a scuola. E’ fondamentale il doppio domicilio”.

VEDIAMO DI CONOSCERE L’ART.11 DEL DDL PILLON

(Provvedimenti riguardo ai figli). – Indipendentemente dai rapporti intercorrenti tra i due genitori, il figlio minore, nel proprio esclusivo interesse morale e materiale, ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con il padre e con la madre, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambe le figure genitoriali, con paritetica assunzione di responsabilità e di impegni è con pari opportunità. Ha anche il diritto di trascorrere con ciascuno dei genitori tempi paritetici o equipollenti, salvi i casi di impossibilità materiale. Qualora uno dei genitori ne faccia richiesta e non sussistano oggettivi elementi ostativi, il giudice assicura con idoneo provvedimento il diritto del minore di trascorrere tempi paritetici in ragione della metà del proprio tempo, compresi i pernottamenti, con ciascuno dei genitori. Salvo diverso accordo tra le parti, deve in ogni caso essere garantita alla prole la permanenza di non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre, salvo comprovato e motivato pericolo di pregiudizio per la salute psico-fisica del figlio minore in caso di: ,

  1. violenza;
  2. abuso sessuale;
  3. trascuratezza;
  4. indisponibilità di un genitore;
  5. inadeguatezza evidente degli spazi predisposti per la vita del minore.

Il giudice o le parti, quando le circostanze rendano difficile attuare una divisione paritaria dei tempi su base mensile, possono prevedere adeguati meccanismi di recupero durante i periodi di vacanza, onde garantire una sostanziale equivalenza dei tempi di frequentazione del minore con ciascuno dei genitori nel corso dell'anno.J

Il giudice, salvo che ciò sia contrario al superiore interesse del minore, affida in via condivisa i figli minori a entrambi i genitori e prende atto, se non contrari all'interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Stabilisce il doppio domicilio del minore presso l'abitazione di ciascuno dei genitori ai fini delle comunicazioni scolastiche, amministrative e relative alla salute. Entrambi i genitori predispongono un piano genitoriale in ordine a:

  1. luoghi abitualmente frequentati dai figli;
  2. scuola e percorso educativo del minore;
  3. eventuali attività extrascolasfciche, sportive, culturali e formative;
  4. frequentazioni parentali e amicali del minore;
  5. vacanze normalmente godute dal minore.

Nel piano genitoriale deve essere indicata anche la misura e la modalità con cui ciascuno dei genitori provvede al mantenimento diretto dei figli, sia per le spese ordinarie che per quelle straordinarie, attribuendo a ciascuno specifici capitoli di spesa, in misura proporzionale al proprio reddito secondo quanto previsto nel piano genitoriale, considerando:

le attuali esigenze del figlio;

le risorse economiche di entrambi i genitori;

la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore

L’associazione Genitori per sempre di Messina lo scorso 16 settembre ha organizzato una raccolta di firme a sostegno del ddl Pillon. In quell’occasione il sindaco De Luca ha firmato ed ha invitato l’assessore Alessandra Calafiore ad incontrare i rappresentanti dell’associazione per istituire al Comune di Messina il registro della bigenitorialità. Ma come racconta Micali l’assessore Calafiore dopo un primo incontro avvenuto il 5 ottobre non ha più dato seguito a quanto emerso

Chiediamo un tavolo al quale incontrare tutti i dirigenti interessati per redigere il registro della bigenitorialità, già esistente in decine di altri comuni italiani, e persino nella nostra provincia, come ad esempio Capo D'Orlando"

Si può smettere di essere marito e moglie ma papà e mamma lo si è per sempre. Ci si può "azzannare" perchè non ci si ama più ma i figli non possono diventare armi contro l'altro ex coniuge. Genitori si è per sempre.

Rosaria Brancato

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