IA e medicina, delle macchine o con le macchine?

IA e medicina, delle macchine o con le macchine?

Alessandra Serio

IA e medicina, delle macchine o con le macchine?

domenica 19 Aprile 2026 - 09:32

Intelligenza artificiale nei percorsi di cura, come funziona, quali possibilità e perché i timori

Per la rubrica sull’intelligenza artificiale tracciamo una riflessione, approfondita a Messina in un convegno universitario, su Ia e medicina. Ovvero il campo di applicazione delle nuove tecnologie al quale si guarda con maggiori speranze, visti i primi incoraggianti risultati, ma anche con ancora molti timori.

IA e medicina, quali direttive

A spiegare perché, e quali sono le straordinarie possibilità che l’IA apre nei percorsi di cura, è stata la professoressa Margareth Vetis Zaganelli, ordinaria di diritto penale, bioetica e diritto comparato all’Università Federale di Espírito Santo in Brasile, visiting researcher nell’ambito di un progetto condiviso tra il Dicam e il Dimed di Unime, per iniziativa delle professoresse Maria Laura Giacobello e Gabriella Martino.

La medicina con le macchine e non delle macchine

Le tecnologie dell’intelligenza artificiale sono ormai sempre più diffuse in molteplici settori della ricerca e della pratica clinica, nei quali emergono questioni di notevole rilevanza sul piano della responsabilità. È certamente vero che l’impiego dell’IA può contribuire in modo significativo all’ottimizzazione dell’assistenza sanitaria. “A condizione però che si impari a evitare le prevedibili criticità connesse al rischio di una medicina delle macchine, anziché con le macchine”, afferma Giacobello.

Le potenzialità nella cura

Studiosa di riconosciuto prestigio internazionale, Zaganelli ha affrontato, davanti agli studenti dell’Università di Messina, il tema attualissimo dei rapporti tra medicina e macchine poiché ci troviamo di fronte all’avvento di una tecnologia che rappresenta l’ultima creazione dell’essere umano. E che, superata la fase iniziale di allarmismo che ha caratterizzato il dibattito pubblico negli ultimi anni, rappresenta oggi una straordinaria capacità di agire, ma non di pensare, potenzialmente di grande utilità per l’uomo.

Troppi dubbi sull’IA

“Le perplessità suscitate dall’IA sono dovute probabilmente al fatto che non si è ancora normalizzata nella vita quotidiana come già accaduto per molte tecnologie del passato. Indubbiamente, proprio come modalità dell’agire umano, necessita di essere disciplinata eticamente. Una volta chiariti i compiti e le decisioni che non possono essere delegati alle macchine, l’IA può essere integrata eticamente nel mondo del lavoro e socializzata, fino a diventare un partner dell’essere umano”, spiega la professoressa Giacobello.

La professoressa Martino ha introdotto i lavori, sottolineando l’importanza di mettere insieme su questi temi le aree universitarie di ricerca di psicologia e filosofia. Ne hanno discusso Marianna Gensabella, presidente della sezione Sicilia dell’Istituto italiano di Bioetica insieme a Stefano Agosta, presidente del centro studi di Bioetica di UniMe. L’interesse del tema è stato testimoniato dai tanti interventi e le domande poste dagli studenti e le studentesse che hanno partecipato al dibattito.

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