L’esperto Giaimi: «Sostituire pini adulti con olivi è un inganno ecologico»
La tensione lungo le corsie della A20 e della A18 si sposta dai cantieri ai tavoli istituzionali. Il Cas sta valutando la convocazione di un confronto, possibilmente in Prefettura, per incontrare le sigle ambientaliste e il comitato “Non sono indifferente” per ascoltarne le ragioni degli ambientalisti e, dove possibile, acquisire le loro osservazioni. Gli alberi abbattuti, secondo il Cas, sarebbero “alcune migliaia”
L’analisi dell’agronomo Alessandro Giaimi
Sulla questione interviene l’esperto Alessandro Giaimi, che analizza duramente l’operato del Consorzio. “In merito ai tagli indiscriminati di alberi da parte del Cas, ero stato buon profeta ad anticipare le motivazioni che avrebbero addotto a giustificazione del loro operato. E questo non perché sono un novello Nostradamus, ma semplicemente perché ricalcano pedissequamente le argomentazioni di quanti si trincerano dietro a ogni taglio proditorio: schianti avvenuti in passato, principio di precauzione, indefiniti problemi di sicurezza, fantomatiche perizie agronomiche che si concluderebbero, inevitabilmente, col giudizio di abbattimenti generalizzati, sostituzione degli alberi abbattuti con nuove piantagioni”.
Il precedente del 2023 e la gestione del panico
L’agronomo prosegue smontando le basi del provvedimento: “E infatti, in prima battuta la nota del Cas si fa forte di un singolo episodio avvenuto nel 2023 sull’A20, in cui il crollo di un pino provocò la tragica morte di una persona (il medico Francesco Maniaci, n.d.r.). Ma quanti pini insistono lungo tutte le assi autostradali? Migliaia, certamente. ‘Colpirne cento per punirne uno’, scrivevo in un post precedente, ed è quello che, puntualmente, il CAS sta mettendo in pratica, nell’illusione di operare per il bene comune, comportandosi, invece, alla stregua di chi si fa prendere dal panico e ha, come unico obiettivo, togliersi dei fastidi”.
Il nodo delle non conformità ministeriali
Entrando nel merito delle ispezioni ministeriali, Giaimi aggiunge: “Secondo ‘topos’ invocato, provvidi problemi di sicurezza: e, puntualmente, il CAS cita il Ministero delle Infrastrutture, che nel corso di numerose ispezioni, ha segnalato una ‘non conformità’ di centinaia di alberature di età superiore anche a 50 anni di notevole imponenza, incombenti sulla carreggiata. Quindi, si sono abbattute piante che avevano anche 50 anni di età, che per un albero corrisponde a poco più della nostra adolescenza, solo perché ‘di notevole imponenza’, senza alcun riferimento a eventuali difetti strutturali che potessero attestarne la pericolosità, se non il fatto di essere ‘incombenti sulla carreggiata’”.
Il principio di precauzione e le perizie
Il tecnico contesta apertamente anche la gestione del rischio: “E qui si passa al terzo ‘topos’, il principio di precauzione: per il solo fatto che un albero si trovi entro il raggio di caduta sulla carreggiata viene giudicato ‘potenzialmente pericoloso’ e quindi, per il principio di precauzione, si crede di avere tutto il diritto di eliminarlo. Con ciò, quindi, rinnegando ogni possibile presenza di alberi all’interno dei centri abitati, dove il rischio è esponenzialmente più elevato, stante l’intenso flusso di pedoni e autoveicoli. E, ancora, quarto elemento ricorrente: la presenza di una perizia agronomica in virtù della quale ci si crede autorizzati all’uso delle motoseghe. Perizia che, a ogni modo, il CAS continua a tenersi ben stretta. Personalmente, non posso che invidiare la celerità con la quale, nel mese trascorso dalla data di conferimento dell’incarico alla consegna dell’elaborato, il tecnico sia riuscito a visionare migliaia di alberi, distribuiti su centinaia di chilometri di autostrade, redigendo migliaia di schede di stabilità VTA, inserendo foto, difetti strutturali, analisi strumentali, diagnosi finali”.
Servizi ecosistemici e nuove piantumazioni
Infine, Giaimi boccia il piano di ripiantumazione: “Puntuale, in ultimo, è la promessa, a mo’ di contentino, di piantare nuovi alberi al posto di quelli abbattuti, per la precisione 1.500 olivi. È ormai notorio, e l’ho rimarcato anche a proposito di quanto avvenuto per i platani di viale Giostra e in altre occasioni, che i ‘servizi ecosistemici’ forniti da un albero adulto di grandi dimensioni (in termini di produzione di ossigeno, abbattimento delle polveri sottili, difesa dal dissesto idrogeologico, e tanto, tanto altro) equivalgono ai corrispondenti servizi forniti da 2.000-3.000 esili piantine. Di conseguenza, vantarsi di mettere a dimora 1.500 alberelli non è gran cosa perché, tutti insieme, non fanno un solo albero adulto abbattuto. Senza contare che gli alberi di olivo sono, notoriamente, tra le piante a più lento accrescimento, per cui ci vorranno decine di anni per poterne apprezzare gli effetti positivi”.

Non metto in dubbio le competenze dell’esperto, ma dobbiamo essere obbiettivi la maggior parte degli alberi che sono stati tagliati erano incombenti e molto vicini alla strada. Ancora oggi se guardate l’uscita di boccetta direzione messina-palermo vi sono due di questi enormi alberi coricati a terra che con il maltempo di gennaio sono venuti giù. E sono caduti all’esterno della strada. Dunque giusto tutto , ma prima la sicurezza. In Calabria nell’autostrada reggio-napoli hanno creato delle piantumazioni di alberi ma distanti dalla sede stradale.