Confermato il risarcimenti per gli eredi della famiglia travolta dalla piena del torrente Annunziata nel 1998
Messina – E’ una vittoria amara, perché arriva 27 anni dopo la tragedia e perché non restituisce agli affetti le persone scomparse. Ma è una vittoria della giustizia, per la famiglia Carità, quella sancita dalla sentenza della Corte d’Appello di Messina, che ha confermato la condanna al risarcimento i funzionari degli enti locali chiamati in causa per le morti del 27 settembre 1998, quando la pioggia gonfiò il torrente Annunziata, travolgendo ed uccidendo Antonio, Maria e Angela Carità (vedi qui l’intervista al familiare) e il cingalese Simone Fernando. Un tributo di vite al dissesto del territorio che Messina tornerà a pagare tempo dopo, con l’alluvione del 2009. I giudici hanno detto no ai ricorsi degli imputati e sancito il diritto al risarcimento per gli eredi, accogliendo la tesi dell’avvocata Aurora Notarianni.
Le condanne
La legale assiste i Carità sin dal processo di primo grado caratterizzato da lunghi rinvii e chiuso nel 2022 con la condanna dell’allora ingegnere capo del Genio Civile di Messina Rosario Navarra Tramontana e Rosario Guarniere, capo dipartimento strade del Comune, a risarcire gli eredi per i danni morali sia per i danni patrimoniali subiti. I due dovranno risarcire Giovanna Carità con oltre 715 mila euro per i danni non patrimoniali e altri 833 mila euro a Giovanni Carità, più le spese. La condanna riguarda anche i rispettivi enti locali.
I risarcimenti
In parziale accoglimento degli appelli di Navarra e assessorato regionale il giudice d’appello ha riformato la sentenza di primo grado, dichiarando la pari responsabilità di Guarniere col Comune di Messina e ha condannato il Comune a rifondere all’assessorato la metà delle somme.
Perché le condanne
Facendo leva sulle sentenze del processo penale, diventate definitive, il giudice civile di primo grado aveva confermato “la posizione di garanzia e di controllo dallo stesso non esercitata ed in subordine la conseguenziale violazione dell’obbligo giuridico di impedire l’evento”, a proposito della responsabilità dei due funzionari, che non avrebbero controllato che le opere di mitigazione del rischio fossero state eseguite a dovere.

Quel disgraziato giorno io c’ero, mi ricordo come se fosse ieri la tua preoccupazione perchè non riuscivi a contattare i tuoi cari.
Caro Giovanni ti mando un abbraccio sperando che tu e i tuoi cari finalmente possiate trovare pace.
Giustizia rapida degna di un paese “civile”.